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    October 20

    La lotta per i diritti


    Parla Pedro Zerolo, elemento di spicco del movimento LGBT spagnolo e consigliere di Zapatero sui diritti civili.


    "Abbiamo fatto un gran lavoro nella società, abbiamo fatto di tutto per convincere le persone della necessità di assicurare pienezza di diritti ai gay, come alle donne, ai transessuali o agli immigrati. Abbiamo sempre lottato non solo per i nostri diritti ma per i diritti di tutti, siamo intervenuti contro la guerra, ci siamo schierati dalla parte degli immigrati, e questo ha allargato la nostra base di consenso a settori della società molto più ampi dell'ambiente gay". E' questo il racconto che Pedro Zerolo, ispiratore della legge sul matrimonio gay in Spagna e leader della comunità omosessuale scelto dal presidente Zapatero come principale consigliere sui diritti civili, ha fatto in un'itervista all'Unità di come si è sviluppata la battaglia per i diritti delle persone lgbt in Spagna.

    "Per avere una legge sul matrimonio in Spagna c'è voluto l'intervento di una persona influente e molto coraggiosa come Zapatero. Sì, c'è voluto coraggio, da parte sua e da parte nostra -continua Zerolo -. Le resistenze sono state molte soprattutto da parte degli uomini di tutti gli schieramenti. Ma la legge sul matrimonio non è una legge nata da un'azione isolata: si tratta di un provvedimento che fa parte di una politica di insieme molto precisa, volta ad assicurare piena parità tra uomini e donne nel Paese e tra eterosessuali, omosessuali, transessuali e bisessuali". "La destra si è sempre opposta fieramente ad ogni iniziativa di legge sul matrimonio gay - continua il consigliere di Zapatero - Quanto alla Chiesa cattolica, qui in Spagna la Chiesa ha organizzato grandi manifestazioni per impedire l'approvazione della legge sul matrimonio, ma la legge è stata poi puntualmente approvata e applicata".

    "Anche al nostro interno, poi, siamo sempre stati molto compatti - spiega Zerolo -. So che in Italia le lesbiche e i gay hanno associazioni separate e credo che questo sia un errore gravissimo. Così come credo che sia un errore non puntare sempre e comunque al massimo dei diritti, alla piena uguaglianza: avere un atteggiamento 'pragmatico' è completamente sbagliato, perché nel lavoro politico si avrà sempre a che fare con parti resistenti al cambiamento che approfitteranno della mancanza di determinazione di chi rivendica i propri diritti per provare a non concederne nessuno".


    Fonte: www.gay.it


    Mia opinione: tutto giusto, ma non tutto applicabile in Italia, per una serie di motivi; ad esempio il fatto che in Italia non c'è un referente politico valido per i diritti degli omosessuali, e c'è la palla al piede vaticana che rallenta tutto.

    Ma il problema più importante è che in Italia non sono solo le associazioni gay ad essere separate. Sono già le singole persone omosessuali ad esserlo! Sono le persone omosessuali a farti i predicozzi moralisti più noiosi sul Gay Pride, sono le persone omosessuali che non si offendono a sentir i soliti coglioni parlarti di come "si guarisce", sono le persone omosessuali che non sanno nemmeno decidere, tutti insieme, che per una sera in un anno si può spegnere quella cazzo di TV. Espandere la base di consenso fuori dall'ambiente gay è impossibile, perché non c'è al suo interno.

    Ha ragione dunque Zerolo: essere UNITI è fondamentale; qui bisogna raggiungere quella coesione sostanziale che manca, e senza la quale non otterremo mai niente. Se facessimo davvero lobby, se ogni omosessuale ritenesse importante votare per chi gli garantisce un diritto, boicottare programmi TV in cui si propaganda l'omofobia e in generale, fare azione concertata per difendere interessi comuni, allora presto ci vedremmo servito ciò che ci spetta su un piatto di argento, e con le scuse ufficiali dei governi. Perché il consenso per un partito può calare, il consenso per la Chiesa può calare... ma il numero di omosessuali non cala mai! Bisogna solo dargli il valore che merita con la coesione e l'unità di intenti.

    Ovviamente se non si è disposti a questo, se si vuole tollerare in silenzio e con pazienza, aspettando che l'illuminazione divina fulmini i nostri politicati sulla via di Damasco portandoli a concederci magnanimamente i nostri diritti, ci si deve accontentare di emigrare, oppure di restare, aspettare, subire. A noi la scelta.


    Ossequi

    October 14

    Omofobia, testo bocciato alla Camera


    ROMA
     - Si ferma alla Camera il cammino della proposta di legge sull'omofobia. L'assemblea di Montecitorio ha approvato, con i voti di Pdl e Lega, la questione pregiudiziale avanzata dall'Udc. Il testo, presentato da Paola Concia del Pd, è stato così affossato con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astensioni. Democratici e Idv hanno votato contro. 

    LA RETROMARCIA - In sostanza, non si procederà più all'esame del provvedimento che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato». La maggioranza, insieme all'Udc, aveva chiesto un rinvio in Commissione. Tuttavia, una volta in Aula, il Pdl ha cambiato idea e ha votato per il proseguimento dell'esame e l’immediata votazione della pregiudiziale di costituzionalità. «C’era un accordo - spiega Beatrice Lorenzin del Pdl - per rinviare il testo in Commissione, rimediare ai profili di incostituzionalità e poi riportare rapidamente il ddl all'esame dell'aula entro novembre. Poi, poco prima della votazione, un esponente del Pd si è avvicinato ai banchi della presidenza e ha spiegato che o si esplicitava il ritorno in Aula a novembre o loro avrebbero votato contro. A quel punto, violato il patto, anche noi abbiamo votato contro».

    CASO BINETTI - L'esito in aula provoca un aspro scontro tra maggioranza e opposizione. E suscita malumori all'interno del Pd. La deputata Paola Binetti ha infatti votato con il centrodestra la pregiudiziale di costituzionalità. Durissimo il commento di Dario Franceschini: «È un problema, un signor problema». «È una cosa molto grave - ha ribadito in serata Franceschini, ospite della trasmissione di La7 Exit - perché su questi temi non ci può essere libertà di coscienza dentro un partito». Votare a favore di «un'aggravante legata a chi commette un reato contro la persona per motivi di discriminazione sessuale è una prova di fedeltà ai valori del partito democratico». Ora, ha aggiunto, «ci saranno organi di garanzia del partito che decideranno» su Binetti».

    LA DIFESA - La Binetti risponde alle critiche: «Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità potevano essere individuate come un reato... le mie e quelle di tante altre persone. Il testo era ambiguo, io ho votato per rinviarlo in Commissione e migliorarlo ma la richiesta di rinvio è stata bocciata. C’era un'ambiguità che giustificava le mie riserve». Secondo Pierluigi Bersani, il fatto che la Binetti si sia allineata alla maggioranza dimostra che nel Pd «qualche problema c'è», ma ad affossare la legge è stata «la maggioranza». «Non vorrei che passasse in seconda linea il fatto di fondo», aggiunge il candidato alla segreteria del Pd, ovvero «che altri hanno fermato la legge. La maggioranza ha votato contro». Durissimo il commento della relatrice del testo, Paola Concia del Pd: «Mi vergogno di far parte di questo Parlamento. Il Pdl ha detto bugie, mentre il mio gruppo senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione». «Questo testo ormai è morto, ma il Pd ne presenterà uno nuovo e chiederà che si lavori subito in Commissione su di esso, per discuterlo in aula a novembre» annuncia Marina Sereni, vice capo gruppo del Pd alla Camera. La Sereni spiega perché il Pd non ha appoggiato la richiesta di rinviare la legge in Commissione, che forse avrebbe preservato il testo dal successivo scivolone sulle pregiudiziali. «Noi eravamo disponibili a un rinvio, purché accompagnato dall'impegno a calendarizzarlo di nuovo a novembre. Senza questo impegno si sarebbe trattato di un rinvio 'sine die'. Non avevamo chiesto la luna».

    PDL - Nel Pdl, 9 deputati - soprattutto "finiani" - hanno votato contro la pregiudiziale di incostituzionalità: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Giuseppe Calderisi, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni, Flavia Perina, Mario Pepe, Roberto Tortoli e Adolfo Urso. Nel Pdl si sono registrate anche dieci astensioni tra cui quelle dei ministri Elio Vito e Gianfranco Rotondi e della presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno. «Il Pd non ha mantenuto i patti - afferma Beatrice Lorenzin -. Avevamo raggiunto un accordo per cui, per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma, si rinviava all'esame della commissione. Arrivando in tempi brevissimi a riportare il testo in aula. Violato il patto, anche noi abbiamo votato contro». 

    CARFAGNA - Sulla vicenda interviene anche il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna: «Mi farò garante, come ministro competente, di riparare all'errore commesso dal Partito democratico, proponendo al Consiglio dei ministri un disegno di legge che preveda aggravanti per tutti i fattori discriminanti previsti dal Trattato di Lisbona, compresi quelli dell'età, della disabilità, dell'omosessualità e della transessualità». «Il Pd - aggiunge la Carfagna - ha sbagliato a non sostenere il rinvio della legge in Commissione, che ci avrebbe consentito di risolvere alcuni piccoli problemi di costituzionalità emersi in Commissione Affari Costituzionali e, quindi, di far tornare il testo in Aula entro novembre per la sua definitiva approvazione. Con questo comportamento il Pd ha finito per affossare una la legge di civiltà alla quale abbiamo lavorato insieme per oltre un anno, deludendo non soltanto me, ma anche tutti quegli italiani che la aspettavano da tempo».

    UDC - Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, spiega le ragioni che hanno spinto il suo partito a sollevare la questione pregiudiziale: «Il Parlamento per seguire furori ideologici non può legiferare male, leggi confuse che non eliminano le discriminazioni ma anzi le accentuano. Penso a categorie come quella degli anziani o quella dei non autosufficienti. Sarebbero esse sì discriminate se avessimo approvato una legge di questo tipo».

    IDV - L'Italia dei Valori si era detta fin da subito contraria al richiamo in commissione: «C'è stato un anno di aggiustamenti su questo testo che è stato, tra l'altro, redatto a più voci, compresa quella della maggioranza. Questa richiesta ci sembra dilatoria: le lobby omofobe sono in lavoro permanente» aveva detto il vice presidente della commissione Giustizia, Federico Palomba.

    GRILLINI - Un duro commento arriva anche da Franco Grillini, presidente di Gaynet: la legge sull'omofobia è stata respinta «grazie all'Udc, braccio armato del Vaticano, con una pregiudiziale di incostituzionalità infarcita di argomentazioni degne della peggiore estrema destra europea». «Già in mattinata - afferma l'ex deputato - il Vaticano si era premunito, attraverso il quotidiano dei vescoviL'Avvenire, di chiedere la bocciatura del provvedimento con le stesse argomentazioni usate da mons. Martino all'Onu per chiedere anche lì la bocciatura della mozione europea sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità. Il Vaticano ordina e il Parlamento ubbidisce; non a caso è ancor una volta l'Udc a eseguire gli ordini per impedire che qualsivoglia norma a difesa del mondo lgbt possa vedere al luce in Italia». «La bocciatura della legge Concia contro l'omofobia - aggiunge Grillini - è di fatto un incentivo agli omofobi a continuare nell'orrenda serie di atti di violenza e aggressione verso la comunità lgbt. Nei fatti, nell'Italia di oggi gli omosessuali sono come gli ebrei nella Germania di Hitler». «Da ultimo consigliamo al Pd di espellere finalmente la signora Binetti, visto che non vota mai in conformità alle decisioni di quel partito» conclude



    Sorpresa? Ma anche no. In effetti ero stato il primo a predire che tutta la faccenda della lotta alla violenza omofoba si sarebbe conclusa con un nulla di fatto e con tante belle parole. 

    "Eh, sì, la violenza! La violenza è cattiva, va combattuta!"

    Certo, la combattiamo raccontando che i gay sono deviati, malati di mente, inferiori ed immorali, e poi precisando: "però non li dovete picchiare troppo forte". 

    Non hanno capito nulla, ma è evidente che fanno finta di non capire. 

    Non si può combattere la violenza se non combatti l'idea violenta, se lo stato non prende posizione contro le idee che hanno generato la violenza... le idee come quelle della Binetti. Personaggi come lei sono niente di meno che complici del celebre "Svastichella" e dei suoi simili, e sono colpevoli quanto lui, anzi DI PIU'. Fin quando questo concetto non sarà ampiamente compreso e culturalmente assimilato nella nostra società, la violenza resterà. Anzi ce ne sarà sempre di più, visto che è legittimata dallo stato; "legittima" l'idea, "legittima" l'azione. 


    Lo ammetto, ho un moto di divertimento in questo momento. Penso che c'è chi se la prende col Gay Pride perché si permette di sparare a salve delle frecciatine irriverenti verso alti prelati ingioiellati e poveri ministri della repubblica indifesi... e nel frattempo, nel'indifferenza generale (quando non con l'approvazione), quegli stessi manifestanti "irriverenti" si beccano tutti i giorni nel petto mitragliate alzo zero con proiettili all'uranio impoverito.  

    Un amaro sorriso pirandelliano è la mia reazione più spontanea a questo pensiero.


    Ossequi.

    September 19

    Il coccodrillo


    Leggete e ridete (o piangete, a seconda di come lo guardate):

    "QUI NESSUNO E' CONTRO I GAY, QUESTO GRUPPO NON HA LO SCOPO DI DISCRIMINARE NESSUNO. sono persone come noi, e siamo anche d'accordo col dire che dovrebbero ricevere determinati diritti (come fare visita al proprio compagno in ospedale o avere diritto ad un minimo di eredità) ma non possono adottare figli, non possono volere il matrimonio per l'assurda pretesa di essere "accettati". La nostra società è aperta, anche troppo delle volte. Loro invece chiudono la bocca alla democrazia, dicendo che la canzone di Povia, Luca era gay, una canzone bellissima,è solo una canzone "omofoba". i nostri figli non cresceranno in un ambiente così meschino, in una cultura dell'odio così radicata. I Tabù non sono fatti per la Democrazia, si può parlare di tutto e discutere, senza scatenare le ire di chi, vivendo male la propria diversità, vorrebbe imporsi al mondo. Dobbiamo assicurare un futuro migliore per la nostra società e ciò può essere realizzato solo attraverso delle ferree tutele sulla famiglia biologica e naturale. 

    NON possiamo accettare di vedere gay pride (vi ho lasciato delle foto) nelle nostre città ne di vedere della satira spicciola su qualche organo religioso che va contro il loro potere. Le lobby gay sono riuscite a farsi riconoscere "naturali":la stessa organizzazione della sanità ha dichiarato l'mosessualità una "non-patologia" per semplice mancanza di prove. Non si può curare o stabilirne correttamente la causa, quindi non si può affermare che sia una condizione deviante: motivazione spicciola ed inutile contro la quale si scagliò la comunità degli psicologi nel mondo. 

    La decenza e i nostri figli, LASCIATELI STARE."


    Questo passaggio viene da un gruppo su facebook dal nome che è tutto un programma:
    "Contro il matrimonio e l'adozione omosessuale. Per la Famiglia Naturale!"
    Di questo gruppo possiamo notare la delicatezza e l'intento non-discriminatorio ("lasciate stare le decenza", perché essere gay e andare al Pride è di per sé indecenza) o la precisione scientifica ("la comunità degli psicologi del mondo"; altro che APA, questa sì che è un'associazione importante e riconosciuta). Ma lasciamo stare, non perdiamo troppo tempo a discutere dei contenuti ("semplice" mancanza di prove?! "Luca era gay" una canzone "bellissima"?! Sono riusciti a strapparmi un sorriso XD). 
    Un commento solo vorrei farlo... come diceva il saggio Montanelli: "non mi irrita che il coccodrillo mi divori la gamba, quanto che poi ci pianga sopra".

    Suggerisco di segnalare il gruppo in questione per incitamento all'odio (oltre che disinformazione e diffamazione di un gruppo sociale). E' mia ferma intenzione "chiudere la bocca alla democrazia", ingenuamente convinto che prima della democrazia venga il rispetto fra gli esseri umani. Lo trovate qui:


    In fondo a sinistra, cliccate su segnala gruppo, indicate il motivo (incitamento all'odio) ed è fatta. Credo sia una cosa che un po' tutti possono condividere, visto che è evidente che questo gruppo va ben oltre il già non nobile scopo che si era prefisso.

    August 23

    Gay aggrediti a Roma, accoltellatore solo denunciato: scontro sindaco-Procura



    ROMA (23 agosto) - E' polemica dopo il mancato arresto dell'uomo che ha aggredito a coltellate due omosessuali all'Eur, davanti al Gay Village la notte di venerdì. Alle dure critiche del sindaco di Roma, Gianni alle 
    dure critiche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha risposto oggi il procuratore della repubblica di Roma, Giovanni Ferarra. Intanto il giovane accoltellato, un marchigiano che lavora nella capitale, è ricoverato in gravi condizioni al Sant'Eugenio, e oggi ha chiamato i genitori per informarli di quanto accaduto.

    «È quantomeno improprio parlare di cavillo procedurale: la Procura si è mossa, anche in questo caso, secondo le regole dettate dal Codice che tutela le garanzie di tutti i cittadini. La vicenda dei giovani gay aggrediti è grave e la Procura, secondo le regole dettate dal Codice, prenderà gli opportuni provvedimenti», ha detto all'agenzia Ansa Ferrara dopo che Alemanno aveva definito «inaccettabile» che un accoltellatore venisse soltanto denunciato a piede libero «per un mero cavillo procedurale».

    «Quello che è stato definito cavillo procedurale - spiega il procuratore della Repubblica - in realtà è la mancata flagranza di reato. La legge stabilisce in questo caso la denuncia. Naturalmente la vicenda è molto grave e prenderemo tutti gli opportuni provvedimenti del caso».

    Nelle prossime ore la Procura potrebbe emettere un decreto di fermo nei confronti dell'aggressore dei due ragazzi, provvedimento che sarà valutato dal gip. Secondo il Codice l'arresto è consentito in flagranza di reato o in un momento immediatamente successivo a quello di una notizia di reato. L'accoltellatore era stato individuato e rintracciato diverse ore dopo il fatto.

    Il difensore di uno dei due giovani gay aggrediti, l'avvocato Daniele Stoppello, solleciterà al pm della procura capitolina la richiesta di una misura cautelare in carcere nei confronti dell'accoltellatore.

    «Vorrei andare via dall'Italia. Quello che è successo è assurdo, quando mi sono trovato il coltello conficcato ho pensato di morire». Lo ha detto il ragazzo omosessuale accoltellato. Accanto a lui, l'altro compagno aggredito, che lavora in Spagna che avrebbe deciso di voler restituire «simbolicamente il passaporto italiano». 

    «Adesso che quell'aggressore è ancora fuori, temo per la mia vita. Lui conosce il mio volto, mi ha visto da vicino subito dopo aver accoltellato la vittima». Lo ha detto il testimone che ha assistito l'altro ieri notte all'aggressione dei due omosessuali. «Il fatto che questa persona sia ancora libera mi mette paura - ha aggiunto il testimone - non credo che abbia dimenticato il mio volto. È assurdo che questo individuo sia ancora libero». 

    Il testimone. «Andate via, non voglio avere nulla a che fare con voi. Spostatevi da qui, io ho la mia attività. Mi intralciate». È ciò che avrebbe detto un venditore ambulante di panini, nella zona dell'aggressione all'Eur, alla vista del ragazzo gay accoltellato e del suo compagno. Il commerciante era in un chiosco davanti al Gay village l'altro ieri notte al momento dell'aggressione. Lo ha riferito un testimone che ha prestato i primi soccorsi ai due giovani aggrediti, di cui uno accoltellato. 

    «I ragazzi che erano nelle due auto, da una delle quali è sceso l'aggressore, ridacchiavano divertiti osservando la scena - ha proseguito il testimone - tutto è avvenuto di fronte all'indifferenza delle persone che erano sul posto, compresi i ragazzi omosessuali che uscivano dal Gay village. Solo dopo le mie insistenti richieste di aiuto qualcuno si è avvicinato». «Poi - ha concluso il testimone - c'è stata la collaborazione con la polizia, che ha individuato l'aggressore, ma con il mancato arresto è stato vanificato il lavoro di 20 uomini delle forze dell'ordine che si sono dimostrate disponibilissime».

    Concia (Pd): mobilitazione per approvare legge contro omofobia. «Sono indignata, avvilita e anche impaurita da questo clima di intolleranza e di violenza impunita contro omosessuali e transessuali». Lo dichiara la deputata Pd Anna Paola Concia che giudica «gravissima» l'aggressione a Roma contro i 2 ragazzi gay «la cui unica colpa è stata quella di essere apertamente se stessi. È necessaria una mobilitazione di tutto il partito affinché, a settembre, l'approvazione della legge contro l'omofobia diventi una priorità».

    Una «estesa e diffusa mobilitazione contro la violenza omofobica che da qualche anno si è abbattuta nel nostro Paese: la ritiene necessaria il presidente nazionale dell'Arcigay, Aurelio Mancuso che chiede al Governo cosa intenda concretamente fare per fermare le aggressioni, le violenze, gli insulti di cui ogni giorno siamo vittime.


    COMMENTO


    Non per andare a tutti i costi contro Alemanno (per una volta che la dice quasi giusta), ma non fu lui, sulla scia di quella santa donna di Mara Carfagna, a togliere il patrocinio al Roma Pride perché era una manifestazione "di tendenza" e perché la vita dei gay è già "tranquilla"? Azione-reazione: se ti adoperi per diffondere la cultura razzista, si diffonderà anche la violenza razzista. 
    E adesso forza e coraggio; gara di indignazione e niente fatti, come al solito! .
    August 12

    Fumetti porno, Genova spiega il sesso ai bambini


    E sarebbe anche ora che qualcuno glielo spiegasse! 
    Il Giornale non è nuovo a certe uscite; probabilmente quanto a potenziale di disinformazione è superato solo dal Foglio e dall'Avvenire. Questa, di cui sono venuto a conoscenza giusto ieri, è l'ultima sua trovata: 


    Ma tu guarda cosa si sono inventati questi diabolici signori del male dell’Arcigay (probabilmente alleati di massoni, ebrei, musulmani, protestanti, rettiliani, cultisti di Cthulhu e tutti gli altri nemici di Santa Romana Chiesa)! Vogliono pervertire quei santerelli dei nostri bambini, indottrinarli all’omosessualità, e (e qui si sfiora la genialità), vogliono farlo con la pornografia eterosessuale! Dirò la verità, un piano troppo stupido per essere stato ordito da gay, che come dimostrano certi commenti alla notizia sono di norma più intelligenti degli etero. Insospettito da questa anomalia, sono tornato su beyourself, un sito interessante e divertente che già mi aveva fatto compagnia nei primi mesi dopo il Coming Out. Voglio dire, se ci fosse stata pornografia etero su beyourself me ne sarei accorto, non foss’altro che per l’insolita anomalia su un sito gay. Caspita, ho continuato a spulciare per il sito, e non riuscivo a trovare altro che quelle sciocchezze inutili su affettività, amore, cultura e altre sciocchezze che come è noto agli eterosessuali non interessano; un mio eterissimo amichetto, che a undici anni iniziò me, due anni più grande, alla cultura del porno, avrebbe chiuso la pagina annoiato dopo le prime righe. Poi finalmente, nella sezione dedicata alla sessuologia, trovo le prime immagini “sconce”: disegni esplicativi su come si indossa un preservativo. Ero più eccitato dal libro di biologia delle medie. Ma ecco, ci sono quasi, poco più in là trovo il fumetto incriminato (che fatica), la “pornografia” etero usata per “indottrinare” e far diventare gay i nostri santi bambini. Effettivamente non c’è dubbio che con dei disegni così orribili a uno passi la voglia di fare sesso etero per un po’. Potremmo divertirci a prenderne in giro la qualità per ore (come l’autore dell’articolo, che di pornografia e fumettistica erotica sembra intendersene), se non sapessimo che un disegno di qualità migliore avrebbe fatto comunque gridare allo scandalo perché troppo realistico. Se l’obiettivo era eccitare, il fumetto è un flop totale; se invece ci venisse un attimo il sospetto che non fosse quello lo scopo, sarebbe tutto più chiaro. Magari lo scopo sarebbe presentare uno dei tanti aspetti della sessualità, quello innocente del gioco. Ciò spiegherebbe anche perché, in tutta questa “pornografia”, di sesso praticamente non se ne vede, ma solo gente nuda che gioca e scherza sul proprio corpo, una tetta con la faccina che parla, e un buffo animaletto che ama dire cose sconce ma alla fine non fa che masturbarsi di nascosto, come un bambino, toccandosi un pene che può vedere solo lui. Undicenni sani ed eterosessuali, tornate al porno tradizionale, perché a parte l’uso eccessivo di parolacce, beyourself è noiosa, anche se sicuramente risveglierà l’interesse dei soliti repressi sessuali che non vedono l’ora di dare addosso all’untore che si è permesso di parlare di sesso. Ricordate quel bel sito che avete scoperto a otto anni, quando i genitori invece di insegnarvi cos’è l’omosessualità vi lasciavano per ore davanti ad internet senza sorveglianza? Come si chiamava… ah, sì, youporn. Ecco, tornate lì che è più divertente e si vede più vagina.

     

    Ossequi e Deo Gratias.


    PS: Il sito incriminato --> http://www.beyourself.it/

    Divertitevi a trovare da soli il fumetto perverso.

    July 30

    Adozioni gay: perché no?

     

    La gente ormai, in generale, è disposta ad accettare la regolamentazione per legge delle coppie gay. Bene, era ora, è sempre troppo tardi; direi che questo è il minimo standard per un paese civile, e ci stiamo arrivando a stento adesso. Se certe associazioni si facessero i cazzi propri, avremmo già con ogni probabilità una buona legge per la regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali. Fin qui non ci dovrebbe essere nessun problema. Eppure per ottenere quel poco che finora si è ottenuto in questo senso, quanto si è dovuto faticare… e quanto si è dovuto puntare sul naturale menefreghismo di molta gente. Insomma, due sono gay, si amano, vogliono stare insieme … lasciamoglielo fare.

    Quel “lasciamoglielo fare” dovrebbe essere assolutamente banale, un punto di partenza, non di arrivo. All’arrivo c’è l’accettazione piena, la comprensione e l’amore. Ma così non è stato, anzi, si è dovuto lottare duramente anche per quel “lasciamoglielo fare”, e tutt’ora questa lotta non si è tradotta in un riconoscimento autentico dei diritti. Perché questo?

    Il motivo è che solitamente l’appoggio che viene dato alla regolamentazione delle coppie gay non deriva da vera accettazione ed amore, ma da tolleranza. È un differenza base: chi tollera, tollera. Sopporta, spesso con fastidio, e fa forza su sé stesso per resistere al fastidio (sai che fastidio, vedere due ragazzi che si tengono per mano per strada; ti sconvolge proprio la vita). Chi “tollera” non deve fare lo sforzo di superare i propri pregiudizi e capire l’altro, non deve fare lo sforzo di amare. Chi ama condivide e comprende, anche se deve lottare contro le proprie paure per riuscirci. La tolleranza è il punto di partenza, l’amore è il punto di arrivo; tollerare è uno sforzo del cazzo, è quando si tratta di amare e di abbracciare sinceramente che molti tendono a tirarsi indietro spaventati.

    Questo lo si vede in particolare quando si va a vedere le reazioni della gente alla proposta di concedere l’adozione a coppie gay. Molti cosiddetti “moderati” (leggi “moderatamente omofobi”), tolleranti, amabili e per altri aspetti anche marcatamente “omofili”, appena sentono parlare di adozione ai gay si irrigidiscono e iniziano a fare distinguo. Come si spiega questo comportamento? Non si era detto che i gay sono come gli etero e possono anche sposarsi? E perché i figli invece non possono averli?

    A dire il vero i figli già li hanno, ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare, bisogna subito mettere in evidenza come questo comportamento non abbia giustificazione razionale. Le più importanti associazioni di psicologi del mondo, una su tutte l’APA, hanno promulgato dichiarazioni in favore dell’omogenitorialità, e nei paesi dove ciò è concesso non si contano gli studi, con esito positivo, sul benessere psicologico dei bambini e giovani cresciuti in queste condizioni. È fatto frequente che figli avuti da precedenti relazioni eterosessuali di uno dei due partner, o ottenuti tramite fecondazione in vitro (all’estero, of course, da noi un’ottima legge lo impedisce) in seguito crescano perfettamente all’interno di una famiglia arcobaleno, ovvero vengano nei fatti allevati da due genitori dello stesso sesso. Inoltre, i bambini candidati per l’adozione hanno di fronte l’unica alternativa dell’orfanotrofio; insomma, invece di due padri o due madri, nessuna. Non è un ragionamento da Einstein: se anche davvero due genitori dello stesso sesso non fossero bravi come un maschio e una femmina (e tutti sappiamo che il requisito base per fare il genitore è avere i testicoli o le tette), sarebbero comunque meglio di nessun genitore.

    Messi di fronte a questi dati, coloro che sono contrari all’omogenitorialità non hanno risposte. Nel peggiore dei casi alcuni di loro inventano di sana pianta degli studi “alternativi” che diano ragione a loro (pratica comune presso il MOIGE, il comitato Scienza e Vita e altre piacevoli compagnie); ovviamente sono studi sempre privi di fonte e non verificabili … grazie al cazzo, sono inventati. La tendenza più frequente invece è di arroccarsi su posizioni di altro tipo (e più in buona fede), che di solito sono le seguenti:

    1)      Non sappiamo cosa aspettarci da una cosa di questo tipo, mai vista prima nella storia.

    2)      I figli di una coppia gay saranno gay anch’essi.

    3)      Non c’è bisogno di discussioni e studi scientifici, è evidente che abbiamo ragione noi.

    Il primo tipo di argomentazione mette in evidenza due carenze importanti. La prima è il desiderio di continuare ad ignorare le argomentazioni presentate; la seconda invece è la base xenofobica dell’opinione che è stata espressa. Cinquant’anni fa si sarebbe potuta dire la stessa cosa del voto alle donne; la si sarebbe potuta dire parlando della fine della schiavitù, dell’invenzione di internet, dell’industrializzazione. L’argomento del “non sappiamo cosa aspettarci” e “non si sa dove andremo a finire” è tipico della reazione, della paura del diverso, del nuovo, del futuro. Xenofobia, razzismo, omofobia, sono tutte manifestazioni dello stesso tipo di paura. Portano ad un giudizio morale corretto e razionale? Lo lascio giudicare al lettore. Ma a me sembra palese che non è certo “razionale prudenza” (come spesso la si vuole far passare) affermare che un orfanotrofio sia meglio di una coppia gay; è solo razzismo.

    Il secondo tipo di argomentazione mette ancora più in evidenza le medesime carenze. Tanto per cominciare, non c’è proprio nessuna prova che i bambini cresciuti in una situazione di omogenitorialità tendano a diventare omosessuali (ignoranza). Ma soprattutto, la risposta naturale a questa accusa è: “e allora?”.

    Sì, lo sanno anche gli omofobi: la risposta più sensata è proprio “e allora?” Mi è capitato di leggere uno di loro che concludeva affermando di sapere già che avrebbe avuto quella risposta. Bello mio, se lo sai già, potresti fare anche lo sforzo di spiegare dove sta l’errore in questa risposta; solo che farlo ne rivelerebbe chiaramente il sostrato omofobico. Sì, i gay sono buoni e bravi, persone meravigliose e perfettamente inserite nella società, però … non buone, brave e meravigliose come gli etero. Sempre meglio essere etero, e facciamo di tutto per evitare che la gente sia gay. Be’, sì, son tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Un capolavoro.

    Ma la terza argomentazione che ho mostrato è la più potentemente rivelatrice di origine e natura dell’opposizione all’adozione ai gay.

    Non c’è bisogno di studiare, leggere, conoscere, analizzare per poter esprimere un parere sulla vita di gente che neanche conosciamo; certe cose sono evidenti. Be’, sì, come la nozione che la Terra è piatta e intorno ad essa gira il sole; è evidente. È evidente che la famiglia è formata solo da un uomo più una donna; è evidente che un bambino ha bisogno di modello maschile e femminile; è evidente che essere un modello maschile o essere femminile dipende dall’avere o meno gli attrinuti (purtroppo intesi solo in senso fisico). Un sacco di cose davvero evidenti, evidenti a tutti; l’aspetto curioso è che la gente che le trova così evidenti non ha mai conosciuto nessuna alternativa ai propri preconcetti per poter fare un confronto, e quando si fa notare che c’è chi invece l’ha fatto e non ha visto tutta questa “evidenza”, la risposta è … boh. Credo nessuna, se non qualcosa tipo “Ma insomma, è evidente!”. È bello quando le cose sono così evidenti che si può evitare di portare argomenti a favore.

     

    Ora, dopo quanto abbiamo detto è evidente il vizio di irrazionalità alla base di queste argomentazioni, eppure esse vengono spesso mascherate con sembianze pseudo-intellettualoidi, citazioni a sproposito di manuali di psicologia (di solito ottocenteschi), e in generale una bella maschera di perbenismo e tolleranza.

    Falsità, falsità evidenti, bugie a se stessi e agli altri. Non c’è niente di razionale, tutto ciò si origina da un qualcosa di irrazionale e di animalesco, una paura primordiale: l’omofobia. Mascherare paura ed ignoranza, però, non le renderà mai migliori. Qusto va spiegato ai “moderati”che tanto spesso cadono vittime dei pregiudizi propri e della disinformazione degli altri. Una miscela pericolosa:  la paura irrazionale viene giustificata dalle menzogne, e al contempo funge da scudo contro la verità.

    Eppure, devo dire, nonostante questa forma di omofobia sia così subdola e crudele, spesso fatico a biasimare chi ne è affetto, perché è evidente che dietro di essa c’è un vero è proprio “blocco psicologico-culturale” che impedisce di impostare sull’argomento una discussione seria e basata sui fatti.

    Non posso dire di esserne stupito. Non dimentichiamoci che viviamo nel paese in cui la più importante associazione di genitori, quella che decide cosa vedono i vostri figli in TV, è costituita da estremisti cattolici e opusdeisti che dichiarano senza problemi che l’omosessualità è una malattia da cui si guarisce. Queste persone decidono quali cartoni vanno in onda, come devono comportarsi i boy scout, entrano nelle scuole a tenere conferenze, gestiscono case dello studente e associazioni universitarie, ricevono l’attenzione di personalità della politica e plauso dei governi.

    Io, come al solito, non posso fare molto al confronto. Ovviamente, però, mi mantengo coerente con la mia “missione”; dire le cose come stanno e mettere a nudo la vera natura di alcuni pensieri e atteggiamenti; si tratta di passi indispensabili per la loro rimozione. E io, nel mio piccolo, qualche tentativo lo faccio.

     

    Ossequi.

    June 29

    Irlanda: legge su coppie di fatto anche gay


    Anche nella cattolica Irlanda arriva una legge per le coppie di fatto gay: per la prima volta vengono infatti garantiti alle unioni omosessuali i classici diritti dei matrimoni, come gli obblighi di mantenimento, la protezione dell'abitazione condivisa e la successione patrimoniale.
    Il ministro della giustizia Mc Dowell. "La nostra opinione è che il centro di gravità del paese si sia evoluto. Non più laici contro religiosi. Ora, dopo anni di conflitti a sfondo religioso, gli Irlandesi sanno che essere giusti ed equi verso ogni persona della comunità è un bene per la comunità nel suo insieme".
    Sarà emendata anche la legge sull'immigrazione che impedisce a molti partner stranieri gay di poter vivere con il compagno in Irlanda, minando alla base la stabilità delle relazioni a lungo termine. Non bastasse, ha annunciato che il provvedimento parlerà anche di adozioni per le coppie gay e del cosidetto co-parenting (i figli di uno dei partner possono essere adottati dall'altro per dare più tutela legale ed economica al minore), visto che gay e lesbiche possono essere "genitori bravi o cattivi come tutti gli altri".



    Perfino l'Irlanda... e a noi quando toccherà mai?
     
    June 23

    Sopravvissuto ad Exodus: storia di un ex-ex-gay.

    Riporto l'interessante testimonianza di Mark, uscito per tempo dall'infame associazione ex-gay Exodus. Trovate il testo originale in inglese qui, presso il sito "beyond ex-gay" --->http://www.beyondexgay.com/Narratives/Mark

    Tradzione mia, e come tale soggetta a errori.


    Mark

     

    Sono stato coinvolto col ministero affiliato ad Exodus per circa tre anni verso la fine degli anni ’80. Rispetto a molti altri ex-ex-gay, la mia permanenza è stata breve. Ma gli effetti, alcuni positivi, altri negativi, sono stati durevoli. Questa è la mia storia.

    Mi sono diplomato presso una scuola privata Cristiana del Midwest verso la metà degli anni ’80. Come molte altre scuole, la mia era piena di studenti omofobi. I miei compagni di classe erano incitati dalla chiesa. Ma al di là degli atteggiamenti mostrati, sotto sotto c’era anche un delizioso livello di tensione omoerotica inespressa.

    Dopo il diploma, feci esplodere questa tensione al college, dove nessuno osservava quello che facevo o se ne preoccupava. Mi tuffai nel sottosuolo della mia città industriale morente, che offriva poco calore o compassione a un diciottenne grassottello.

    Non avevo soldi, bellezza, né materia prima di 30 centimetri. Così, anche se bruciavo di desiderio, pochi uomini si interessarono a me fin quando non incontrai il mio ragazzo al college. Senza modelli di riferimento gay, non avevo idea di come costruire una relazione con lui. Così ebbe inizio una corta fila di uomini con cui mi vedevo per qualche settimana o mese per poi ritirarmi.

    Durante la mia disastrosa vita sentimentale, fumavo sia sigarette che erba. Venivo anche bocciato al college. Arrivare drogato a lezione di informatica non era certo una via preferenziale per la lista di Dean (credo sia una specie di riconoscimento speciale per gli studenti migliore n.d.T).

    A 19 anni, feci coming out con la mia distrutta madre e col mio sconcertato padre. Mia madre inizio a ficcare troppo il naso, così abbandonai la casa dei miei per traslocare in un gelido appartamento infestato dai topi all’ultimo piano di un palazzo.

     

    Per pagare le tasse abbandonai il college a iniziai a lavorare a tempo pieno al mio lavoro part time, provando a sopravvivere con 500 $ al mese.

    La mia vita era un disastro. L’ultima goccia fu quando il mio ragazzo bisessuale ruppe con me perché non mi amava, dopo due settimane.

    Nella mia mente di ventenne, c’erano solo due mondi: il mondo della chiesa e il mondo del peccato. Ero vissuto nel mondo del peccato e stavo diventando un perdente, così pensai che avrei fatto meglio a tornare alla chiesa. Vedevo anche tanti miei amici che erano “nello stile di vita” divenire sieropositivi e morire. Avevo bisogno di un posto tranquillo per rimettere insieme me stesso.

    Cominciai a frequentare la chiesa associata con la mia scuola superiore e ripresi contatto coi vecchi amici della scuola. Sembravano prosperare sia spiritualmente che finanziariamente. Stavano mettendo su famiglia e avevano dei buoni lavori. Volevo essere come loro. E volevo anche recuperare una relazione con Dio.

    Vidi un annuncio nella newsletter della chiesa in cui si cercavano membri per un nuovo gruppo di support per coloro che si sentono sconfitti dall’omosessualità. Non mi ero mai sentito sconfitto dall’omosessualità, né a dire il vero avevo mai lottato molto contro di essa. Non ero particolarmente entusiasta di essere gay, ma era parte di me da quando riuscivo a ricordare. Non avevo mai avuto un problema con l’omosessualità, ma Dio e la chiesa sì, come spesso mi ricordavano. Se Dio non voleva che fossi gay, pensai che avrei dovuto provare ad accontentarlo cercando di diventare etero.

    Così chiamai il numero sulla newsletter e divenni amico del leader del gruppo, che stava soffrendo in seguito ad una rottura con un ex-gay. Il piccolo gruppo era costituito da poche donne e uomini che si incontravano ogni settimana per circa un’ora nell’ufficio di uno psicologo cristiano, che fu in seguito condannato per rapina in banca.

    Cantavamo e chiacchieravamo dei nostri sforzi. Alle volte dopo andavamo a prendere un caffè e dei dolci. Non ero sicuro di come gli inni o la torta di mele mi avrebbero fatto diventare etero, ma stavo al gioco.

    Imparai le teorie base di Exodus: che l’omosessualità non era reale, che le persone gay erano solo persone etero confuse, che il sesso gay era simile all’idolatria. Le teorie erano un po’ inverosimili ma feci del mio meglio per abbracciarle e comprenderle.

    La mia vita iniziò a migliorare. Tornai a casa dai miei per risparmiare. Smisi di fumare bere e di andar dietro ai ragazzi. Tornai al college e i miei voti risalirono fin quando non entrai nella lista di Dean. Finalmente divenni organizzato, mantenendo un calendario di quando dovevo pagare le tasse e dare gli esami. La mia vita sembrava tornare sulla strada giusta.

    La mia prima conferenza di Exodus a Minneapolis sembrava uscita da un sogno. Non mi ero mai sentito così allegro. L’intera conferenza sembrava immersa nell’euforia. La musica era emotiva e incredibile. Le sessioni erano sia pragmatiche che entusiasmanti. Era come se Dio stesso fosse camminando nella conferenza, distribuendo grazie su tutti i partecipanti.

    Dopo la conferenza, dedicai sempre più tempo alle attività connesse con Exodus. Quando non dormivo studiavo o lavoravo, leggevo libri consigliati da Exodus, ascoltavo audiocassette di insegnamenti, leggevo la mia Bibbia, resistevo alla tentazione, provavo a distrarmi dalla tentazione, ma la prendevo con me stesso per non essere resistito alla tentazione, o mi abbuffavo.

    Oltre ai miei voti, anche il mio peso stava salendo dato che ingozzarmi di cibo sembrava l’unico vizio concesso dalla mia chiesa. L’anno successivo mi recai alla conferenza Exodus di Los Angeles. A differenza della gioiosa conferenza di Minneapolis il tono generale della conferenza di LA era negativo ed esausto. Quando gli organizzatori provarono a far mettere tutti i partecipanti in posa per l’infame foto “Siamo cambiati!”, solo poche centinaia parteciparono. Io declinai perché non ritenevo di essere abbastanza eterosessuale. Ammiravo quelli abbastanza coraggiosi da stare nella foto, che credevo fossero molto più avanti di me sulla strada della dorata eterosessualità.

    La maggior parte degli ex-gay che incontrai alla conferenza stavano vivendo come in un ergastolo. Avevano ancora desideri omosessuali ma li controllavano, come un alcolista controlla la propria malattia. Il loro futuro, il mio futuro, sarebbe stato giorno dopo giorno per sempre fatto di libri senza fine, audiocassette, Bibbia e tentazione. A meno di un miracolo divino, non avrei mai provato per le donne quello che un eterosessuale prova per le donne. Sentivo l’etichetta “ex-gay” sempre più come un tradimento, una bugia a me stesso e ad ogni donna con cui sarei stato coinvolto.

    Un sera a cena una leader di Exodus annunciò che stava per sposare un uomo per il quale non aveva alcun desiderio sessuale. Disse che aveva fede che Dio le avrebbe dato quei desideri la prima notte di nozze. Applaudii con tutti gli altri, ma dentro di me rabbrividii.
    Il mio coinvolgimento con Exodus continuò per un altro anno o giù di lì ma non andai più alle conferenze. Avevo risistemato la mia vita, ma a 22 anni ero esausto per lo sforzo con me stesso. Ero stanco di esaminare la mia vita invece di viverla. E l’ammontare di tempo che spendevo nell’analizzare ogni mio singolo pensiero e motivazione era stupefacente. Anche tutta questa introspezione stava diventando estenuante.

    Ero ormai così assuefatto a reprimere i miei desideri sessuali che stavo diventando insensibile. E questa mancanza di interesse verso qualsiasi tipo di esperienza sessuale mi spaventava più ancora della monotonia della mia esistenza monastica. Sapevo che non era normale per un ventiduenne non provare desiderio sessuale. Questo da solo era abbastanza per essere spaventato da Exodus.

    Avevo anche dubbi fondamentali sulla cristianità come veniva decantata dal pulpito della mia chiesa. “se non sono d’accordo con quasi nulla di quello che si dice qui” mi domandai una domenica pomeriggio, “che ci faccio qui?”

    Così smisi di frequentare gli incontri pastorali e il servizio in chiesa. Durante una vacanza estiva, persi un po’ di peso e conobbi il mio vero fidanzato.

    I miei tre anni in Exodus furono alla fin dei conti un fallimento, nel senso che non divenni eterosessuale né sviluppai anche solo una traccia di attrazione per l’altro sesso.

    Ma Exodus produsse anche alcuni risultati positivi nella mia vita. Abbracciai il suo stile di vita pulito in un momento in cui avevo sviluppato una montagna di cattive abitudini. Ho incontrato un sacco di gente interessante e ho viaggiato in posti dove non ero mai stato prima. Imparai ad organizzare la mia vita, ad essere costruttivo e non semplicemente a reagire tutto il tempo.

    Ma ci furono anche dei danni. Non credo che Exodus o le sue pratiche possano rendere una persona gay etero. Ma le sue pratiche possono portare una persona gay a non provare nulla, quello che io ho sperimentato. Exodus riuscì a portar via tutta la gioia dalla mia sessualità e ci sono voluti anni per riaverla indietro. Ma per fortuna, ora sono da dodici anni in una sana relazione con un ragazzo speciale. La sessualità è un dono prezioso da vivere.

    I velenosi insegnamenti di Exodus e della chiesa ancora riecheggiano nella mia testa sottoforma della voce del fantasma di Marley: “Potresti essere etero se fossi rimasto. Dio ti ha messo contro i tuoi stessi desideri. Le relazioni gay non durano." Naturalmente sono tutte bugie, ma mi sono rimaste attaccate e hanno influenzato me e le mie relazioni per anni. Dato che le relazioni gay non contano, mi bisbiglia la menzogna, perché sforzarsi per mantenerle?

    Purtroppo, Exodus crea un mondi in bianco e nero in cui gli omosessuali sono o in via di guarigione o “nello stile di vita”. Come risultato, molti giovani hanno abbracciato vite di abbandono perché non possono cambiare e credono che le loro vite non abbiano valore.

    La cosa migliore che ho imparato con Exodus è che posso controllare la qualità della mia vita e le mie scelte. Ma questo non me l’ha insegnato Exodus, ho dovuto impararlo per conto mio.

    January 09

    Inculata

     
    Qualcuno ha notato i trafiletti a margine sui giornali? Oggi fiducia sul Ddl Gelmini.
    Prima la finanziaria, ora questo. Il tutto in silenzio, quando le acque sono ormai calme...
    In culo senza vaselina.
    November 03

    Corretta informazione

     
    Leggo oggi il Foglio. Come possa essere caduto così in basso, chiedete? Beh, sapete o dovreste sapere che la decadenza ha sempre un certo fascino su di me.
    Ed ecco mi salta agli occhi un titolo:
     

    Viva il neonatologo che considera i bambini non persone!

    (Qui Trovate il testo dell'articolo)

     Caspita, mi dico. Proprio ieri ho postato sull'aborto, ed ecco che Ferrara scrive su un argomento molto simile. Beh, dimenticavo che in effetti Ferrara scrive continuamente sull'aborto... ma lasciamo stare. L'articolo prende spunto dalle parole di Gianfranco Vazzoler, esponente del comitato di bioetica e neonatologo, che pare abbiano suscitato notevole scandalo. Ecco come le riporta Ferrara:

    "i feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente costituiscono esempi di non-persone umane"

    Beh, fa una certa impressione. Detta così potremmo buttare nel cesso i bambini appena nati. Abominevole.

    Fortunatamente, col tempo ho imparato che l'informazione corretta è quasi inesistente, così ho cercato il testo originale dell'intervento di Vazzoler. No, non l'ho trovato, ho trovato solo altre fonti più complete. Ecco che ha detto Vazzoler:

    "I feti, i neonati fortemente prematuri, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente, cioè senza speranza, costituiscono esempi di non persone umane. Tali entità fanno parte della specie umana, ma non sono persone”

    E aggiunge dopo:

    "alcuni neonati sono neurologicamente e fisicamente così compromessi da essere impossibilitati irreversibilmente ad acquisire il loro potenziale di conquista dei diritti. Non potranno mai diventare persone e quindi il loro migliore interesse non sta nel perseguire la vita"

    Suona un po' diverso ora. Condivisibile o meno, è piuttosto chiaro cosa intendesse dire il medico: chi non ha un cervello in grado di svolgere quelle funzioni che definiamo umane non può essere considerato persona umana; infatti ''è persona chi ha autocoscienza, senso morale e razionalità" 

    Si può condividere o meno queste opinioni, ma bisogna riportarle così come sono. Vazzoler non sta dicendo che un Down non è una persona, lui si riferisce evidentemente a casi di gran lunga più estremi; parliamo di cerveli ridotti in stato vegetativo senza possibilità di recupero, non a dei generici "ritardati gravi".

    Ma la più grave inesattezza di Ferrara è l'omissione di quel "fortemente prematuri". Dall'articolo sembrerebbe che Vazzoler sia una specie di sterminatore di bambini nazista, mentre invece le sue affermazioni sono molto razionali, anche se opinabili. Il bello è che Ferrara non si degna nemmeno di utilizzare, in luogo della sua omissione, il vecchio simbolo [...]. Chi legga, dunque, dovrebbe essere naturalmente portato a pensare di essere di fronte ad una trasposizione fedele dei fatti, e invece... Fortuna che io non mi fido più di nessuno.

    Molto molto male Giuliano. Ritenta.

    October 31

    Un'esercitazione logica: l'aborto.

    Quanto segue è una mia esercitazione logica.

    L’argomento aborto è, per ovvie ragioni, uno che non mi tocca personalmente. Se mai dovessi mettere incinta una donna, sarebbe solo ed esclusivamente per avere un figlio, e questo è uno dei motivi per cui in generale tengo al proposito una condotta molto imparziale. Mi rendo conto di come, al giorno d’oggi, non avere un’opinione su qualcosa sia un gran lusso; tuttavia, trattandosi di uno dei non numerosi vantaggi concessimi dalla mia condizione, e visto che io ritengo comunque migliore un’assenza di opinione che un’opinione sbagliata, quando si parla di aborto mi concedo quel lusso.

    Questo articolo non rappresenta dunque in alcun modo una mia presa di posizione rigida sulla questione (eccetto forse per quanto riguarda la prima sezione), quanto piuttosto, oltre che un’esercitazione logica, una spinta alla riflessione.

    Non essendo l’aborto un problema che mi coinvolga direttamente, prima di parlarne non mi sono documentato con la medesima cura maniacale con cui di solito mi informo prima di pronunciarmi su altre questioni. Ciò mi ha permesso di trovare in esso l’argomento ideale per sviluppare il mio esercizio di logica: intendo tentare di giungere a conclusione estremamente rigorose, a partire da un numero di dati molto basso ma di comprovata esattezza.

    Cercherò, quindi, di giungere passo dopo passo a qualche risultato. Sono ben accette critiche nel merito e nel metodo, ma è inutile dire che la seconde sono preferite. Allo stesso tempo, sono anche pronto a modificare le mie posizioni sull’argomento, visto che tutto sommato io stesso non ho un’opinione così ben definita in proposito.

     

    Passo 1: Definizione dei termini del problema.

     

    Non si può affrontare un problema senza aver chiaro quali siano le sue richieste e i suoi ambiti di applicazione. Dobbiamo quindi dare una definizione coerente di “aborto”, prima di poterne parlare.

    “Interruzione volontaria della gravidanza” potrebbe sembrare adatto allo scopo. In realtà elude solo il problema. La pillola del giorno dopo, ad esempio, è considerata “abortiva” da molti (specie cattolici), pur espletando la propria funzione prima dell’inizio della gravidanza. Questo perché il termine “gravidanza” finisce facilmente con l’essere trascinato nella confusione insieme ai suoi fratelli “vita”, “persona”, “nascita” ed altri. Spesso usiamo le stesse parole per indicare oggetti completamente diversi

    Io preferisco quindi una definizione del problema che rimuova sin da subito questi ostacoli del linguaggio. Il termine “gravidanza” può tranquillamente essere espulso. Definiamo quindi:

     Vita: capacità di crescere, riprodursi, reagire agli stimoli.

     Questo termine non ci serve, in quanto applicabile perfino ad un batterio.

     Nascita: inizio della vita di un individuo.

    Espressa in questo modo, questa definizione non ci serve a molto, in quanto "individuo" è una parola molto ambigua. In questo caso, potrebbe essere anche un animale. Possiamo riformulare la definizione come segue:

     Nascita: inizio della vita di una persona.

     Di qui, dobbiamo quindi definire “persona”

     Persona: individuo umano.

     

    Ecco il nodo centrale. Dobbiamo definire cosa distingue l’essere umano dall’essere non umano.

    Molti, a questo punto cascano nel paradosso del pelato. Prendete un uomo dalla folta chioma e toglietegli un capello. Ora è pelato? Direi di no. Toglietene un altro. Ora è pelato? No. Procedete così. Arriverete a un punto in cui lo vedrete pelato, scoprendo così che un capello prima non era pelato, un capello dopo lo era. Abbastanza assurdo, eppure a nessuno di voi potrebbe venire in mente di pensare che un uomo pelato è uno che non lo è siano la stessa cosa; semplicemente il limite esatto fra le due condizioni è evanescente. Ciò non vuol dire che non esista. Sapete benissimo che fino a un certo punto era sicuramente capelluto, e da un certo punto in poi era sicuramente pelato; tutto ciò che si deve fare è individuare questi confini a grandi linee, e poi ritagliarsi attorno ad essi un margine di sicurezza.

    Prendiamo uno zigote. È una persona? Non può esserlo, perché una cellula singola non può avere nessuna delle caratteristiche dell’organismo pluricellulare. Prendiamo lo stadio successivo, due cellule. Abbiamo una persona? Direi di no, abbiamo solo due cellule; al più possiamo parlare del “progetto” di una persona.

    Procedendo così, arriveremo prima o poi ad uno stadio in cui ci verrà il primo dubbio: questa è una persona o no? Ritagliamoci un confine di sicurezza (diciamo … due giorni prima di quel momento?), e possiamo essere sicuri che fino a lì non abbiamo una persona.(1)

    Fino a quel momento, non ha alcun senso discutere sulla legittimità dell’interruzione di gravidanza, visto che ancora la madre è l’unico soggetto in gioco.

    E dopo?

    Dopo siamo in gran dubbio. In  gravidanza questo periodo di “dubbia umanità” (ma secondo te adesso è pelato o no?) è assai prolungato. È quello il periodo in cui sorge davvero la questione aborto.

    Ora abbiamo ben chiari i termini della questione, possiamo porci la domanda:

     

    Deve essere consentita l’interruzione della gravidanza anche in quel periodo di “dubbia umanità”?

     

    Siamo di fronte ad una palese carenza di dati; eppure c’è la necessità di giungere lo stesso a conclusioni il più possibile rigorose. Proviamoci.

     

    Passo 2: stabilire dei capisaldi.

     

    Non si costruiscono cattedrali senza fondamenta solide. È fondamentale, in questo caso, individuare dei punti assolutamente certi ed inviolabili, e non farci distrarre assolutamente dal “rumore di fondo” di argomenti inutili o capziosi.

    La regola è cominciare dai dati certi. In seguito, potrete sempre permettervi di introdurre nei vostri computi un maggior numero di informazioni, o usare dati meno certi; ma prima di tutto, le fondamenta.

    Cosa sappiamo per certo, nel nostro caso, di quel periodo di “dubbia umanità” del feto? Sappiamo che il suo valore come persona può essere, al più, pari a quello di una persona compiuta e indipendente, ma non superiore. Sappiamo quindi che non possiamo concedere al feto di più di quanto non concediamo a un adulto, ma al limite gli stessi diritti.

     

    Prendiamo l’articolo 52 del Codice Penale italiano:

    Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa"

    Se uccido qualcuno per impedire che egli uccida me, sono nel pieno del mio diritto. Difendo un mio diritto (la vita) contro un offesa ingiusta (contraria all’ordinamento giuridico) in modo proporzionato al pericolo che ho subito.

    Ancora più aderente al nostro caso è l’articolo 54:

    "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo".

    In questo caso, si è giustificati anche laddove vittima del danno sia stato un individuo innocente, poiché non si sarebbe potuto pretendere dal nostro “colpevole” un comportamento diverso. Si tratta del cosiddetto “stato di necessità”.

    Con questa affermazione finisce con l’essere d’accordo anche il Catechismo della Chiesa Cattolica:

    2264 L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:

    « Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita [...]. E non è necessario per la salvezza dell'anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ». (2)

    Abbiamo quindi individuato almeno un caso in cui, al di là di ogni dubbio, deve essere concessa l’interruzione di gravidanza: pericolo grave per la salute della madre. La madre difende il proprio diritto alla vita e alla salute contro un pericolo reale, trovandosi appunto in “stato di necessità”.

    Vediamo inoltre che, per il catechismo, non è necessario rinunciare alla legittima difesa per evitare l’uccisone di altri. Non necessario, ma neanche proibito, anzi, probabilmente gradito a Dio. Nel caso di gravidanze plurigemellari, che spesso e volentieri si concludono con la morte di uno o più dei feti e a volte anche della madre, deve essere consentito l’aborto dei feti più deboli, per consentire la sopravvivenza degli altri.

    I nostri primi capisaldi sono dunque:

    1)      L’aborto è legittimo in caso di pericolo per la vita della madre

    2)      L’aborto è legittimo in caso di pericolo per gli altri feti.

     

    Passo 3: esaminare le argomentazioni meno forti

     

    Adesso possiamo dedicarci un po’ al “rumore di fondo” di cui parlavamo prima. Rispetteremo sempre l’ordine per il quale gli argomenti più rigorosi vengono prima.

    Immaginando il tutto come un calcolo matematico, possiamo dire che sino ad ora i conti sono stati semplici. Adesso le nostre “equazioni morali” andranno via via a complicarsi; gli operatori usati diventano di più, i dati stessi si fanno via via più confusi. La possibilità di errore, quindi, aumenta.

     

    Caso 1: Malformazioni gravi del feto.

    Per “gravi” si intende tali da comprometterne la vita stessa dopo il parto. Il bambino nasce morto, o muore nelle poche ore successive. Credo si possano considerare gravi anche le malformazioni che non impedirebbero al nuovo nato di vivere, ma lo ridurrebbero di fatto a un vegetale.

    In caso sia diagnosticata una situazione di questo tipo, non v’è motivo di costringere la madre a portare a termine una gravidanza inutile.

    Caso 2: Stupro. 

    Si tratta di uno dei casi più interessanti e, in un certo senso, dirimenti, in quanto offre la possibilità di esporre l'argomento pro-aborto forse più forte: quello che riguarda la questione dell'autodeterminazione della donna, e dei suoi diritti sul proprio corpo.

    Consideriamo lo status del feto: vive in assoluta simbiosi con la madre, usa il suo stesso nutrimento, ne influenza perfino il comportamento; non può essere “dato in adozione”, ma può essere gestito solo dalla madre stessa.

    La madre ha il diritto di rifiutarsi di farlo?

    Poniamo il problema in altri termini: se chiedessimo a qualcuno di dividere tutto il suo cibo con un uomo che altrimenti morirebbe d fame, nonché di impegnarsi in futuro a mantenere quell’uomo e a prendersene cura, sarebbe egli obbligato a farlo? Non potrebbe rifiutarsi?

    La prima obiezione che si può porre è che effettivamente in queste condizioni non ci si dovtrebbe rifiutare. Si tratterebbe però di un'affermazione alquanto opinabile e troppo strettamente etica per poter essere presa in considerazione dalla legge.

    La seconda e più importante obiezione (decidete voi quanto essa sia valida) è il problema della responsabilità che la madre ha verso il nascituro, una responsabilità che, per alcuni, è connessa alla decisione stessa di avere un rapporto sessuale col partner.

    Di sicuro, c’è almeno un caso in cui questa obiezione cade: lo stupro.

    Mi sembra che dovrebbe essere concesso alla donna, in quel caso, di rifiutare il proprio consenso ad “usare” il suo corpo per una gravidanza che di fatto, non ha in alcun modo provocato nemmeno involontariamente. Si tratta, in un certo senso, di una difesa da un danno ingiusto.

     

    Le considerazioni fatte sinora valgono indipendentemente dallo status di persona o meno del feto, che è uno dei nodi più importanti della questione. Anche ammettendo che il feto sia una persona, comunque, molti andrebbero a classificarlo come una persona di serie B, ovvero che comunque viene dopo l’individuo adulto quanto a diritti e dignità.

    Se ammettiamo che il feto sia, anche di poco, inferiore all’adulto quanto a dignità umana, allora valgono anche le seguenti argomentazioni:

     

    Caso 3: pericolo per la salute della madre, ma non per la vita.

    In questo caso la salute della madre viene messa sullo stesso piano della vita del feto. Un’argomentazione di questo tipo funziona, se si sottintende che il feto valga meno della madre, seppur di poco.

    Caso 4: gravidanza non voluta

    Un preservativo rotto, o una certa ingenuità. Può ricadere nel caso due; la donna, semplicemente, si rifiuta di donare il proprio corpo. È suo, è può farlo. Valgono le medesime obiezioni, e anche le medesime contro-obiezioni: fino a che punto la madre può essere considerata responsabile di una gravidanza non voluta? Qui sorge un problema strettamente etico, che esula dagli strumenti con cui ho deciso di trattare l’argomento. Inoltre, non mi sento in grado di giudicare le situazioni particolari in cui la persona può trovarsi. Credo, molto semplicemente, che in casi simili si dovrebbe ricorrere all’aborto nei primi 15 gg della gravidanza, ovvero sicuramente prima della “nascita” così come l’ho definita nella prima parte.  

    L’importanza di questa argomentazione è molto aumentata se si accetta la premesse che il feto non sia un essere umano a tutti gli effetti.

    Caso 5: Indigenza grave/patologia invalidante

    Inutile dire che MAI bisognerebbe arrivare alla costituzione di condizioni di indigenza tali da non consentire la sopravvivenza a lungo termine del neonato. In quel caso esiste sempre l’opzione dell’adozione, e comunque lo stato dovrebbe provvedere a risolvere la condizione di indigenza. L’aborto non è certo strettamente necessario. Leggermente diverso è il caso di patologie invalidanti, come la sindrome di Down. Di fatto, riuscire a far adottare un figlio Down sarebbe un’impresa, quindi quell’opzione non è esattamente auspicabile. Inoltre, in quel caso, è possibile immaginare l’aborto come una specie di eutanasia. È un’argomentazione che ha però molti punti deboli. Nessuno dice che la vita di un Down non possa essere felice, e in ogni caso stabilire a priori che essa non sia, per così dire, degna di essere vissuta, ha tutta l’aria di un atto di presunzione; senza contare che l’eutanasia viene applicata con il consenso del diretto interessato. Il caso ricade in realtà nel precedente “gravidanza non voluta”, trovando soltanto dei motivi soggettivamente più validi per non volere la gravidanza.

    Fatto sta che se non si accetta la premessa che il feto sia “meno” di un essere umano completo (in questo caso, parecchio di meno), questa argomentazione è del tutto inutile.

     

    Considerazioni finali

     

    Un esercizio di logica può essere i9nteressante e divertente, ma se non porta a una riflessione, rischia di essere anche molto sterile.

    Quanto segue è un insieme di piccole considerazioni frutto di personale riflessione, per rimediare a questa pecca.

    La prima considerazione è di natura sociologica. In Italia l’aborto è legale, l’eutanasia e il matrimonio gay non lo sono.

    Ciò puzza molto, perché l’aborto pone dei problemi etici sicuramente superiori rispetto a eutanasia e matrimonio gay; al punto che vi sono anche molti atei e anticlericali che lo guardano con sospetto. Il fatto che io stesso mi sia mantenuto su posizioni piuttosto vaghe al proposito, quando sull’eutanasia (che anch’essa non mi tocca personalmente) esprimo invece un consenso assoluto e senza condizioni, dovrebbe essere una riprova della problematicità dell’aborto dal punto di vista morale

    Eppure non è stato particolarmente difficile riuscire a legalizzarlo. Perché?

    Per me è piuttosto chiaro: interesse. A chi importa del matrimonio gay? I gay sono il 10% della popolazione, forse meno, e sono gli unici a cui ne importi qualcosa. L’eutanasia la userebbero in pochi; checché ne dica la propaganda clericale, io non credo proprio che la sua legalizzazione darebbe origine a un BOOM di morti programmate negli ospedali. Al massimo staccherebbero la spina a qualche Eluana di turno, tutto qui.

    Matrimonio gay e eutanasia sono di fatto provvedimenti a favore di minoranze, mentre l’aborto va incontro agli interessi (legittimi o meno, non stiamo a questionare) di un enorme fetta di popolazione. L’interesse basta sempre a far svanire la questione etica in una nuvola di fumo; questa è una cosa di cui dobbiamo tristemente prendere atto.

    Un’altra considerazione riguarda semplicemente quello che secondo me è l’atteggiamento generale che bisognerebbe tenere in questi casi: grande comprensione verso le diverse situazioni, considerazione per i singoli casi, atteggiamento il meno possibile giudicante. Le regole assolute sbagliano sempre, ricordatevelo, quindi meglio essere comunque un po’ flessibili. È soprattutto importante rinunciare alla battaglia ideologica, che non fa bene a nessuno; fra chi farnetica di aborto ad otto mesi (O_o) e chi straparla di aborto mai e in nessun caso, l’unica che ci rimette è la razionalità. Quindi analisi razionale e precisa, che presti grande attenzione al singolo caso.

    Infine, l’aborto è una situazione spiacevole che potrebbe però essere facilmente evitata: è quindi importante agire in anticipo con questo obiettivo, facendo il più possibile educazione sessuale (nelle scuole) e, perché no, sentimentale (questo invece dovrebbero farlo i genitori). Diffusione e uso corretto dei metodi contraccettivi, educazione al sesso responsabile, aiuti seri da parte dello stato a chi vuol portare a termine la gravidanza sarebbero senza dubbio i metodi migliori per ridurre al minimo il numero degli aborti.

     

    (1)    Io identifico quel momento con la formazione di un sistema nervoso, un evento che se non erro si verifica dopo 15 gg dal concepimento. Personalmente ritengo che il sistema nervoso complesso sia caratteristica fondamentale e distintiva dell’essere umano, e con essa quindi le sue superiori capacità di provare sensazioni, emozioni, fino ad arrivare al pensiero razionale. Dato che tali proprietà, inoltre, sono solo in piccola parte determinate geneticamente, credo che l’esistenza di sistema nervoso sia indispensabile per parlare non solo di essere umano, ma perfino di animale.

    (2)    Curioso notare come nel Catechismo, pochi paragrafi dopo, vi sia la sezione sull’aborto, in cui si tiene a specificare che esso non è concesso in nessun caso.

     

    Ossequi.

    October 18

    Soono perplesso...

     

    Dunque, supponiamo che io sia uno studente di biologia. In Italia, gli sbocchi più naturali per una laurea di questo tipo sono tutti nella ricerca, che è d'altro canto il tipo di lavoro che più mi interesserebbe; quindi sarebbe naturale aspettarsi di vedermi lavorare in qualche laboratorio universitario subito dopo il dottorato.

    Però c'è qualche problema: i fondi all'università sono pochi, le assunzioni rare, la paga da fame.

    Dovrei rassegnarmi?

    NO!

    Fortunatamente il governo provvede a venirmi in soccorso con una riforma apposita, talmente valida ed incontestabile da essere posta sotto fiducia e all'interno della finanziaria. Vediamo come il Governo accorre ad aiutare il disastrato mondo della ricerca italiano:

     

    Taglio di più dell'8% ai fondi per l'università statale: Bene, tanto soldi ce n'erano tanti, un pochino in meno che farà? Dovremo solo rinunciare a un po' di personale, robetta da poco. Come? Ah, mi dicono che, se i ricercatori si rifiutano di svolgere compiti che non gli siano strettamente richiesti dal contratto, la didattica si blocca completamente. Non mi verrete a dire che sono troppo pochi, vero? Ah ma bisogna tirare la cinghia...

    Allora perché non chiudere l'università di Enna? Eh sì, c'è un università ad Enna, signore e signori! Ormai pare che ce ne sia una in ogni città d'Italia, presto sentiremo parlare di un università di Polla e un'Alma Mater Studiorum di Badolato Superiore. Forse sarebbe bastato ridistribuire i finanziamenti agli atenei in base a parametri di merito, ma Tremonti ha avuto un'idea migliore: tagliamo a tutti, e quello che resta lo attribuiamo in modo "perequativo". Ovvero, chi ha meno finanziamenti privati ne ottiene di più statali. Insomma, lo stato va ad assistere gli atenei peggiori. Meno male che bisogna porre fine agli sperperi!

    Andiamo avanti.

    Riduzione del turnover del personale al 20% fino al 2012, al 50% dopo: Come abbiamo visto, l'università ha grande abbondanza di personale, quindi perché non ridurlo un po'? Con questa legge fino al 2012 si potrà effettuare una sola assunzione all'anno ogni cinque pensionamenti. Chiariamo bene: se dovessero esserci in un anno tre pensionamenti e in quello successivo due, non conta mica come cinque. Devono essere cinque nello stesso anno. Questo fino al 2012, dopo ne basteranno due all'anno, di pensionamenti. Che bello! Conseguenze immediate: ulteriore diminuzione del personale, impossibilità pratica per tutti i nuovi laureati di accedere alla carriera accademica.

    Possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato: Eccoci, è qui che dovevamo arrivare!

    Di per sé, l'idea non sarebbe così distruttiva. Se un ateneo vuole diventare fondazione privata, faccia pure. Di fatto, i provvedimenti presi costringerebbero le università a questa opzione, se non vogliono fallire.

    Potrei dilungarmi in idealistici discorsi, sull'influenza che questo avrebbe sulla libertà della ricerca, sul diritto allo studio, sulle tasche degli studenti... No, lasciamo perdere, sa tanto di retorica comunista. Limitiamoci a porci una domanda: in Italia, dove sono le grandi aziende che avrebbero i mezzi e l'interesse per finanziare la ricerca, che so, in astrofisica, o in geometria?

     

    Sono perplesso.

    So solo che se alle ultime elezioni la distanza da casa e il mio naturale liberalismo mi hanno portato ad astenermi dal voto (nonostante già non gradissi l'attuale destra italiana), la prossima volta voto per il PD!!!!!!

    Peccato, Silvio, hai perso un'altro di quei poveri scemi che ancora non ti odiavano dal profondo dell'anima.

     

     

    Ossequi. 

    September 14

    Art. 29

     
    "La repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"
     
    Dato che la coppia omosessuale è una società naturale, bisogna solo istituire il matrimonio gay, ed ecco la famiglia. Perché complicare le cose semplici?
    August 10

    Vittimismo

     

     Una volta amavo molto giocare a Risiko. Poi ho smesso, perché perdevo sempre. Non posso negare che, il più delle volte, la sorte pareva davvero accanirsi contro di me, ma, ahimè, anche quelle poche volte in cui essa mi lasciava in pace, perdevo lo stesso. Io sono l’eterno sconfitto del Risiko, e a chi posso dare la colpa di ciò, se non alla mia palese incapacità nel gioco? Tuttavia sarebbe stato più semplice per me attribuire alla sorte avversa il demerito delle mie ripetute sconfitte; il ruolo della vittima, della vittima impotente, per la precisione, si rivela infatti di una leggerezza disarmante: subisci la sconfitta, ti lamenti, ma non puoi fare nulla per impedirlo, quindi perché darsi da fare? Continuiamo a lamentarci. Chiamasi vittimismo.

    Il vittimismo è dannatamente comodo e diffuso. Decine di siti gay ne fanno il proprio cavallo di battaglia, ad esempio. Ma la maestria massima del vittimismo la raggiungono in genere i siti cattolici. Eh sì, i cristiani tutti sono ben memori della promessa di persecuzione fattagli dal loro ispiratore, e, in suo rispetto, riempiono le proprie pagine internet di “poveri noi” e “povera la Chiesa”, costretta a subirne di tutti i colori in questi tempi difficili. Addirittura mi è capitato di leggere intere sezioni dedicate agli attacchi subiti dalla Chiesa, evidentemente minacciata dal micidiale pericolo anticlericale; ovunque si ventila l’idea del nemico: l’aborto, le coppie gay, o classici come la buona vecchia massoneria, che di questi tempi pare essere particolarmente di moda.

    Oh, quali terribili minacce! A quale rischio è sottoposta la sopravvivenza stessa di questa sacra istituzione! E che dire dei continui “attacchi”? Ogni qual volta la CEI si abbandona all’ennesima paradossale ed impertinente esternazione riguardante la vita politica italiana, puntuale giunge l’espressione di dissenso di molti, e puntuali vengono ventilate da parte clericale le apocalittiche profezie. Già gli angeli spargono il sangue dei martiri sulla Terra intera, mentre le chiese vengono bruciate dall’esercito di Satana e il Santo Padre è in preda alle più atroci sofferenze. Chi avrebbe mai immaginato i terribili tormenti interiori che il Papa deve tollerare, mentre, protetto da migliaia di uomini, si gode le ferie leggendo i migliori quotidiani italiani a Bressanone e mangiando il proprio piatto preferito, la “sella di cervo”, nel miglior ristorante della città?

    Visto che si lamenta tanto già ora, c’è da domandarsi come reagirebbe il nostro clero di fronte a qualsiasi persecuzione che si spinga oltre la semplice dichiarazione, più o meno colorita, di opinioni differenti (questa è infatti la massima espressione anticlericale a cui si sia mai arrivati nel Bel Paese). Sfiderebbe Bagnasco i leoni del circo, se già trema tutto per il murales di uno spiritosone? Che diranno i cristiani sgozzati in Medio Oriente, nel leggere di come la Chiesa venga vigliaccamente “attaccata” da Emma Bonino, il micidiale nemico?

    Potrei spingermi a pensare che dietro le pagine e pagine di “attacchi alla Chiesa” (virgole sempre d’obbligo), che essa elenca con vanto come le cicatrici sul corpo di un guerriero veterano, si nasconda il medesimo vittimismo fuori luogo dell’Alberto che perde a Risiko e smette di giocare, o del Berlusconi che si dichiara ingiustamente perseguitato dall’intera magistratura italiana. Un vittimismo che non può che spingere al sorriso gli spettatori più disincantati di questa patetica imitazione di “segni dei tempi”… Ma che purtroppo alcuni sembrano prendere dannatamente sul serio.

     Rassegna di immagini a titolo di esempio degli attacchi subiti dalla Chiesa:

    Qui uno degli strumenti di tortura utilizzati contro il Papa:

     ezd

    Ed ecco alcune delle terribili sofferenze che deve patire:

     san_sebastiano_medio

    Ops … scusate, immagine sbagliata. Di solito il veicolo della sofferenza del Santo Padre non sono le frecce, ma le ben più temibili vignette satiriche, come la seguente:

     y1p4ETL8-6tb_o8J9VPjuiSFM4WccqDID9U_YeoCthvkr42Xrel509OcVTDbXUhJcnasa-Nxok7zsM

    Inquietante, nevvero? I martiri avranno ben tollerato di esser mandati a morte, ma di certo non avrebbero saputo resistere alla pungente satira anticlericale, micidiale arma di distruzione di massa diffusa da Satana nel decadente mondo moderno. Invece il Santo Padre può!

    Speriamo che la Chiesa riesca a tollerare ancora a lungo l’urto di questi terribili attacchi, senza crollare. Darebbe in ciò prova di incredibile resistenza.

     

    Un caro saluto a tutti.