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November 25 la Critica"Il nostro tempo è proprio il tempo della critica, cui tutto deve sottostare. Vi si vogliono comunemente sottrarre la religione per la santità sua, e la legislazione per la sua maestà: ma così esse lasciano adito a giusti sospetti, e non possono pretendere quella non simulata stima che la ragione concede solo a ciò che ha saputo resistere al suo libero e pubblico esame." Immanuel Kant; Critica della Ragion Pura (1781) October 31 Deviazioni dalla retta via
(Grassetti miei) «Mi sto dando pena per te, Winston […] perché tu lo meriti. Sai benissimo qual è il tuo problema, lo sai da anni, anche se hai cercato di opporti a questa verità. Sei mentalmente confuso. La memoria ti fa difetto, non riesci a ricordare eventi reali, mentre ti convinci di ricordare fatti che non sono mai accaduti. Per fortuna si tratta di un male curabile. Tu non ti sei mai curato perché non hai mai voluto farlo. Era necessario un piccolo sforzo della volontà per il quale non eri ancora pronto. Anche adesso, ne sono convinto, resti attaccato alla tua malattia, ritenendo che si tratti di una virtù.» […] Tu sei qui perché non sei stato capace di essere umile, di disciplinare te stesso. Non hai voluto compiere quell'atto di sottomissione che è il prezzo della sanità mentale. Hai preferito essere un pazzo, fare parte per te stesso. Solo una mente disciplinata può davvero discernere la realtà, Winston. […]. È questo ciò che devi imparare da capo, e per ottenere un simile scopo è necessario un atto di autoannientamento, uno sforzo della volontà. Per diventare sano di mente devi umiliare te stesso. » […] «Vuoi che ti dica perché ti abbiamo portato qui? Per curarti! Per farti riacquistare la ragione! Ma lo vuoi capire, Winston, che nessuno di quelli che cadono in mano nostra esce di qui senza essere stato guarito? A noi non interessano minimamente quei crimini stupidi che hai commesso. Al Partito i fatti manifesti non interessano. L'unica cosa che ci sta a cuore è il pensiero. Noi non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo. Hai capito che cosa intendo dire con queste parole?» [… ]So che cosa stai pensando. Dal momento che è nostra intenzione distruggerti completamente, in modo che nulla di quanto tu dica o faccia abbia la benché minima importanza, per quale motivo ci prendiamo la briga di interrogarti, prima? Stai pensando questo, non è vero?» […] «Tu sei un'imperfezione nel sistema, Winston, sei una macchia che va cancellata. Non ho forse appena finito di dire che noi siamo diversi dai persecutori del passato? Non ci accontentiamo dell'obbedienza negativa, e meno che mai di una sottomissione avvilente. Quando infine ti arrenderai a noi, ciò dovrà avvenire di tua spontanea volontà. Noi non distruggiamo l'eretico per il fatto che ci resiste. Anzi, finché ci resiste non lo distruggiamo. Noi lo convertiamo, penetriamo nei suoi recessi mentali più nascosti, lo modelliamo da cima a fondo. Estinguiamo in lui tutto il male e tutte le illusioni, lo portiamo dalla nostra parte, anima e corpo, in conseguenza di una scelta sincera, non di mera apparenza. Prima di ucciderlo, ne facciamo uno di noi. […] Il comandamento dei dispotismi di una volta era: "Tu non devi!". Il comandamento dei totalitari era: "Tu devi!". Il nostro è: "Tu sei!". […] «Non pensare di riuscire a salvarti, Winston, per quanto incondizionata possa essere la tua resa. Nessuno che abbia deviato una volta dalla retta via viene risparmiato. Anche se dovessimo decidere di farti vivere fino alla fine naturale dei tuoi giorni, non riusciresti lo stesso a sfuggirci. Quello che ti accade qui è per sempre, è meglio che tu lo intenda bene sin d'ora. Noi ti schiacceremo in maniera irreversibile. Ti accadranno cose dalle quali, campassi mille anni, non ti riprenderai mai più. Non sarai mai più capace di nutrire sentimenti normali, di sentire dentro di te amore, amicizia, gioia di vivere, allegria, curiosità, coraggio, onestà. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a svuotarti, poi ti riempiremo di noi.[…]
Tu conosci lo slogan del Partito: "La libertà è schiavitù". Hai mai pensato che si può rovesciarlo? La schiavitù è libertà. Fino a quando è solo e libero, l'essere umano è sempre condannato alla sconfitta. Deve essere così, perché ogni essere umano è condannato a morire, il che costituisce la maggiore di tutte le possibili sconfitte. Ma se egli riesce a fare una completa, totale sottomissione e rinunzia, se riesce a evadere dalla sua stessa identità, se si può completamente immedesimare nel Partito, in modo da fare che egli sia il Partito, solo allora riesce a essere onnipotente e immortale. La seconda cosa che tu devi capire è che il potere significa il potere sugli uomini. Sul corpo... ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia, quella che tu chiami realtà esterna, non e importante. « Il potere reale, quello per cui noi combattiamo notte e giorno, non è il potere sulle cose ma il potere sugli uomini. […]Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston? […]Facendolo soffrire. L'obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell'infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l'esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull'amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull'odio. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti oltre la paura, il furore, il trionfo, e l'automortifìcazione. Tutto il resto verrà distrutto, completamente distrutto. Già stiamo abbattendo i residui del pensiero che erano sopravvissuti da prima della Rivoluzione. Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna. Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno né mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline. L'istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria. Noi aboliremo lo stesso piacere sessuale. I nostri neurologi stanno facendo ricerche in proposito. Non esisterà più il concetto di lealtà, a meno che non si tratti di lealtà verso il Partito. Non ci sarà più amore eccetto l'amore per il Gran Fratello. Non ci sarà più il riso, eccetto il riso di trionfo su un nemico sconfitto. Non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza. Non ci sarà più alcuna distinzione tra la bellezza e la bruttezza. Non vi sarà più alcun interesse, più alcun piacere a condurre l'esistenza. Le soddisfazioni che derivano dallo spirito di emulazione non esisteranno più. Ma ci sarà sempre, intendimi bene, Winston, l'ubriacatura del potere, che crescerà e si perfezionerà costantemente e costantemente diverrà più raffinata e sottile. Sempre, a ogni momento, ci sarà il brivido della vittoria, la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un nemico disarmato. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano... per sempre.» […] « E ricordati che ciò sarà per sempre. Il volto umano si troverà sempre lì, per essere calpestato. L'eretico, che è il nemico della società, si troverà sempre lì, in modo da poter essere sempre sconfitto e mortificato di nuovo. Tutto quel che tu hai dovuto sopportare da quando sei nelle nostre mani, tutto ciò continuerà per sempre, e anche peggio. Le spiate, gli appostamenti, i tradimenti, gli arresti, le torture, le esecuzioni, le sparizioni non avranno mai fine. Sarà un mondo di terrore e di trionfo. Più il Partito è potente e meno esso sarà tollerante, più debole sarà l'opposizione e più spietato e intenso sarà il dispotismo. Goldstein e le sue eresie vivranno per sempre. Ogni giorno, ogni momento esse saranno sconfitte, screditate, messe in ridicolo, svillaneggiate... eppure continueranno per sempre a sopravvivere. Questo dramma che io ho recitato con te per sette anni sarà recitato ancora innumerevoli volte, di generazione in generazione, e sempre in una forma più raffinata che la precedente. Avremo sempre gli eretici a nostra diposizione che invocano pietà, che urlano per il dolore, rotti, battuti, miserabili... e infine profondamente pentiti, salvati dai pericoli che erano in loro medesimi, strisceranno ai nostri piedi, di loro propria iniziativa. Questo è il mondo che stiamo preparando, Winston. Un mondo di vittoria su vittoria, di trionfi su trionfi su trionfi: una spinta, e una spinta, e una spinta all'infinito, sul nerbo del potere. Comincio a pensare che tu stai per intuire come sarà il mondo futuro. Ma infine tu farai qualcosa di più che intuirlo e comprenderlo. Tu lo accetterai, tu ne auspicherai l'avvento, tu ne diventerai parte. »
George Orwell, “1984”.
October 20 La lotta per i dirittiParla Pedro Zerolo, elemento di spicco del movimento LGBT spagnolo e consigliere di Zapatero sui diritti civili. "Abbiamo fatto un gran lavoro nella società, abbiamo fatto di tutto per convincere le persone della necessità di assicurare pienezza di diritti ai gay, come alle donne, ai transessuali o agli immigrati. Abbiamo sempre lottato non solo per i nostri diritti ma per i diritti di tutti, siamo intervenuti contro la guerra, ci siamo schierati dalla parte degli immigrati, e questo ha allargato la nostra base di consenso a settori della società molto più ampi dell'ambiente gay". E' questo il racconto che Pedro Zerolo, ispiratore della legge sul matrimonio gay in Spagna e leader della comunità omosessuale scelto dal presidente Zapatero come principale consigliere sui diritti civili, ha fatto in un'itervista all'Unità di come si è sviluppata la battaglia per i diritti delle persone lgbt in Spagna. "Per avere una legge sul matrimonio in Spagna c'è voluto l'intervento di una persona influente e molto coraggiosa come Zapatero. Sì, c'è voluto coraggio, da parte sua e da parte nostra -continua Zerolo -. Le resistenze sono state molte soprattutto da parte degli uomini di tutti gli schieramenti. Ma la legge sul matrimonio non è una legge nata da un'azione isolata: si tratta di un provvedimento che fa parte di una politica di insieme molto precisa, volta ad assicurare piena parità tra uomini e donne nel Paese e tra eterosessuali, omosessuali, transessuali e bisessuali". "La destra si è sempre opposta fieramente ad ogni iniziativa di legge sul matrimonio gay - continua il consigliere di Zapatero - Quanto alla Chiesa cattolica, qui in Spagna la Chiesa ha organizzato grandi manifestazioni per impedire l'approvazione della legge sul matrimonio, ma la legge è stata poi puntualmente approvata e applicata". "Anche al nostro interno, poi, siamo sempre stati molto compatti - spiega Zerolo -. So che in Italia le lesbiche e i gay hanno associazioni separate e credo che questo sia un errore gravissimo. Così come credo che sia un errore non puntare sempre e comunque al massimo dei diritti, alla piena uguaglianza: avere un atteggiamento 'pragmatico' è completamente sbagliato, perché nel lavoro politico si avrà sempre a che fare con parti resistenti al cambiamento che approfitteranno della mancanza di determinazione di chi rivendica i propri diritti per provare a non concederne nessuno". Fonte: www.gay.it Mia opinione: tutto giusto, ma non tutto applicabile in Italia, per una serie di motivi; ad esempio il fatto che in Italia non c'è un referente politico valido per i diritti degli omosessuali, e c'è la palla al piede vaticana che rallenta tutto. Ma il problema più importante è che in Italia non sono solo le associazioni gay ad essere separate. Sono già le singole persone omosessuali ad esserlo! Sono le persone omosessuali a farti i predicozzi moralisti più noiosi sul Gay Pride, sono le persone omosessuali che non si offendono a sentir i soliti coglioni parlarti di come "si guarisce", sono le persone omosessuali che non sanno nemmeno decidere, tutti insieme, che per una sera in un anno si può spegnere quella cazzo di TV. Espandere la base di consenso fuori dall'ambiente gay è impossibile, perché non c'è al suo interno. Ha ragione dunque Zerolo: essere UNITI è fondamentale; qui bisogna raggiungere quella coesione sostanziale che manca, e senza la quale non otterremo mai niente. Se facessimo davvero lobby, se ogni omosessuale ritenesse importante votare per chi gli garantisce un diritto, boicottare programmi TV in cui si propaganda l'omofobia e in generale, fare azione concertata per difendere interessi comuni, allora presto ci vedremmo servito ciò che ci spetta su un piatto di argento, e con le scuse ufficiali dei governi. Perché il consenso per un partito può calare, il consenso per la Chiesa può calare... ma il numero di omosessuali non cala mai! Bisogna solo dargli il valore che merita con la coesione e l'unità di intenti. Ovviamente se non si è disposti a questo, se si vuole tollerare in silenzio e con pazienza, aspettando che l'illuminazione divina fulmini i nostri politicati sulla via di Damasco portandoli a concederci magnanimamente i nostri diritti, ci si deve accontentare di emigrare, oppure di restare, aspettare, subire. A noi la scelta. Ossequi October 18 Strano mondoSegue uno degli unici tre racconti compiuti che ho scritto nel mio periodo "narrativo". Recuperato sul blog perché non avevo voglia di scrivere qualcosa di nuovo e perché sono ancora oggi abbastanza soddisfatto del risultato. Strano mondo Valentina e Daniele erano una coppia piuttosto stravagante.
October 14 Omofobia, testo bocciato alla CameraLA RETROMARCIA - In sostanza, non si procederà più all'esame del provvedimento che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato». La maggioranza, insieme all'Udc, aveva chiesto un rinvio in Commissione. Tuttavia, una volta in Aula, il Pdl ha cambiato idea e ha votato per il proseguimento dell'esame e l’immediata votazione della pregiudiziale di costituzionalità. «C’era un accordo - spiega Beatrice Lorenzin del Pdl - per rinviare il testo in Commissione, rimediare ai profili di incostituzionalità e poi riportare rapidamente il ddl all'esame dell'aula entro novembre. Poi, poco prima della votazione, un esponente del Pd si è avvicinato ai banchi della presidenza e ha spiegato che o si esplicitava il ritorno in Aula a novembre o loro avrebbero votato contro. A quel punto, violato il patto, anche noi abbiamo votato contro». CASO BINETTI - L'esito in aula provoca un aspro scontro tra maggioranza e opposizione. E suscita malumori all'interno del Pd. La deputata Paola Binetti ha infatti votato con il centrodestra la pregiudiziale di costituzionalità. Durissimo il commento di Dario Franceschini: «È un problema, un signor problema». «È una cosa molto grave - ha ribadito in serata Franceschini, ospite della trasmissione di La7 Exit - perché su questi temi non ci può essere libertà di coscienza dentro un partito». Votare a favore di «un'aggravante legata a chi commette un reato contro la persona per motivi di discriminazione sessuale è una prova di fedeltà ai valori del partito democratico». Ora, ha aggiunto, «ci saranno organi di garanzia del partito che decideranno» su Binetti». LA DIFESA - La Binetti risponde alle critiche: «Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità potevano essere individuate come un reato... le mie e quelle di tante altre persone. Il testo era ambiguo, io ho votato per rinviarlo in Commissione e migliorarlo ma la richiesta di rinvio è stata bocciata. C’era un'ambiguità che giustificava le mie riserve». Secondo Pierluigi Bersani, il fatto che la Binetti si sia allineata alla maggioranza dimostra che nel Pd «qualche problema c'è», ma ad affossare la legge è stata «la maggioranza». «Non vorrei che passasse in seconda linea il fatto di fondo», aggiunge il candidato alla segreteria del Pd, ovvero «che altri hanno fermato la legge. La maggioranza ha votato contro». Durissimo il commento della relatrice del testo, Paola Concia del Pd: «Mi vergogno di far parte di questo Parlamento. Il Pdl ha detto bugie, mentre il mio gruppo senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione». «Questo testo ormai è morto, ma il Pd ne presenterà uno nuovo e chiederà che si lavori subito in Commissione su di esso, per discuterlo in aula a novembre» annuncia Marina Sereni, vice capo gruppo del Pd alla Camera. La Sereni spiega perché il Pd non ha appoggiato la richiesta di rinviare la legge in Commissione, che forse avrebbe preservato il testo dal successivo scivolone sulle pregiudiziali. «Noi eravamo disponibili a un rinvio, purché accompagnato dall'impegno a calendarizzarlo di nuovo a novembre. Senza questo impegno si sarebbe trattato di un rinvio 'sine die'. Non avevamo chiesto la luna». UDC - Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, spiega le ragioni che hanno spinto il suo partito a sollevare la questione pregiudiziale: «Il Parlamento per seguire furori ideologici non può legiferare male, leggi confuse che non eliminano le discriminazioni ma anzi le accentuano. Penso a categorie come quella degli anziani o quella dei non autosufficienti. Sarebbero esse sì discriminate se avessimo approvato una legge di questo tipo». IDV - L'Italia dei Valori si era detta fin da subito contraria al richiamo in commissione: «C'è stato un anno di aggiustamenti su questo testo che è stato, tra l'altro, redatto a più voci, compresa quella della maggioranza. Questa richiesta ci sembra dilatoria: le lobby omofobe sono in lavoro permanente» aveva detto il vice presidente della commissione Giustizia, Federico Palomba. GRILLINI - Un duro commento arriva anche da Franco Grillini, presidente di Gaynet: la legge sull'omofobia è stata respinta «grazie all'Udc, braccio armato del Vaticano, con una pregiudiziale di incostituzionalità infarcita di argomentazioni degne della peggiore estrema destra europea». «Già in mattinata - afferma l'ex deputato - il Vaticano si era premunito, attraverso il quotidiano dei vescoviL'Avvenire, di chiedere la bocciatura del provvedimento con le stesse argomentazioni usate da mons. Martino all'Onu per chiedere anche lì la bocciatura della mozione europea sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità. Il Vaticano ordina e il Parlamento ubbidisce; non a caso è ancor una volta l'Udc a eseguire gli ordini per impedire che qualsivoglia norma a difesa del mondo lgbt possa vedere al luce in Italia». «La bocciatura della legge Concia contro l'omofobia - aggiunge Grillini - è di fatto un incentivo agli omofobi a continuare nell'orrenda serie di atti di violenza e aggressione verso la comunità lgbt. Nei fatti, nell'Italia di oggi gli omosessuali sono come gli ebrei nella Germania di Hitler». «Da ultimo consigliamo al Pd di espellere finalmente la signora Binetti, visto che non vota mai in conformità alle decisioni di quel partito» conclude Sorpresa? Ma anche no. In effetti ero stato il primo a predire che tutta la faccenda della lotta alla violenza omofoba si sarebbe conclusa con un nulla di fatto e con tante belle parole. "Eh, sì, la violenza! La violenza è cattiva, va combattuta!" Certo, la combattiamo raccontando che i gay sono deviati, malati di mente, inferiori ed immorali, e poi precisando: "però non li dovete picchiare troppo forte". Non hanno capito nulla, ma è evidente che fanno finta di non capire. Non si può combattere la violenza se non combatti l'idea violenta, se lo stato non prende posizione contro le idee che hanno generato la violenza... le idee come quelle della Binetti. Personaggi come lei sono niente di meno che complici del celebre "Svastichella" e dei suoi simili, e sono colpevoli quanto lui, anzi DI PIU'. Fin quando questo concetto non sarà ampiamente compreso e culturalmente assimilato nella nostra società, la violenza resterà. Anzi ce ne sarà sempre di più, visto che è legittimata dallo stato; "legittima" l'idea, "legittima" l'azione. Lo ammetto, ho un moto di divertimento in questo momento. Penso che c'è chi se la prende col Gay Pride perché si permette di sparare a salve delle frecciatine irriverenti verso alti prelati ingioiellati e poveri ministri della repubblica indifesi... e nel frattempo, nel'indifferenza generale (quando non con l'approvazione), quegli stessi manifestanti "irriverenti" si beccano tutti i giorni nel petto mitragliate alzo zero con proiettili all'uranio impoverito. Un amaro sorriso pirandelliano è la mia reazione più spontanea a questo pensiero. Ossequi. October 11 Ogni spermatozoo è sacro
Restando in tema con l’ultimo video che ho postato, ecco un geniale spezzone tratto dal film “Il senso della vita”. Satira straordinaria. September 25 Amore vero, simbiosi, idolatria.“Ciò che conta è sapere a quale sorta di unione alludiamo, parlando d’amore. Ci riferiamo all’amore come alla matura soluzione del problema dell’esistenza, oppure alludiamo a quelle incomplete forme di amore che possono chiamarsi unioni simbiotiche? Nelle seguenti pagine chiamerò amore solo la prima. Inizierò la discussione sull’amore con le ultime. L’unione simbiotica ha il suo modello biologico nella relazione fra la madre e il feto. Sono due, eppure uno. Vivono insieme (simbiosi), hanno bisogno l’una dell’altro. Il feto è parte della madre, riceve tutto ciò di cui ha bisogno da lei; la madre è il suo mondo; lei lo nutre, lo protegge, ma anche la sua vita è intensificata da esso. Nell’unione simbiotica fisica, i corpi sono indipendenti, ma lo stesso genere di unione esiste psicologicamente. La forma passiva dell’unione simbiotica è quella della sottomissione, o, per usare un termine clinico, del masochismo. Il masochista sfugge all’insopportabile senso di separazione e solitudine rendendosi parte di un’altra persona che lo domina, lo guida, lo protegge; che è la sua vita e il suo ossigeno, per così dire. Il potere di colui che sottomette è sublimato, sia egli un essere umano o un Dio; lui è tutto; io non sono nulla, a meno che non diventi parte di lui: parte di grandezza, di potere, di sicurezza. Il masochista non ha da prendere decisioni, non ha da correre rischi; non è mai solo, ma non è indipendente; non ha autonomia; non è ancora pienamente nato. Nel concetto religioso, l’oggetto di adorazione è chiamato idolo; nel concetto secolare di rapporto d’amore masochistico, il meccanismo essenziale, quello dell’idolatria, è lo stesso. […] Può esserci la sottomissione masochistica al destino, alla malattia, alla musica ritmica, allo stato orgiastico prodotto dalle droghe, o sotto influsso ipnotico: in tutti questi casi la persona rinuncia alla propria integrità, fa di se stessa lo strumento di qualche cosa o di qualcuno al di fuori di sé stessa; non ha bisogno di risolvere il problema di vivere mediante l’attività produttiva. La forma attiva di fusione simbiotica è il dominio o, per usare il termine psicologico corrispondente al masochismo, il sadismo. Il sadico vuole sfuggire alla propria solitudine e al proprio senso di isolamento impossessandosi di un’altra persona. Sublima se stesso incorporando un altro essere, che lo idolatra. Il sadico è legato al succubo così come quest’ultimo è subordinato al primo; non può nemmeno vivere, senza l’altro. La differenza sta solo nel fatto che il sadico domina, intraprende, offende, umilia, e il masochista è comandato, offeso, umiliato. Questa è una differenza considerevole, in senso realistico; ma in un senso più profondo ed emozionale, la differenza è irrilevante, rispetto a ciò che ambedue hanno in comune: fusione senza integrità. Se si capisce questo, non ci si meraviglierà di scoprire che una persona reagisce sia nel modo sadico che masochistico, verso oggetti diversi. Hitler agì in un primo tempo in modo sadico, verso il popolo; ma in modo masochistico verso il destino, la storia l’ “alto potere” della natura. […] In contrasto con l’unione simbiotica, l’amore maturo è unione a condizione di preservare la propria integrità, la propria individualità. L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso d’isolamento e di separazione, tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due.”
Erich Fromm, “L’arte di amare”. September 21 La forza delle paroleDal film "The interpreter". September 19 Il coccodrillo"QUI NESSUNO E' CONTRO I GAY, QUESTO GRUPPO NON HA LO SCOPO DI DISCRIMINARE NESSUNO. sono persone come noi, e siamo anche d'accordo col dire che dovrebbero ricevere determinati diritti (come fare visita al proprio compagno in ospedale o avere diritto ad un minimo di eredità) ma non possono adottare figli, non possono volere il matrimonio per l'assurda pretesa di essere "accettati". La nostra società è aperta, anche troppo delle volte. Loro invece chiudono la bocca alla democrazia, dicendo che la canzone di Povia, Luca era gay, una canzone bellissima,è solo una canzone "omofoba". i nostri figli non cresceranno in un ambiente così meschino, in una cultura dell'odio così radicata. I Tabù non sono fatti per la Democrazia, si può parlare di tutto e discutere, senza scatenare le ire di chi, vivendo male la propria diversità, vorrebbe imporsi al mondo. Dobbiamo assicurare un futuro migliore per la nostra società e ciò può essere realizzato solo attraverso delle ferree tutele sulla famiglia biologica e naturale. NON possiamo accettare di vedere gay pride (vi ho lasciato delle foto) nelle nostre città ne di vedere della satira spicciola su qualche organo religioso che va contro il loro potere. Le lobby gay sono riuscite a farsi riconoscere "naturali":la stessa organizzazione della sanità ha dichiarato l'mosessualità una "non-patologia" per semplice mancanza di prove. Non si può curare o stabilirne correttamente la causa, quindi non si può affermare che sia una condizione deviante: motivazione spicciola ed inutile contro la quale si scagliò la comunità degli psicologi nel mondo. La decenza e i nostri figli, LASCIATELI STARE." Questo passaggio viene da un gruppo su facebook dal nome che è tutto un programma: "Contro il matrimonio e l'adozione omosessuale. Per la Famiglia Naturale!" Di questo gruppo possiamo notare la delicatezza e l'intento non-discriminatorio ("lasciate stare le decenza", perché essere gay e andare al Pride è di per sé indecenza) o la precisione scientifica ("la comunità degli psicologi del mondo"; altro che APA, questa sì che è un'associazione importante e riconosciuta). Ma lasciamo stare, non perdiamo troppo tempo a discutere dei contenuti ("semplice" mancanza di prove?! "Luca era gay" una canzone "bellissima"?! Sono riusciti a strapparmi un sorriso XD). Un commento solo vorrei farlo... come diceva il saggio Montanelli: "non mi irrita che il coccodrillo mi divori la gamba, quanto che poi ci pianga sopra". Suggerisco di segnalare il gruppo in questione per incitamento all'odio (oltre che disinformazione e diffamazione di un gruppo sociale). E' mia ferma intenzione "chiudere la bocca alla democrazia", ingenuamente convinto che prima della democrazia venga il rispetto fra gli esseri umani. Lo trovate qui: In fondo a sinistra, cliccate su segnala gruppo, indicate il motivo (incitamento all'odio) ed è fatta. Credo sia una cosa che un po' tutti possono condividere, visto che è evidente che questo gruppo va ben oltre il già non nobile scopo che si era prefisso. September 18 Inconsapevoli bugiardi"Paul Ingram, un vicesceriffo, era
stato accusato di aver violentato le figlie, sulla base dei loro ricordi
ritrovati, dopo che un membro della Chiesa Pentecostale frequentata dalla famiglia, e
provvisto a suo parere del dono della profezia, aveva informato una delle
ragazze di aver saputo da Dio che aveva subìto abusi sessuali. Ingram sostenne
di non ricordare alcun abuso, ma sotto la pressione del reverendo e del
terapeuta delle figlie, cominciò a “ricordare”. Le accuse delle ragazze
divennero rapidamente più stravaganti: erano state violentate e costrette a
partorire neonati poi sacrificati in un rituale satanico cui avevano
partecipato anche altri abitanti della città. E Ingram ricordò doverosamente
molti di questi eventi. Si dichiarò colpevole, e fu condannato a venti anni di
galera.
Durante il processo Ingram fu esaminato in modo approfondito da Richard Ofshe, uno psicologo sociale, per sapere quanto fosse suggestionabile. Molti di noi sono vulnerabili all’inserimento di falsi ricordi, come ha dimostrato Elizabeth Loftus, ma quelli di un abuso sessuale potrebbero essere creati dal nulla? Ofshe fece una prova. Disse a Ingram che secondo suo figlio, aveva costretto il ragazzo ad avere un rapporto sessuale con la sorella a cui aveva assistito. In realtà, il figlio di Ingram non aveva mai detto nulla del genere e sulle prime, Ingram non riuscì a ricordare l’evento. Dopo aver pregato e meditato tuttavia, sviluppò un ricordo particolareggiato. In base anche alle osservazioni di Ofshe, tentò di dichiararsi innocente, ma era troppo tardi: la corte respinse l’appello (Schacter 1996). Scontò quattordici anni prima di essere liberato nel 2003" (Da Neil Levy; "Neuroetica. Le basi neurologiche del comportamento morale"; 2007.) September 13 Cosa succede nel corpo maschile durante un rapporto sessuale.
Magnifico spezzone tratto dal film di Woody Allen "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere" Fatevi due risate XD
September 12 For youGiornata dura, ieri. Mi hanno svegliato alle dieci di mattina per andare al funerale di mia zia. Il giorno prima mi avevano svegliato alle nove perché era morta, ma io continuavo a non riuscire a dormire prima delle due, così in soli due giorni avevo messo da parte un debito di sonno quasi invalidante. Tutta la giornata ho continuato a sentire quei pensieri ossessivi, forse alimentati dall’impressione della morte, forse dovuti solo al fatto che ho appena finito la terapia con gli antidepressivi. Che sensazione orribile … tutto il giorno il battito del cuore irregolare e il respiro affannoso, il tutto senza motivo apparente o con i motivi più futili tirati fuori di volta in volta. Mi sembra di sentire la vita che si accorcia di anni solo per giorni come questo, e se ripenso a quando i giorni erano quasi tutti come questo non posso fare a meno di chiedermi quale sia la mia aspettativa di vita attuale. A cena ho preso qualcosa come uno zombie, morivo di sonno e quindi verso le dieci, sì e no mezz’ora dopo aver finito di mangiare, mi sono gettato sul letto. Mi sono svegliato che la stanza era ancora buia e l’orologio da polso segnava le undici passate, sperando ardentemente che intendesse le undici di mattina, perché non avevo voglia di dormire ancora. Poco più tardi l’oscurità e il computer ancora acceso che segnava le 23.33 mi gettarono nello sconforto. Non avevo sonno e dovevo comunque riuscire ad addormentarmi, altrimenti Dio sa come sarei riuscito a star sveglio l’indomani; ma le condizioni non erano delle migliori, avevo ancora la tachicardia e un senso generale di ansietà. Mi ha sfiorato l’idea di prendere qualche goccia di ansiolitico. Una bottiglia, un flaconcino di medicinale, un sorso e il cuore si tranquillizza, il respiro si fa regolare e posso dormire tranquillo; facile come bere un bicchier d’acqua, letteralmente. Mi dicono tutti di evitarlo ogni volta che è possibile, perché sembra una manipolazione ingiusta, perché con le pillole o le gocce “non sono io”. Ma chi lo dice? Magari adesso non sono io, adesso è la malattia che parla e che scrive, e le pillole mi permettevano di essere me stesso. Chi potrà mai dirlo? Lo ammetto, il flacone mi ha tentato. Forse se l’avessi avuto sul comodino, e non sepolto fra centinaia di scatolette nell’armadietto dei medicinali, l’avrei preso. Ma poi mentre ero sdraiato lì nel letto a valutare l’idea, ho ripensato a perché mi sono sentito finalmente abbastanza forte da smettere con le pillole. Ho immaginato, o ricordato, quei momenti in cui nel letto non ero solo. Pensa se fossi stato così quando ero con te … avevo la scena davanti agli occhi. Mi avresti rimproverato; mi avresti detto che non avevo bisogno di antidepressivi, perché avevo già te. Quanta ragione avresti avuto … avrei appoggiato la testa al tuo petto e lentamente avrei sincronizzato il mio respiro al tuo, i nostri cuori avrebbero battuto all’unisono, e mi sarei addormentato, sicuro e sereno. Mi sono pescato a ripensare a quei momenti più importanti, a quando quel tuo cuore l’ho sentito battere più veloce, come se stesse per scoppiare, mentre la tua mano stringeva la mia più forte, come se lasciarla significasse cadere chissà dove; poi finalmente mi hai detto quelle due parole che ti stavi tenendo dentro, e per la seconda volta (la prima era stata quando le avevo dette io) ho sentito che valeva la pena di vivere, che c’era un significato e uno scopo per tutto quello che avevo passato. Non sono facile al pianto … alle volte, anche quando vorrei, non riesco a tirarlo fuori. Come ieri sera, quando ho sentito di dover piangere di gioia senza riuscirci, e nel frattempo mi davo del coglione per essere come sono … paranoico, ossessivo, incapace di lasciarmi andare e prendere la vita come viene. Fortunato, fortunato come pochi altri a questo mondo possono dire di essere, eppure pronto a rovinare tutto in ogni momento con la mia mania di analizzarmi, dissezionarmi, disumanizzarmi … Ecco, lo sto facendo anche ora! Ed egoista … santo cielo quanto sono egoista. Parlo sempre di me, tutto riguarda me, devo sempre dire la mia e voglio avere sempre ragione. Sì, lo sai, sono fatto così. Eppure adesso ho capito. Basta, non devo più parlare di me, dobbiamo parlare di noi. Ormai sei una parte di me ed io sono una parte di te; voglio darti tutto me stesso, voglio darti tutto quello che ho nel cuore. Voglio fuggire con te da tutto ciò che può preoccuparmi, fuggire dal mio disturbo, fuggire dai giudizi, fuggire dal mondo. Voglio godere di ogni momento passato insieme, di ogni carezza scambiata e di ogni bacio rubato (a fior di labbra perché, sai, quel mio problema … un’altra delle mia manie J). Voglio tornare su quell’isola deserta dove i sogni diventano realtà, dove possiamo fare i nostri progetti impossibili su una casa, un bambino, un gatto e tanti acquari. Voglio, e posso, possiamo; quanti al mondo sono così fortunati? Tutto questo ho pensato, e tutto questo ho sognato ieri sera. Perché pensando a te, io mi sono addormentato felice.
Tuo, Alberto.
(Niente commenti, per favore.) September 11 Terapia riparativa: un approccio epistemologico.
I miei colleghi scienziati, per lo meno i biologi, tendono a non capire perché mi occupi tanto di epistemologia, una branca della filosofia. C’è l’impressione diffusa che per uno scienziato occuparsi di filosofia sia perdita di tempo. È bizzarro. Vero è che gli scienziati non sono filosofi, e non si devono quindi necessariamente interessare a tutte le branche della filosofia, e vero è che come biologi possiamo tranquillamente evitare di perder tempo in oziosità metafisiche, attenendoci ai crudi fatti. Ma da dove viene questa autorità che attribuiamo ai crudi fatti? Perché scegliamo di non filosofare? Mi piace citare Aristotele in questo caso: “Si può decidere di filosofare o non filosofare; ma per decidere di non filosofare, bisogna filosofare”. Lo scienziato deve scegliere di non filosofare, di questo sono persuaso. Ma per giustificare questa scelta, lo scienziato deve filosofare. Se l’epistemologia non è quindi interesse diretto delle scienze naturali, ciò nondimeno essa deve essere materia che interessi gli scienziati naturali, al pari di chiunque nutra un interesse verso ciò che noi chiamiamo Verità. Chi cura questo blog è persuaso dell’esistenza della Verità, o meglio, delle Verità, e della necessità di difenderle. Ma la Verità è un’amante difficile, tutti pensano di conoscerla e nessuno la vede mai, se non nascosta dietro a un velo. Questo non deve significare una rinuncia a cercarla, ma può semmai darci indicazioni sulle strategie da usare per la nostra ricerca. Se infatti non siamo in grado di distinguere le Verità in “positivo”, possiamo comunque tentare di distinguerle con buona approssimazione in negativo, ovvero come opposizione alla menzogna. Quest’ultima infatti cammina a viso scoperto, e riconoscerla è relativamente facile. Altra mia convinzione è che una buona base epistemologica ci faciliti moltissimo in questo compito; ci indica una via solida che ci porta a sapere quello che diciamo anche quando le nostre conoscenze nozionistiche sono relativamente limitate. Se sappiamo come interpretarli, pochi indizi ci indicano dove andare meglio di una marea di informazioni che non sappiamo come usare. Inoltre, ci rende immuni dai giochi di prestigio epistemologici che certe categorie di pseudo colti e letteratucoli di serie B talvolta tentano di usare per propagandare la menzogna. Il mio blog è relativamente ricco di esempi di esercizi logici e di semplici dissertazioni di epistemologia pratica; il post precedente questo ne è un esempio. Oggi faccio un altro esercizio logico che rappresenta un esempio molto, molto importante.
Voglio oggi costruire le fondamenta per una difesa fondamentalmente epistemologica dalle menzogne della cosiddetta “terapia riparativa”. Per chi non sapesse di che parliamo, facciamo riferimento alle deleterie teorie del pessimo Joseph Nicolosi, integralista cattolico e sedicente psicologo che ritiene l’omosessualità un disturbo mentale e afferma (senza fondamenta epistemologiche valide, come vedremo) di poterla anche guarire. Questa è un’esercitazione logica, ma è anche qualcosa di più: vuole essere una guida rapida al confronto con i sostenitori della teoria, e vuole mostrare come anche chi non abbia a disposizione strumenti scientifici avanzati di confutazione possa tuttavia rilevarne con semplicità la insostanzialità. Vediamo quindi quali sono le fondamentali debolezze epistemologiche su cui si deve insistere, i punti sui quali bisogna invece “rifiutare” il dialogo (non intendo dire “evitarlo”; intendo rifiutarsi legittimamente di prendere come validi certi presupposti di ragionamento scorretti), e come respingere gli attacchi senza colpo ferire. Iniziamo.
1) La “cosificazione” Mi piacerebbe poter dire di essere io l’inventore del termine. Invece una parte di me sa che esso riemerge dalla memoria di antiche letture dimenticate, dove era usato con chissà quale significato e chissà quale scopo. Non importa, oggi lo uso io col significato che decido io. Per cosificazione intendo la manovra intellettuale e dialettica il cui scopo è privare una persona, agli occhi degli altri, della dignità umana, trasformandola quindi in un oggetto o un robot. L’umano ha certe caratteristiche sue distintive; esse lo distinguono dalle altre specie viventi e dagli oggetti, e garantiscono il suo diritto ad essere trattato da pari a pari nei confronti di qualunque altro essere umano. Alcune di queste caratteristiche sono l’intelligenza, la capacità di stabilire legami affettivi, di avere esperienze “spirituali”. Nel momento in cui viene lesa o negata pubblicamente una di queste capacità, si ha una cosificazione, una lesione fondamentale dell’umanità e dell’individualità. Manovre cosificanti sono tutti i pregiudizi razziali e di categoria, del tipo “i neri sono stupidi e selvaggi” o “gli ebrei sono bugiardi ed avari”. In virtù di affermazioni di questo tipo, infatti, neri ed ebrei si trovino privati de facto del diritto tutto umano di essere ascoltati, considerati e rispettati. Nel momento in cui si sente dire che non bisogna ascoltare quello che qualcuno ha da dire perché “è ebreo”, allora siamo di fronte ad una palese manovra cosificante; nel momento in cui si dice di qualcuno che è “malato di mente” o che “non sa quello che fa”, lo si sta cosificando, in quanto si ledono certe sue caratteristiche umane fondamentali: quella di poter scegliere le proprie azioni e di avere un mondo interiore grande quanto il nostro, e che quindi a noi non è dato giudicare. La cosificazione è alla base delle teorie riparative dell’omosessualità, per questo anche la maggior parte dei punti che successivamente esporrò sono corollari a questo principio base: l’uomo non può essere trattato come cosa. Vedremo anche perché Il concetto stesso di “teoria riparativa”, al di là del nome stesso che è già una confessione, è altamente cosificante, e in conseguenza lesivo del diritto umano. La teoria riparativa si basa su un assunto importante: dall’omosessualità si può guarire e, per dirla con Nicolosi, è tutta questione di “choice, choice, choice” (scelta, scelta, scelta). L’obiettivo politico è chiaro: lo stato e in generale le persone civili sono tenute a rispettare tutti come esseri umani, ma nessuno è tenuto a rispettare opinioni o scelte di tutti; io stesso se mi chiedete “rispetti le opinioni di chi sostiene la terapia riparativa?” Rispondo no, che si tratta di una cosa di cui si dovrebbe vergognare. Allo stesso modo, nessuno è disposto a giustificare comportamenti violenti e sbagliati sulla base ad esempio di credenze religiose, perché tutte le persone meritano rispetto, ma non tutte le scelte lo meritano. L’obiettivo di chi ci propina le panzane riparative è di poter trattare l’omosessualità come non solo una scelta (perché in fondo, una scelta di vita improntata all’amore e che non danneggia nessuno merita comunque rispetto), ma addirittura come un capriccio da bambini che lo stato non può assecondare (vedi quel genio di Marcello Pera, che lo ha detto apertamente). Ecco una manovra cosificante: il mondo interiore di una persona, le sue scelte, il suo percorso di vita, quello sconfinato universo di sensazioni, emozioni e pensieri, viene ridotto a un capriccio da bambini. E i bambini, come è noto, “non sanno quello che fanno”. Ecco come il passaggio da persona a oggetto è completato; non è una persona di sangue e carne, ma un robot programmato che non può sapere cos’è meglio per lui. Tutto ciò, oltre che crudele e ingiusto, è epistemologicamente infondato; l’unica porta aperta sul mondo interiore delle persone sono le loro parole e comportamenti, quindi non possiamo permetterci di ignorarle e di cosificare i suoi autori; se lo facessimo, qualunque cosa volessimo inferire dopo su quel mondo interiore della psiche sarebbe solo un’ardita ipotesi. Leggi: completamente campata in aria. 2) Come non cosificare: l’eterofenomenologia. Attenzione ora, perché siamo di fronte ad un punto molto importante. Abbiamo visto che, se abbiamo rispetto per una Verità contenuta nella mente altrui, e teniamo a raggiungerla, non possiamo cosificare il nostro più affidabile testimone affermando senza ragione che “menta” o non sappia quello che fa. Il testimone potrebbe anche avere qualche problema mentale, essere incoerente e inaffidabile, o avere dei motivi per mentire. Ma noi non possiamo decidere da un giorno all’altro a capriccio chi può essere ascoltato e chi no, specie sulla base di pregiudizi ideologici o per dimostrare una nostra tesi. Fino a che non vi sia un dato fisico importante contro l’attendibilità di un testimone, noi dobbiamo considerarlo affidabile. Questo argomento, che già è valido per le testimonianze ordinarie, vale infinitamente di più per le verità “interiori” del soggetto, che solo lui può comunicarci. Potremmo anzi spingerci a dire che, in quel mondo interiore, le regole vengono decise dal testimone stesso, e quindi anche ammesso che sia un “malato di mente”egli sarebbe comunque testimone affidabile del suo mondo interiore. Veniamo al nostro caso specifico: i riparazionisti(1) potranno argomentare che le nostre scelte sono “sbagliate”, e il nostro modo d’essere non è quello che crediamo perché si può cambiare. Ma potranno fare anche di peggio, potranno aspettarci al varco nel momento in cui negheremo che tale modo di essere possa essere cambiato; ci porteranno testimonianze di gente che “l’ha fatto” (l’unico motivo per cui mi sono limitato a DUE virgolette è il mio straordinario rispetto per la lingua di Dante), e se noi le respingeremo come false potranno accusarci di avere “cosificato” gli autori di quelle testimonianze, di non rispettare il loro diritto di essere ascoltati e trattati come umani dotati di libero arbitrio. Per quanto riguarda la prima obiezione, sulla giustezza delle scelte, si può anche discuterne con loro, ma più semplice è invocare l’undicesimo comandamento: “fatti i ca**i tuoi”. L’approccio per gestire le altre critiche è invece quello che Daniel Dennett (http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Dennett) chiama “eterofenomenologico”. Lo introduco rapidamente, anche perché i suoi concetti base sono già scivolati anonimamente dentro quanto ho scritto sinora. Nel capolavoro “Conscoiusness Explained” Dennett si pone il quesito se il ricercatore della mente disponga degli strumenti per distinguere uno zombie senza coscienza che si comporta come un umano (e quindi una cosa, una specie di robot perfetto) da un umano vero. Non vi anticipo la risposta perché dopo che avrò esposto il metodo potrete arrivarci da soli; descrivo invece l’approccio eterofenomenologico (che nulla ha a che fare col l’eterosessualità), che secondo il Dennett dovremmo usare, e lo faccio tramite la sua stessa metafora. Si tratta di ascoltare le testimonianze di chiunque e trattarle come fossero “finzione narrativa”. Esempio: immaginate di interrogare JK Rowling sul mondo di Harry Potter. Potremmo farle qualunque domanda, anche la più difficile, e presumibilmente saprà rispondere, perché la signora assoluta del mondo di Harry Potter è lei. Le parole della Rowling sul mondo di Harry Potter sono santo Vangelo, inconfutabili; se lei ci dice che Blaise Zabini è africano, è il momento di farla finita con le speculazioni sul biondo dei suoi capelli; se lei ci dice che Silente è gay, allora non si può più accoppiarlo con la McGrannitt. Attenzione, però; questo non vuol dire che il mondo di Harry Potter esista davvero fuori dalla mente della Rowling. La Rowling è autorità assoluta su un mondo del quale però io, eterofenomenologo, non ho nemmeno informazioni certe sull’esistenza; l’autorità indiscutibile che le attribuiamo vale solo e soltanto nel mondo che lei ha creato. Harry Potter e Silente non esistono certo fuori dalla sua mente(2). Sperando che la sostanza dell’approccio eterofenomenologico sia chiara, passo a spiegare che frutti dia in questa circostanza: come eterofenomenologo, io posso (e talora devo) prendere sul serio tutte le testimonianze, anche quelle oggettivamente poco attendibili degli ex-gay, come testimonianze affidabili di un mondo interiore che appartiene al testimone. Altrimenti li starei cosificando, starei dicendo che sono robot. Al contempo, però, prendere sul serio quello che essi dicono non vuol dire credere che ciò sia una testimonianza applicabile anche ad una realtà fuori da quel mondo interiore. In sostanza, possiamo anche ammettere che la magica trasformazione da gay ad etero di Luca di Tolve rispecchi con assoluta fedeltà una sua trasformazione interiore. Anzi, facciamolo, nonostante non ci sia alcun motivo di ritenere che uno così sia sincero anche solo con sé stesso. Per nostra ipotesi di partenza quella è verità indiscutibile, ma riguarda LUI e solo LUI. Quest’approccio è straordinario, ha potenzialità immense ed evidenti. Nessuno potrà mai dirci che selezioniamo le fonti, o che attribuiamo autorità solo a chi vogliamo noi, trasformando così gli altri in “cose”. Noi trattiamo tutti esattamente allo stesso modo: massime autorità sulla propria interiorità(3). Se vogliamo mantenere quest’approccio fiducioso con gli ex-gay, però (e qui arrivano gli ovvi vantaggi), allora automaticamente dobbiamo avere lo stesso rispetto (anche molto di più, per i motivi che vedremo) ai gay o agli ex-ex-gay; signori assoluti della propria identità, e unici che possono rivelarci se il loro è un modo d’essere, se può essere cambiato, se merita il nostro rispetto. Noi tutti pretendiamo il rispetto dovuto alle persone adulte, sia per le nostre scelte che per il nostro modo di essere; se scrivo un libro, io e io solo decido che fanno i personaggi; se uno spazio è lasciato all’interpretazione soggettiva del lettore, allora si tratta solo di quello spazio che io autore generosamente concedo. Chi cosifica, a questo punto, è solo ed esclusivamente il riparativista, che insiste nel dire che tutti possono “guarire” e si riserva di ignorare, e trasforma quindi in “cose”, tutti quelli che danno testimonianza contraria. 3) Le evidenze “scientifiche” I seguaci di San Nicolosi sono spesso convinti di essere scientifici, di possedere la verità scientifica. Non c’è garanzia migliore del fatto che non lo sono. Ma c’è ancora qualcosa che possiamo evidenziare del loro approccio scientifico e cioè, ancora una volta, la sua natura cosificante. Qualsiasi psicologia non eterofenomenologica è automaticamente cosificante, questo perché ogni volta che ci sia un disaccordo sulla natura intima della mente, uno dei testimoni dovrà essere “cosificato” per giustificare tale discordanza. Anche senza mettere a nudo l’aspetto cosificante della Terapia Riparativa, sono evidenti le sue gravi lacune sul versante più strettamente scientifico; la più grave delle quali è la mancanza di peer review. I riparazionisti si citano fra di loro, si fanno pubblicare i propri libri senza averli fatti visionare a un pubblico di colleghi neutrali, mantengono contatti con associazioni completamente fantascientifiche come Exodus. Fateglielo notare, e tireranno fuori la solita Lobby Gay che li reprime e terrorizza. Perché dovete sapere che, poveretti loro, questa terribile minaccia è il motivo per cui nessuno dei loro colleghi li caca mai di striscio, e quei due tre che lo fanno sono numerari dell’Opus Dei. Comunque le basi per rispondere a questa patetica difesa sono in gran parte nel mio intervento precedente, quindi non mi ci soffermo oltre. Basti dire che le lacune scientifiche sono tanto gravi che tutte le associazioni psicologiche più prestigiose hanno emesso dichiarazioni a sfavore della terapia riparativa. MA, al di là di questo, la terapia riparativa può essere anche, per certi aspetti, dannatamente “scientifica” nel senso peggiore del termine. Ovvero, ancora una volta, perché tratta i suoi pazienti come oggetti studiabili col metodo scientifico e non tiene minimamente conto di fattori umani. Li ignora, completamente. Pensate alle “verità statistiche” che i riparazionisti propinano continuamente: 60% di guarigioni complete, secondo il famigerato Narth, l’associazione di Nicolosi. Questi dati sono autocertificati, come sempre quando si parla di terapia riparativa, quindi noi che siamo maliziosi sospettiamo che possano essere “leggermente” gonfiati. Ma pensateci, perché è la prima domanda che una certa persona mi ha fatto dopo aver snocciolato questo dato: e il restante 40%? Non è mica poco … Il 40% di solito passa anni di sofferenza nell’ambito del programma di Nicolosi, spende un casino di soldi per farsi aggiustare (perché questi buoni samaritani di dottori, fra un’opera umanitaria e l’altra, dovranno pur pagarsi la cena nel ristorante a cinque stelle), e poi quando finalmente si rendono conto di quanto stiano sprecando tempo, denaro e vita, abbandonano la terapia e passano altri anni a rimproverarsi tormentati dai sensi di colpa a dall’idea del fallimento. Alla fine entrano nei gruppi ex-ex-gay e raccontano la loro terribile e frustrante esperienza. E quelli “di successo”? Nicolosi, usando un lungo giro di parole e parlando della psicoterapia come un lavoro “che dura tutta la vita” perché fa tanto figo dire così, ci avverte che contro le pulsioni omosessuali, forti o meno forti, dovranno lottarci sempre. Come se mi dicessero: “Alberto, sei guarito dalla depressione! Devi solo prendere una pillola al giorno per il resto della tua vita col rischio di buttarti dal balcone se per caso te la scordi, ma a parte questo sei guarito!” Va bene, dai, diciamo che qualcuno è “guarito” davvero. Prendiamo solo i casi ipotetici di guarigione “completa”. A dire il vero alcuni pensano che questi casi non esistano, perché la terapia in questione non funziona mai. Lo credo anch’io, io non penso che un individuo completamente omosessuale, un Kinsey 6 insomma, una di quelle checche sfondate come Luca, dopo la terapia mi diventa uno stallone sciupa femmine; è già poco credibile se mi diventa un tiepido bisessuale o un asessuale. Tuttavia vi sono i casi di persone bisessuali o solo prevalentemente omosessuali (Kinsey 3, 4, 5) che immagino possano andare soggetti a un livello più o meno ampio di modificazione “cosificante”. Sentiremo spesso le loro storie di “successo”(4), ma, anche senza esprimerci sul valore di verità di dette testimonianze, ricordiamo che esse valgono solo ed esclusivamente per loro. Il dato statistico che Nicolosi & co. vorrebbero fosse rincuorante e gli portasse tanti clienti e soldi, è in realtà irrilevante. Le guarigioni “complete” (rigorosamente autocertificate) avrebbero potuto essere il 90%, il 95%; e non sarebbe bastato lo stesso, perché parliamo di persone, non di oggetti! Io non dubito che statisticamente fra i calabresi vi siano molti, MOLTI più mafiosi che fra i valdostani; ma questo non autorizzerà mai nessuno a darmi del mafioso in quanto calabrese o a insinuare che abbia maggiori probabilità di essere mafioso, perché IO non lo sono, e sono una persona, non sono in balia di probabilità e statistiche. Questo, l’essenziale umanità di tutti, etero o gay, è sufficiente a confutare la terapia riparativa. Basta una sola testimonianza contro perché la celebre frase “guarire si può” (e ne abbiamo un infinità) possiamo gettarla nel cesso e tirare lo scarico. A meno di voler dire “guarire: qualcuno forse può, qualcuno di sicuro no, e comunque sono tutti casi dubbi”. Ma che ce ne facciamo? Avremmo comunque il problema della dignità e dei diritti di quelli che “non può”, un problema che Nicolosi non solo non vuole affrontare, ma di cui vuole negare l’esistenza per conseguire fini politici. 4) E se una persona vuole essere curata? I riparazionisti si aggrappano spesso a questo. Sfruttano la sofferenza degli omosessuali e il loro desiderio di uguaglianza per catturarli nella rete, facendo in modo che siano essi stessi a cacciar visi. Così dopo possono dire di aver solo rispettato la libertà di scelta del paziente. La libertà di scelta però non vale certo quando si parla di infibulazione ed eutanasia, e il primo esempio è particolarmenta calzante, perché le donne che si infibulano sono soggette a fortissime pressioni di natura sociale e culturale che ci fanno dubitare della loro effettiva libertà. Possiamo noi accettare che qualcuno scelga "liberamente" di sottoporsi a una mutilazione (fisica o mentale che sia)? Su un punto non c'è dubbio. Dobbiamo subito mettere tutti in guardia contro una minaccia grave: quella che dei minorenni possano finire nelle grinfie dei riparazionisti. È a quello che puntano e che hanno sempre puntato, vogliono i bambini. Questo non possiamo lasciarglielo fare “nel nome della libertà del bambino” per ovvi motivi, né in nome della potestà dei genitori, che non possono comunque sottoporre il figlio a un trattamento potenzialmente dannoso senza motivo. Su questo nessun compromesso è possibile. Sugli adulti, invece? Se non rispettassimo le loro scelte questo significherebbe cosificarli. È necessario agire dunque in un altro senso, e cercare di fornire loro gli strumenti per fare la scelta migliore. Un documento dell’ACA presente nel mio Skydrive fornisce un quadro generale delle direttive date agli psicologi: se si è disposti a praticare la terapia riparativa, è necessario comunque che il paziente sappia che non c’è alcuna evidenza scientifica che questa terapia funzioni, che è potenzialmente dannosa, e che in sostanza si può al più considerarla “in via di sviluppo”. 5) Conclusioni Abbiamo costruito le basi per trattare nel modo corretto le testimonianze di “successo” riportate dai riparativisti, usando l’aiuto dell’eterofenomenologia. Abbiamo accennato anche le debolezze più importanti su cui insistere per quanto riguarda gli aspetti pseudoscientifici della terapia riparativa, pur ricordando che potremmo anche basare la nostra critica esclusivamente sull’approccio eterofenomenologico; e ricordandoci comunque che qualsiasi tentativo di cosificazione, anche se vorrebbe essere scientifico, va assolutamente e radicalmente rifiutato; bisogna letteralmente rifiutarsi di discuterlo. Abbiamo anche identificato e messo da parte una menzogna, e cioè che chiunque può “guarire” dall’omosessualità perché essa è una scelta. Questo, secondo i nostri presupposti iniziali, deve averci avvicinato in qualche modo alla Verità, se non altro per esclusione. E qual è ora la Verità che abbiamo davanti? Probabilmente non ce l’abbiamo ancora davanti. Cosa fa si che un bambino diventi un adulto eterosessuale e non omosessuale? è possibile che col tempo si cambi gusti? Non abbiamo risposte a queste domande. Possiamo supporre che forse l’orientamento sessuale sia qualcosa di più plastico e vivo di come ci viene presentato; ma verità assolute su questo non ne abbiamo. Non sappiamo se il cambiamento è possibile e in che misura. Ma sappiamo che questo cambiamento non deve essere tentato, perché a) Non serve; l’omosessualità non è patologica, e b) Può far male, molto male, e non solo all’anima ma anche al portafogli.
Ossequi
(1) (1) Ignoro se i seguaci di Nicolosi abbiano un nome specifico per riconoscersi fra di loro, o se lo facciano annusandosi il sedere a vicenda come i cani. Io li chiamerò riparazionisti o riparativisti, a seconda di come mi gira. (2) (2) In realtà, c’è chi cimenta la propria fantasia nella creazione di nuove storie su Harry Potter anche fuori dalla testa della Rowling. Sono chiamate Fan Fiction, e in alcune di esse le regole stabilite dalla Creatrice sono normalmente infrante. Nella nostra metafora possiamo considerarli degli universi alternativi fenomenologici; diversi, ma non “sbagliati”. (3) (3) Ovviamente, anche i comportamenti possono rivelarci qualcosa. Se vediamo uno che si dice ex-gay molestare un ragazzo, ci viene il dubbio che ci abbia mentito per qualche motivo. Prima di trarre le conclusioni, però, dobbiamo porci varie altre domande, di cui la più fondamentale è: che tipo di motivo lo ha spinto a mentire? La risposta in questo caso è facile, quindi possiamo concludere che abbia mentito, consapevolmente o meno. (4) (4) In questo intervento le virgolette le uso spesso, perché questa terminologia è stata tutta costruita ad arte dai riparativisti e non la condivido in alcun modo. September 03 Il pensiero anarchico
L’attuale papa ha partecipato, non so come e non so quando, ma non è importante, alla stesura di un documento in cui si prendeva di mira il libero pensiero. Ho letto il documento in questione, qualche tempo fa; lo ricordo poco e male, e non saprei nemmeno dare coordinate precise di quello specifico documento, ma ricordo bene uno dei passaggi più interessanti, e anche uno dei pochi condivisibili: Ratzinger si è accorto che al giorno d’oggi vi è, nel popolo, una tendenza assai deleteria a quello che io chiamo “pensiero anarchico”; ergo, si diffonde la convinzione che abbia più valore farsi un’idea “con la propria testa”, che farsi l’idea “giusta”. Sappiamo benissimo, da quello stesso documento ma anche in generale da tutto il pontificato di Ratzinger, dove egli vuole arrivare. Ma cerchiamo di ignorare per un attimo questa nostra consapevolezza, isoliamo il messaggio e concentriamoci su di esso, perché ci mette in guardia tutti contro un pericolo estremamente serio.e cioè una forma di relativismo culturale (non quello che intende il papa, ovviamente, visto che non ne ha mai capito nulla) che porta alla distruzione del concetto stesso di “Verità”. Prima di andare avanti, credo sia una buona idea, a costo di ripetermi, chiarire ancora una volta che vuol dire “relativismo” in realtà, ovvero qual è il relativismo buono e quale invece il falso relativismo da cui dobbiamo guardarci. Una balena è grande. Immagino che molti di voi siano d’accordo con me su questo. Se sì, allora direi che ci sbagliamo tutti: una balena non è grande; in confronto a un’altra balena è facile che sia anche piccola, in confronto all’oceano è microscopica, in confronto al pianeta è praticamente inesistente. Naturalmente, quando diciamo “una balena è grande” noi intendiamo dire che è grande rispetto a noi, ma è ovvio che se cambiamo punto di vista non è più così grande e può addirittura diventare minuscola. Tutto è relativo al sistema di riferimento. Più che un’opinione, questo è da considerarsi un dato di fatto. Se cambiamo punto di riferimento, è corretto dire che il sole gira intorno alla Terra, e che l’intera galassia è in movimento rispetto all’unica, inamovibile Terra. Se cambiamo sistema di riferimento entrando nel microcosmo della mente di un credente, scopriremo senza dubbio che Dio esiste e persino che ha un nome e un cognome (Allah? Gesù? Buddha?); appena ne usciremo la razionalità ci porterà invece a ritenere che ciò sia assolutamente improbabile. Con queste premesse, possiamo dire che il relativismo ebbe inizio quando vi furono per la prima volta due punti di vista alternativi (Dio e il Diavolo, o Dio e l’Uomo, per chi ci crede, o ancora i primi due animali, o i primi due uomini, etc.). È assolutamente corretto, quindi, aggiustare di volta in volta i nostri giudizi e opinioni su detto sistema, mantenendo un atteggiamento costante di critica e rifiutando a priori l’idea che un qualcosa sia sempre vero in ogni sistema di riferimento. Dire “una balena è grande” è dogmatismo. È relativismo affermare: “dato me stesso come punto di riferimento, la balena è grande; ma dati altri punti di riferimento può non esserlo più”. Supponiamo invece che io dica una cosa del genere: “Dato me stesso come punto di riferimento, la balena può essere grande o piccola”. Alt. Qualcosa non va. Per quanto possiamo essere di fronte ad una balena affetta da grave nanismo e io essere l’uomo più alto del mondo, essa sarà sempre è comunque più grande di me. Nel mio sistema di riferimento, la balena è grande, punto è basta; non è questione di opinioni, non è ugualmente legittimo affermare che sia piccola o che sia grande: è grande. Relativamente al sistema di riferimento che ho scelto, non ci sono ambiguità. Si tratta di una regola del tutto generale: non esiste una verità valida in OGNI sistema di riferimento; ma per un determinato sistema di riferimento esiste ed è unica la Verità. Per fare qualche esempio di ciò, potrei dire che l’evoluzione biologica è vera se il nostro sistema di riferimento è quello delle scienze e del metodo scientifico; l’Olocausto è vero relativamente ai parametri del metodo storico alimentato dal semplice buon senso; altre affermazioni invece (ad es. “Dio esiste”) sono vere relativamente alle opinioni di individui singoli o gruppi di persone. Che l’evoluzione sia falsa nel sistema di riferimento “scienza” è un’affermazione che non corrisponde a verità; può diventare vera, ma solo se cambiamo i parametri di giudizio, ad esempio se rifiutiamo la scienza e i suoi metodi in toto, o almeno la biologia.
Ora, il falso relativismo che ha tanto successo presso il popolo (ironicamente, il popolo clericale è uno di quelli che ne è più gravemente affetto) consiste nel sostenere che la verità non è relativa al punto di vista, ma semplicemente che essa non esiste, e quindi che affermare tutto e il contrario di tutto insieme è, come in una bizzarra forma di nichilismo, possibile e legittimo. La balena, rispetto allo stesso individuo nello stesso momento, può essere sia grande che piccola. Non è così, questo è ovvio, banale direi. Ma allora come si mantiene in piedi una convinzione così desolante e fastidiosa presso il popolo? È mia convinzione che ciò sia reso possibile dall’idolatria che la gente di oggi tende ad avere nei confronti di quel “libero pensiero” malamente inteso che io e Ratzinger condanniamo (ma di cui Ratzinger fa uso nonostante ciò, mentre io cerco di evitarlo). Cerchiamo di capire il meccanismo psicologico che si attiva nel falso-relativista o nichilista (nichilismo e relativismo autentico non hanno NULLA in comune) che dir si voglia. Il primo assunto che si fa è che non esiste una verità codificata, neanche relativa; vale a dire che anche se stabilisco un punto di riferimento uguale per tutti, non avrò comunque davanti la verità che la balena è grande; io continuerò a pensare che nonostante tutto, dal mio punto di vista, la balena potrebbe ancora essere piccola. A questo punto, dato che una verità ufficiale non esiste, rispetto alla medesima questione avrò tutta una rosa di opinioni preconfezionate davanti fra cui scegliere: c’è chi mi dirà che la balena è microscopica, chi che è talmente grande da reggere l’universo, chi che non è né grande né piccola perché è immateriale, e via discorrendo. In realtà l’unica cosa vera sarebbe affermare che “la balena è grande tot volte il mio corpo”; eppure passa per vero, nel pensiero falso-relativista, che non sia necessariamente così, che ci siano delle verità “alternative” a questa, e altrettanto valide nello stesso contesto. A questo punto, però, la maggior parte della gente verrà a dirmi che la balena è grande; il che forse non è precisissimo, ma si avvicina davvero molto alla verità relativa di cui ho detto prima. E qui arriva il bello (o il brutto) dell’idolatria demagogica per il libero pensiero che si va diffondendo, e che per me prende il nome di “pensiero anarchico”: siccome è giusto e ammirevole farsi un’opinione “con la propria testa”, e dato che tutte le opinioni sono uguali, mi sentirò libero di scegliere la mia senza ritenere di doverne rendere conto a qualcuno.
L’errore è evidente: bisogna SEMPRE render conto a qualcuno delle nostre opinioni, a meno che non vogliamo tenerle segrete per l’eternità. Nel nostro caso, era mio dovere tener conto dell’opinione di quasi tutti, perché tutti possono darmi informazioni sulle dimensioni di una balena; a voler essere pignolo, comunque, potrei volermi confrontare solo con un gruppo ristretto di loro, magari solo quelli che hanno visto dal vivo una balena, e potrei insistere per voler vedere dal vivo una balena prima di esprimermi … ma in questo caso è chiaro che sarebbe davvero inutile e quasi demenziale da parte mia andare a cercare di persona le balene prima di azzardarmi a dire che, rispetto a me, sono grandi; già standomene comodamente a casa ne ho tutte le conferme che posso immaginare. La mia ossessione per “farmi una mia opinione” sulle dimensioni delle balene sembrerebbe stupida a chiunque, probabilmente si penserebbe che devo essere una persona un po’ pazza oppure con davvero tanto, ma taaanto tempo libero. Farei molto prima, e sarebbe intellettualmente più corretto da parte mia, ad accettare semplicemente l’opinione comune e ampiamente confermata che le balene siano molte volte più grandi di me e quindi, rispetto a me, semplicemente “grandi”. Potremmo essere depistati dall’esempio un po’ iperbolico che ho fatto. Nel caso della balena l’opinione comune (“la balena è grande”) corrisponde sostanzialmente alla verità, ma in generale non è così, o lo è solo in parte. L’opinione comune è spesso viziata; uno dei motivi di ciò è che non tutte le informazioni sono accessibili all’uomo della strada nel modo stesso in cui lo è un documentario sulle balene e, aggiungerei, è viziata anche dal fatto che la capacità di pensiero razionale non è così diffusa come si pensa. È raro, in effetti, che l’opinione comune possa interessarci per quanto riguarda questioni importanti come quelle scientifiche, filosofiche o storiche; non dobbiamo render conto alla massa popolare delle nostre opinioni su Napoleone o sull’abiogenesi. Ma a qualcuno dobbiamo renderne conto, sempre e comunque, perché ha ragione Ratzinger su questo: è molto più importante avvicinarsi alla Verità che farsi una “propria” opinione. Ed è evidente che il nostro pensiero individuale, nel discriminare la Verità, di rado è uno strumento che non necessita di aiuti esterni (che comunque sono sempre utili); più spesso ne ha invece un assoluto bisogno. Chi di noi ha il tempo di farsi la cultura enciclopedica necessaria riguardo a tutti gli argomenti e le questioni su cui è teoricamente possibile “farsi un’opinione”? Diciamolo, è un’impresa titanica, impossibile; il tempo del genio universale e solitario è defunto da quel dì, se mai è vissuto. Nel mondo reale ci sarà sempre qualche argomento complesso che noi non conosciamo abbastanza da farci un’opinione; direi anzi che questi argomenti sono la maggioranza e con l’ampliarsi delle conoscenze dell’umanità diventeranno sempre di più (al punto che, secondo me, le opinioni dovrebbero eessere considerate già da ora un lusso riservato a ristrettissime aristocrazie). Sarà quindi spessissimo necessario rendere conto delle nostre opinioni a qualcuno, ad una persona o un gruppo di persone fisici. A chi dobbiamo dunque render conto della nostra opinione? Da chi essa è vincolata? Da dove viene il limite giusto e naturale alla mia libertà di pensiero? Generalmente questo limite viene dalla cosiddetta autorità di competenza, ovvero da un gruppo di persone che hanno dedicato parte importante della propria vita a studiare, a conoscere, a “farsi un’opinione” sull’argomento, fino al punto da vedersi riconosciuta dai propri pari una particolare autorità nel campo. Farò un paio di esempi (che ho già citato più sopra) di casi in cui, sono convinto, dobbiamo attenerci al giudizio dell’autorità di competenza senza avere velleità di “pensare con la nostra testa”; ma le regole che esprimerò sono del tutto generali. Nel primo caso io faccio parte, seppur non (ancora :P) in posizione di preminenza, del suddetto gruppo di competenza; nel secondo invece sono solo il profano che si fa una “propria” opinione. Il primo caso è la posizione sull’evoluzionismo darwiniano. La situazione attuale nel mondo scientifico, ovvero l'autorità di competenza, è questa: l’evoluzione biologica è un dato di fatto, rimangono dubbi più o meno marginali su certi meccanismi del suo funzionamento, c’è disaccordo fra gli scienziati sui suoi ritmi di sviluppo, ad esempio, o sulle cause che sono alla base delle lacune fossili; ma non c’è dubbio sugli aspetti fondamentali (speciazione, gradualismo sostanziale, selezione naturale). Tutta l’evidenza scientifica prodotta finora punta verso un’evoluzione dell’attuale biodiversità avvenuta secondo i meccanismi descritti nella sintesi neodarwiniana. I tentativi di falsificazione della teoria sono possibili e sono stati fatti, e sono anche miseramente falliti. Non sussiste dunque il ragionevole dubbio sulla veridicità dell’evoluzione biologica. L’Intelligent Design e il creazionismo esistono solo nelle vignette satiriche, non sono scienze; e non c’è nessuna “crisi” della teoria dell’evoluzione, oserei dire anzi che non è mai stata così solida. La domanda ora è: può un profano, più o meno istruito, esprimere dubbi sulla sostanziale “veridicità” dell’evoluzione biologica? Sì, rispondo io, a patto che il suo desiderio sia di risolvere tali dubbi e capire perché gli scienziati non li condividano. Può il medesimo profano affermare, invece, in tutta onestà intellettuale, di non ritenere vera l’evoluzione biologica? Datemi del fascista oppressore, ma ovviamente la risposta è NO. E per che cosa ho studiato io in cinque anni? Io possiedo un livello di autorità che mi permetterebbe già, in teoria, di sentirmi offeso di fronte a esternazioni di questo tipo. Il profano, per quanto istruito, non ha il diritto intellettuale di abbracciare una posizione che vada contro il mio parere di autorità. È pur vero, però, che un collega con una preparazione paragonabile alla mia o superiore questo diritto invece ce l’ha, ed è indubbio che vi sono anche studiosi di un certo livello (ovviamente non mi riferisco a Zichichi; parlo per esempio di Behe o Eccles) che ne hanno approfittato. Questo potrebbe farci ricadere nella trappola falso-relativista: se non tutti gli scienziati sono d’accordo, allora siamo liberi di pensarla come vogliamo richiamandoci all’autorità di alcuni di essi che la pensano come noi. Quando parliamo di evoluzione, ci si dovrebbe quindi appellare a quello sparuto gruppo di “dissidenti” che, prevalentemente o esclusivamente per motivi religiosi, decide di impegnarsi nella fatica di Sisifo di rifiutare in toto l’evoluzione. Possiamo farlo, in coscienza? No. I “dissidenti” hanno talvolta l’autorità per dubitare del consenso scientifico globale, ma non per affrontarlo sullo stesso piano. Non possono, insomma, espandere la propria autorità ai profani, perché sono i perdenti assoluti del dibattito, non hanno nessun aiuto o appiglio da offrire ai profani; semmai loro stessi ne avrebbero bisogno. Da parte del profano (non è importante quale sia il suo livello di istruzione, finché sia ancora “profano”) chi ha perso il dibattito non può evidentemente ottenere alcun aiuto di questo genere. Aggrapparsi all’autorità dei dissidenti è aggrapparsi a qualcuno che ha invece bisogno di appigli a sua volta. l’antievoluzionista della domenica non può certo sperare nell’aiuto di Behe, semmai dovrebbe sforzarsi di diventare egli stesso molto più bravo di Behe per poterlo aiutare. Respingere l’evoluzione biologica richiamandosi all’autorità di scienziati dissidenti è, a tutti gli effetti, “pensiero anarchico” e falso relativismo; significa affermare, ad esempio, che Dawkins e Behe non solo abbiano le medesime competenze, ma anche che le loro idee abbiano i medesimi riconoscimenti da parte del pubblico di competenza. Ciò è falso, in un contesto in cui si dia qualche importanza al rigore scientifico; affermare che sia vero e contemporaneamente decantare il proprio rispetto per il mondo scientifico non è legittimo relativismo, ma anarchia del pensiero e tradimento della verità. Come preannunciato, voglio fare un altro esempio; parlando di evoluzionismo sorge infatti un conflitto di interessi, facendo io parte esattamente di quella autorità di competenza di cui difendo il grande privilegio: quello di parlare di evoluzionismo in termini anche più o meno critici, laddove i profani debbono invece accontentarsi bene o male del prodotto finito (anche se è legittimo da parte loro fare al proposito tutte le domande e chiedere tutte le precisazioni che desiderano). Un discorso analogo che calza parecchio al nostro discorso è quello che concerne il negazionismo dell’Olocausto, che ahimè sta diventando di moda. Potrei sintetizzare l’andazzo recente al proposito con la battuta di Rat-man sul “nuovo libro-denuncia sull’Olocausto dal titolo: ‘Sono realmente esistiti i Tedeschi?’ ”. Ecco un altro argomento, l’esistenza storica della Shoah, su cui la tendenza sempre più diffusa è quella di “informarsi” e “farsi la propria opinione”. Legittimo e ammirevole. Invece NO! Informarsi sì, ma farmi l’opinione non spetta a me, spetta agli storici. E gli storici non hanno dubbi, eccetto i soliti quattro che, più o meno in malafede o più o meno incompetenti, sempre rigorosamente legati al mondo dell’estrema destra antisemita, sfidano la storiografia ufficiale usando la parola “ufficiale” come fosse un insulto (detto fra noi, io pagherei per vedere i miei studi futuri che vengono definiti “scienza ufficiale”). Non ho le abilità professionali per discutere il problema dell’Olocausto, anche se ho fatto sull’argomento alcune ricerche dilettantesche. Chiariamo che inevitabilmente sono dilettantesche le ricerche di chiunque, rispetto a quelle degli storici e studiosi che hanno dissezionato l’argomento fino al midollo per tutta la vita come Pressac, Van Pelt, Green e innumerevoli altri di ogni nazionalità, origine e opinione politica. Ancora una volta, esiste ed è una la verità cui possiamo attingere senza tradire il rigore scientifico della ricerca. Probabilmente i suoi dettagli più sottili non ci saranno mai noti (mi riferisco per esempio alla disputa senza fine fra funzionalisti e intenzionalisti, o alla precisione dei dati numerici dello sterminio), ma l’evidenza e la fondamentale opinione di autorità puntano in una direzione che è assolutamente precisa. È diritto dell’uomo della strada, di qualunque grado e campo di istruzione “sollevare dubbi” sull’esistenza storica della Shoah? Intendiamoci, materialmente sì (sono assolutamente contrario a qualunque tentativo di inibirne la libertà di parola tramite misure legislative o coercitive, laddove vale però ogni altra misura per farlo), ma quanto ad onestà intellettuale è una cosa assolutamente fuori dal mondo. Non c’è “libera opinione”, non è un diritto intellettuale del profano giudicare e scegliere il più simpatico fra autori negazionisti e storici veri; questo è bensì pensiero anarchico. Le ragioni di ciò sono assolutamente analoghe a quelle che ho citato riguardo all’evoluzionismo. Non si può pretendere che ci venga in soccorso chi non è in grado di soccorrere sé stesso. Naturalmente, nel momento in cui si riesca a mettersi in una qualche misura allo stesso livello dell’autorità di competenza, anzi, anche più alto, potremo unirci al loro carro dando loro una mano. Prima di quel momento, non potremo certo appellarci all’autorità degli “storici” negazionisti.
Notate l’utilizzo piuttosto frequente che ho fatto del termine “profano”. I miei oppositori potrebbero, senza troppe difficoltà, ritenere che questo termine mi si ritorca contro in quanto richiama il suo contrario, “sacro”, intoccabile. Chiariamo allora che “sacro” nel senso di intoccabile per me non esiste. Ma se per sacro intendiamo invece “ciò che deve essere maneggiato con cura”, allora sì, il termine mi piace. Toccare ciò che è sacro per me si può e si deve; si può anche distruggerlo con una vanga, volendo. Ma per farlo bisogna essere preparati e purificati. Mi aspetto a questo punto qualche FAQ, del tipo: “Ma come, dovremmo stare zitti e prendere per oro colato ciò che ci dice il primo scienziato o studioso che passa?” No. Un singolo studioso non ha un’autorità così grande. Ma dobbiamo tutti prendere per oro colato ciò che ci dicono gli scienziati e gli studiosi nel loro insieme. “Ma allora possiamo o no noi profani avanzare dubbio su ciò che afferma il consenso scientifico globale?” SÌ. Dobbiamo farlo, se ci sono. Possiamo rivolgerci allo scienziato o allo studioso perché risolva tali dubbi, in modo costruttivo. Se il dubbio invece viene a qualcuno appartenente all’autorità competente, ciò è un buon segno. È da questo tipo di dubbi che nascono i progressi, a patto che siano esercitati in modo costruttivo ed aperto. “Possiamo affermare con forza l’esatto contrario di quanto l’autorità competente afferma?” SÌ. DOPO aver acquisito sull’argomento una competenza vastissima e completa, almeno quanto i più grandi studiosi che si occupano della materia.
Voglio infine fare un paio di considerazioni su quei casi in cui, in effetti, ci si può richiamare a situazioni “relativistiche”. Parliamo di opinioni filosofiche, etiche, religiose. È ovvio che questo tipo di verità sono particolarmente sensibili al punto di vista. Un fossile rimane lì anche se non vuoi credere all’evoluzione, e così la registrazione del discorso di Posen. Ma se Dio esista o no dipende, alla fin dei conti, solo dal giudizio personale del singolo individuo; se nel Corano siano inseriti predicamenti e concetti accettabili e morali o abominazioni, questa è cosa che può essere giudicata sulla base della sensibilità e della cultura del singolo; se sia più convincente l’idea che esista un libero arbitrio o che invece siamo tutti macchine fisiche complesse è cosa che, in gran parte (ma non del tutto, visti i recenti progressi delle neuroscienze), è affidata solo al giudizio di ciascuno. La moralità e la giustizia possono essere giudicate e discusse da tutti, senza alcun limite di competenza; e qui devo ammettere che ho molta più stima di chi, a parità di valore effettivo, cerca le risposte etiche e filosofiche di ci necessita con la propria testa, e non in uno o più libri contenenti opinioni altrui.
Come ultima cosa, e concludo davvero, desidero aggiungere un accenno ad un argomento più complesso: fare propria un’opinione altrui, con o senza rielaborazioni e con o senza contributo personale, può avere un significato più importante di quanto si possa immaginare. L’uomo che, umilmente, decide di cedere il passo all’autorità di competenza, solo in senso stretto sta operando una rinuncia ad utilizzare le proprie facoltà mentali e di ragionamento. In senso più ampio, egli sta invece usando al massimo le proprietà della sua cosiddetta “mente estesa”, ovvero del suo cervello in attiva connessione con la rete delle conoscenze umane acquisite e degli strumenti fisici e intellettivi da esso usati. Secondo i teorici della mente estesa, come Clark, Chalmers, Dennett, Donald e altri, la mente non è un qualcosa che è confinato nel cranio, ma bensì comprende tutto l’insieme degli strumenti e delle conoscenze che pur se sono immagazzinati fuori dal cervello, sono ad esso accessibili esattamente quanto gli strumenti e le conoscenze che sono fisicamente al suo interno, e talvolta anche di più. Al di là dell’utilità pratica di questo approccio teoretico, esaminare il problema in termini di mente estesa è sicuramente utile a farci vedere una cosa importante: “pensare con la propria testa” è un bene, nel senso che è un bene utilizzare anche il proprio cervello all’interno della rete di connessioni esterne che costituisce la mente estesa, e farlo al meglio possibile; ma se pensare con la propria testa consiste invece nel tagliare le connessioni con le altre e pretendere di risolvere tutti i problemi da soli, allora si tratta di un concetto assolutamente negativo, perché questo riduce drammaticamente le capacità della nostra mente. La mente estesa è un sistema straordinario, qualcosa che nessun’altra specie animale è mai riuscita a produrre, e quindi è forse ciò che più autenticamente ce ne distingue. Nel mondo della mente estesa, chi ceda il passo all’autorità di competenza sta in realtà usando centinaia, migliaia di cervelli fra i migliori che l’umanità abbia prodotto, e che immagazzinano per lui una quantità sconfinata di conoscenza. Chi è pronto a rinunciare anche solo in parte a queste possibilità? Personalmente, non ho dubbi. Preferisco che il mio cervello attinga liberamente a queste forze, anziché confidare solo nelle proprie e in quelle di qualche teorico neonazista.
Ossequi. August 23 Gay aggrediti a Roma, accoltellatore solo denunciato: scontro sindaco-Procura«È quantomeno improprio parlare di cavillo procedurale: la Procura si è mossa, anche in questo caso, secondo le regole dettate dal Codice che tutela le garanzie di tutti i cittadini. La vicenda dei giovani gay aggrediti è grave e la Procura, secondo le regole dettate dal Codice, prenderà gli opportuni provvedimenti», ha detto all'agenzia Ansa Ferrara dopo che Alemanno aveva definito «inaccettabile» che un accoltellatore venisse soltanto denunciato a piede libero «per un mero cavillo procedurale». «Quello che è stato definito cavillo procedurale - spiega il procuratore della Repubblica - in realtà è la mancata flagranza di reato. La legge stabilisce in questo caso la denuncia. Naturalmente la vicenda è molto grave e prenderemo tutti gli opportuni provvedimenti del caso». Nelle prossime ore la Procura potrebbe emettere un decreto di fermo nei confronti dell'aggressore dei due ragazzi, provvedimento che sarà valutato dal gip. Secondo il Codice l'arresto è consentito in flagranza di reato o in un momento immediatamente successivo a quello di una notizia di reato. L'accoltellatore era stato individuato e rintracciato diverse ore dopo il fatto. Il difensore di uno dei due giovani gay aggrediti, l'avvocato Daniele Stoppello, solleciterà al pm della procura capitolina la richiesta di una misura cautelare in carcere nei confronti dell'accoltellatore. «Vorrei andare via dall'Italia. Quello che è successo è assurdo, quando mi sono trovato il coltello conficcato ho pensato di morire». Lo ha detto il ragazzo omosessuale accoltellato. Accanto a lui, l'altro compagno aggredito, che lavora in Spagna che avrebbe deciso di voler restituire «simbolicamente il passaporto italiano». «Adesso che quell'aggressore è ancora fuori, temo per la mia vita. Lui conosce il mio volto, mi ha visto da vicino subito dopo aver accoltellato la vittima». Lo ha detto il testimone che ha assistito l'altro ieri notte all'aggressione dei due omosessuali. «Il fatto che questa persona sia ancora libera mi mette paura - ha aggiunto il testimone - non credo che abbia dimenticato il mio volto. È assurdo che questo individuo sia ancora libero». Il testimone. «Andate via, non voglio avere nulla a che fare con voi. Spostatevi da qui, io ho la mia attività. Mi intralciate». È ciò che avrebbe detto un venditore ambulante di panini, nella zona dell'aggressione all'Eur, alla vista del ragazzo gay accoltellato e del suo compagno. Il commerciante era in un chiosco davanti al Gay village l'altro ieri notte al momento dell'aggressione. Lo ha riferito un testimone che ha prestato i primi soccorsi ai due giovani aggrediti, di cui uno accoltellato. «I ragazzi che erano nelle due auto, da una delle quali è sceso l'aggressore, ridacchiavano divertiti osservando la scena - ha proseguito il testimone - tutto è avvenuto di fronte all'indifferenza delle persone che erano sul posto, compresi i ragazzi omosessuali che uscivano dal Gay village. Solo dopo le mie insistenti richieste di aiuto qualcuno si è avvicinato». «Poi - ha concluso il testimone - c'è stata la collaborazione con la polizia, che ha individuato l'aggressore, ma con il mancato arresto è stato vanificato il lavoro di 20 uomini delle forze dell'ordine che si sono dimostrate disponibilissime». Concia (Pd): mobilitazione per approvare legge contro omofobia. «Sono indignata, avvilita e anche impaurita da questo clima di intolleranza e di violenza impunita contro omosessuali e transessuali». Lo dichiara la deputata Pd Anna Paola Concia che giudica «gravissima» l'aggressione a Roma contro i 2 ragazzi gay «la cui unica colpa è stata quella di essere apertamente se stessi. È necessaria una mobilitazione di tutto il partito affinché, a settembre, l'approvazione della legge contro l'omofobia diventi una priorità». Una «estesa e diffusa mobilitazione contro la violenza omofobica che da qualche anno si è abbattuta nel nostro Paese: la ritiene necessaria il presidente nazionale dell'Arcigay, Aurelio Mancuso che chiede al Governo cosa intenda concretamente fare per fermare le aggressioni, le violenze, gli insulti di cui ogni giorno siamo vittime. COMMENTO Non per andare a tutti i costi contro Alemanno (per una volta che la dice quasi giusta), ma non fu lui, sulla scia di quella santa donna di Mara Carfagna, a togliere il patrocinio al Roma Pride perché era una manifestazione "di tendenza" e perché la vita dei gay è già "tranquilla"? Azione-reazione: se ti adoperi per diffondere la cultura razzista, si diffonderà anche la violenza razzista. E adesso forza e coraggio; gara di indignazione e niente fatti, come al solito! . August 17 Targato NA
Ricordate questa canzone di qualche anno fa? Io la trovo davvero molto bella; alcuni dicono che si possa capirla davvero solo se si è di Napoli, ma io, da profano calabrese, penso che dentro ci sia comunque abbastanza da pensare un po’ per tutti. Ve la ripropongo.
Ossequi August 15 Una piccola meraviglia
Oggi, per rilassarmi, volevo fare un intervento ferocemente anticattolico come qui non se ne vedono da un po’. Ma poi ho fatto una preghierina a Gesù ed una al grande Cthulhu e col loro aiuto ho trovato qualcosa di più rilassante. Il video qui sotto mostra di cosa è capace una fra le meraviglie della natura che preferisco, l’octopus. Qui viene sottoposto a tre tipi di test; nel primo l’animale deve elaborare una strategia per estrarre il suo premio da un barattolo avvitato, nel secondo deve trovare un modo per catturare una preda troppo grande per essere estratta dal collo del contenitore in cui l’hanno messa, nel terzo invece deve evadere da una vasca attraverso un tubo troppo stretto per lui (ma lo sarà davvero?). Vediamo come se la cava: Straordinario, eh? Ero abituato ad assistere a simili performance quando avevo il mio polpettino nell’acquario. Doveva trovarmi molto gustoso, visto che appena mi toccava con le ventose voleva assaggiarmi. Ad ogni modo ritengo che, in particolare, il test sull’evasione sfrutti solo in minima parte le capacità dell’animale, che può passare praticamente in ogni fessura che sia abbastanza larga da infilarci un tentacolo; posso dirlo dopo aver visto uno di loro fuggire attraverso le maglie del retino. Sarebbe dannatamente interessante poter fare degli studi sulla neurofisiologia di questa creatura, ma anche dannatamente poco redditizio… resterà fra me e questa prodigiosa creatura un amore del tutto platonico.
Ossequi August 12 Fumetti porno, Genova spiega il sesso ai bambiniIl Giornale non è nuovo a certe uscite; probabilmente quanto a potenziale di disinformazione è superato solo dal Foglio e dall'Avvenire. Questa, di cui sono venuto a conoscenza giusto ieri, è l'ultima sua trovata: Ma tu guarda cosa si sono inventati questi diabolici signori del male dell’Arcigay (probabilmente alleati di massoni, ebrei, musulmani, protestanti, rettiliani, cultisti di Cthulhu e tutti gli altri nemici di Santa Romana Chiesa)! Vogliono pervertire quei santerelli dei nostri bambini, indottrinarli all’omosessualità, e (e qui si sfiora la genialità), vogliono farlo con la pornografia eterosessuale! Dirò la verità, un piano troppo stupido per essere stato ordito da gay, che come dimostrano certi commenti alla notizia sono di norma più intelligenti degli etero. Insospettito da questa anomalia, sono tornato su beyourself, un sito interessante e divertente che già mi aveva fatto compagnia nei primi mesi dopo il Coming Out. Voglio dire, se ci fosse stata pornografia etero su beyourself me ne sarei accorto, non foss’altro che per l’insolita anomalia su un sito gay. Caspita, ho continuato a spulciare per il sito, e non riuscivo a trovare altro che quelle sciocchezze inutili su affettività, amore, cultura e altre sciocchezze che come è noto agli eterosessuali non interessano; un mio eterissimo amichetto, che a undici anni iniziò me, due anni più grande, alla cultura del porno, avrebbe chiuso la pagina annoiato dopo le prime righe. Poi finalmente, nella sezione dedicata alla sessuologia, trovo le prime immagini “sconce”: disegni esplicativi su come si indossa un preservativo. Ero più eccitato dal libro di biologia delle medie. Ma ecco, ci sono quasi, poco più in là trovo il fumetto incriminato (che fatica), la “pornografia” etero usata per “indottrinare” e far diventare gay i nostri santi bambini. Effettivamente non c’è dubbio che con dei disegni così orribili a uno passi la voglia di fare sesso etero per un po’. Potremmo divertirci a prenderne in giro la qualità per ore (come l’autore dell’articolo, che di pornografia e fumettistica erotica sembra intendersene), se non sapessimo che un disegno di qualità migliore avrebbe fatto comunque gridare allo scandalo perché troppo realistico. Se l’obiettivo era eccitare, il fumetto è un flop totale; se invece ci venisse un attimo il sospetto che non fosse quello lo scopo, sarebbe tutto più chiaro. Magari lo scopo sarebbe presentare uno dei tanti aspetti della sessualità, quello innocente del gioco. Ciò spiegherebbe anche perché, in tutta questa “pornografia”, di sesso praticamente non se ne vede, ma solo gente nuda che gioca e scherza sul proprio corpo, una tetta con la faccina che parla, e un buffo animaletto che ama dire cose sconce ma alla fine non fa che masturbarsi di nascosto, come un bambino, toccandosi un pene che può vedere solo lui. Undicenni sani ed eterosessuali, tornate al porno tradizionale, perché a parte l’uso eccessivo di parolacce, beyourself è noiosa, anche se sicuramente risveglierà l’interesse dei soliti repressi sessuali che non vedono l’ora di dare addosso all’untore che si è permesso di parlare di sesso. Ricordate quel bel sito che avete scoperto a otto anni, quando i genitori invece di insegnarvi cos’è l’omosessualità vi lasciavano per ore davanti ad internet senza sorveglianza? Come si chiamava… ah, sì, youporn. Ecco, tornate lì che è più divertente e si vede più vagina.
Ossequi e Deo Gratias. PS: Il sito incriminato --> http://www.beyourself.it/ Divertitevi a trovare da soli il fumetto perverso. August 03 Polemiche per la canzone "Luca era cattolico"Seppure in ritardo, riporto questo testo geniale tratto da Nonciclopedia. Amo il suo autore!
Roma - Ancora polemiche per la canzone "Luca era cattolico", presentata da Povia, cantautore italiano da molti ritenuto erede di De André, al festival di Sanremo. Il mondo cattolico si è detto fortemente indignato dalla canzone dell'aspirante piccione: "Il solito pregiudizio di chi non è disposto ad accettare gli insegnamenti di Gesù Cristo" ha dichiarato il mons. Bagnasco, che a stento riusciva a trattenere la rabbia mentre giocherellava nervosamente con un rosario di smeraldi e rubini "oggi migliaia di credenti vengono uccisi nel mondo per il solo fatto di essere cattolici. Anche nella nostra Italia, dominata oramai dalle piaghe dell'illuminismo, della razionalità e delle checche, essere cattolici significa vivere nascondendosi, o, qualora si avesse il coraggio di fare outing, essere costantemente derisi, discriminati, talora anche picchiati o uccisi, tanto è l'odio nei nostri confronti. Proprio oggi sono venuto a conoscenza della storia di un ragazzo siciliano che ha finalmente deciso di rivelare ai suoi genitori, due atei razionalisti di quelli che si trovano nei piccoli paesi di provincia, la sua cristianità: il ragazzo è stato picchiato dal padre che lo ha cacciato da casa, e quando la notizia si è saputa nel paese ha perso il lavoro, è stato abbandonato dagli amici, ed in preda alla disperazione ha deciso di togliersi la vita ordinando un piatto di frutti di mare in un ristorante cinese". Quando poi al mons. Bagnasco è stato chiesto un parere specifico sulla canzone, il suo giudizio è stato netto: "Povia è un irresponsabile. Lui dice di raccontare solo una storia, ma in una cultura fortemente Cristofoba come la nostra quella canzone diventa un simbolo chiaro, e manda un messaggio profondamente sbagliato: dal cristianesimo si può guarire; e così sempre più cristiani spaventati dalle difficoltà che la loro condizione comporta, cercano di cambiare ciò che sono, diventando atei frustrati ed infelici; salvo poi di nascosto, magari di notte, con la scusa di andare a trans recarsi invece in chiesa per pregare. Beh, io dico che cattolici si nasce, e non c'è niente di male ad esserlo, certo non è una malattia come dice qualcuno; a tutti gli atei dico di smetterla di attaccarci con tanta ferocia solo perché ci piace un uomo, intendo Gesù Cristo, ed accettare la nostra diversità nelle loro menti chiuse ed offuscate dall'ideologia. Voglio invitare tutti i cattolici a far sentire la loro voce al prossimo "Catholic Pride": quest'anno, nello spirito carnevalesco e disprofanizzante che ci contraddistingue, ci saranno anche preti in minigonna che ballano la Lap Dance attorno ad un crocefisso di dimensioni naturali". All'indignazione di mons. Bagnasco e di tutto il mondo cattolico hanno risposto in molti, a cominciare dallo stesso Povia: "Ribadisco che la mia canzone racconta solo la storia di uno che ho incontrato in treno" ha dicharato il cantante che non sa più fare ohhhh "io stesso per un periodo sono stato credente e quindi so di cosa parlo: uno magari frequenta amici cattolici con cui nonostante tutto si trova bene, comincia ad andare in chiesa per curiosità, e prima che se ne renda conto è inginocchiato davanti ad un uomo vestito con una gonna nera ed una collana. Non voglio dire che il cattolicesimo sia una malattia, dico solo che si può guarire". Le polemiche non sembrano comunque finite per il cantautore che ha una bambola o un robot bot, bot, dato che ha annunciato la volontà di fare della storia di Luca un film ed un fumetto di strane parole, e di fare di un fil di lana una collana. Più dure sono state le parole dell'UAAR, l'unione Atei Agnostici e Razionalisti, che per bocca del loro storico leader Roberto Benigni ha dichiarato: "dobbiamo certo dire che i Cattolici sono persone con la stessa dignità di quelle normali, e che a loro va la nostra compassione e la nostra pietà; ma dobbiamo anche dire che la loro condizione di credenti è contro natura ed irrazionale, che loro credono di essere felici ma in realtà sono profondamente tristi e insoddisfatti nella loro condizione inferiore, e che è nostro dovere aiutare a guarire chi ogni giorno combatte contro questo germe della religiosità. Vogliamo dire a tutti quelli che avessero la disgrazia di scoprirsi cattolici, che anche loro possono raggiungere una vita normale, passando per l'astinenza da comportamenti religiosi e la lettura di grandi testi come "L'illusione di Dio" di Dawkins e "Penthouse" di Marzo. Vorrei ribadire che la nostra non è una battaglia contro le persone religiose, che sono solo le vittime, ma contro la religiosità, una condizione che è chiaramente contro natura. Se poi nella nostra battaglia contro il cattolicesimo si rendessero necessarie misure anche dure contro i Cattolici, e qualcuno decidesse di punirli con la pena di morte, beh, non saremo certo noi ad opporci: la vita di qualche deviato religioso in cambio della definitiva sconfitta di questa piaga mondiale è un prezzo che siamo disposti a pagare". July 30 Adozioni gay: perché no?
La gente ormai, in generale, è disposta ad accettare la regolamentazione per legge delle coppie gay. Bene, era ora, è sempre troppo tardi; direi che questo è il minimo standard per un paese civile, e ci stiamo arrivando a stento adesso. Se certe associazioni si facessero i cazzi propri, avremmo già con ogni probabilità una buona legge per la regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali. Fin qui non ci dovrebbe essere nessun problema. Eppure per ottenere quel poco che finora si è ottenuto in questo senso, quanto si è dovuto faticare… e quanto si è dovuto puntare sul naturale menefreghismo di molta gente. Insomma, due sono gay, si amano, vogliono stare insieme … lasciamoglielo fare. Quel “lasciamoglielo fare” dovrebbe essere assolutamente banale, un punto di partenza, non di arrivo. All’arrivo c’è l’accettazione piena, la comprensione e l’amore. Ma così non è stato, anzi, si è dovuto lottare duramente anche per quel “lasciamoglielo fare”, e tutt’ora questa lotta non si è tradotta in un riconoscimento autentico dei diritti. Perché questo? Il motivo è che solitamente l’appoggio che viene dato alla regolamentazione delle coppie gay non deriva da vera accettazione ed amore, ma da tolleranza. È un differenza base: chi tollera, tollera. Sopporta, spesso con fastidio, e fa forza su sé stesso per resistere al fastidio (sai che fastidio, vedere due ragazzi che si tengono per mano per strada; ti sconvolge proprio la vita). Chi “tollera” non deve fare lo sforzo di superare i propri pregiudizi e capire l’altro, non deve fare lo sforzo di amare. Chi ama condivide e comprende, anche se deve lottare contro le proprie paure per riuscirci. La tolleranza è il punto di partenza, l’amore è il punto di arrivo; tollerare è uno sforzo del cazzo, è quando si tratta di amare e di abbracciare sinceramente che molti tendono a tirarsi indietro spaventati. Questo lo si vede in particolare quando si va a vedere le reazioni della gente alla proposta di concedere l’adozione a coppie gay. Molti cosiddetti “moderati” (leggi “moderatamente omofobi”), tolleranti, amabili e per altri aspetti anche marcatamente “omofili”, appena sentono parlare di adozione ai gay si irrigidiscono e iniziano a fare distinguo. Come si spiega questo comportamento? Non si era detto che i gay sono come gli etero e possono anche sposarsi? E perché i figli invece non possono averli? A dire il vero i figli già li hanno, ma andiamo con ordine. Tanto per cominciare, bisogna subito mettere in evidenza come questo comportamento non abbia giustificazione razionale. Le più importanti associazioni di psicologi del mondo, una su tutte l’APA, hanno promulgato dichiarazioni in favore dell’omogenitorialità, e nei paesi dove ciò è concesso non si contano gli studi, con esito positivo, sul benessere psicologico dei bambini e giovani cresciuti in queste condizioni. È fatto frequente che figli avuti da precedenti relazioni eterosessuali di uno dei due partner, o ottenuti tramite fecondazione in vitro (all’estero, of course, da noi un’ottima legge lo impedisce) in seguito crescano perfettamente all’interno di una famiglia arcobaleno, ovvero vengano nei fatti allevati da due genitori dello stesso sesso. Inoltre, i bambini candidati per l’adozione hanno di fronte l’unica alternativa dell’orfanotrofio; insomma, invece di due padri o due madri, nessuna. Non è un ragionamento da Einstein: se anche davvero due genitori dello stesso sesso non fossero bravi come un maschio e una femmina (e tutti sappiamo che il requisito base per fare il genitore è avere i testicoli o le tette), sarebbero comunque meglio di nessun genitore. Messi di fronte a questi dati, coloro che sono contrari all’omogenitorialità non hanno risposte. Nel peggiore dei casi alcuni di loro inventano di sana pianta degli studi “alternativi” che diano ragione a loro (pratica comune presso il MOIGE, il comitato Scienza e Vita e altre piacevoli compagnie); ovviamente sono studi sempre privi di fonte e non verificabili … grazie al cazzo, sono inventati. La tendenza più frequente invece è di arroccarsi su posizioni di altro tipo (e più in buona fede), che di solito sono le seguenti: 1) Non sappiamo cosa aspettarci da una cosa di questo tipo, mai vista prima nella storia. 2) I figli di una coppia gay saranno gay anch’essi. 3) Non c’è bisogno di discussioni e studi scientifici, è evidente che abbiamo ragione noi. Il primo tipo di argomentazione mette in evidenza due carenze importanti. La prima è il desiderio di continuare ad ignorare le argomentazioni presentate; la seconda invece è la base xenofobica dell’opinione che è stata espressa. Cinquant’anni fa si sarebbe potuta dire la stessa cosa del voto alle donne; la si sarebbe potuta dire parlando della fine della schiavitù, dell’invenzione di internet, dell’industrializzazione. L’argomento del “non sappiamo cosa aspettarci” e “non si sa dove andremo a finire” è tipico della reazione, della paura del diverso, del nuovo, del futuro. Xenofobia, razzismo, omofobia, sono tutte manifestazioni dello stesso tipo di paura. Portano ad un giudizio morale corretto e razionale? Lo lascio giudicare al lettore. Ma a me sembra palese che non è certo “razionale prudenza” (come spesso la si vuole far passare) affermare che un orfanotrofio sia meglio di una coppia gay; è solo razzismo. Il secondo tipo di argomentazione mette ancora più in evidenza le medesime carenze. Tanto per cominciare, non c’è proprio nessuna prova che i bambini cresciuti in una situazione di omogenitorialità tendano a diventare omosessuali (ignoranza). Ma soprattutto, la risposta naturale a questa accusa è: “e allora?”. Sì, lo sanno anche gli omofobi: la risposta più sensata è proprio “e allora?” Mi è capitato di leggere uno di loro che concludeva affermando di sapere già che avrebbe avuto quella risposta. Bello mio, se lo sai già, potresti fare anche lo sforzo di spiegare dove sta l’errore in questa risposta; solo che farlo ne rivelerebbe chiaramente il sostrato omofobico. Sì, i gay sono buoni e bravi, persone meravigliose e perfettamente inserite nella società, però … non buone, brave e meravigliose come gli etero. Sempre meglio essere etero, e facciamo di tutto per evitare che la gente sia gay. Be’, sì, son tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Un capolavoro. Ma la terza argomentazione che ho mostrato è la più potentemente rivelatrice di origine e natura dell’opposizione all’adozione ai gay. Non c’è bisogno di studiare, leggere, conoscere, analizzare per poter esprimere un parere sulla vita di gente che neanche conosciamo; certe cose sono evidenti. Be’, sì, come la nozione che la Terra è piatta e intorno ad essa gira il sole; è evidente. È evidente che la famiglia è formata solo da un uomo più una donna; è evidente che un bambino ha bisogno di modello maschile e femminile; è evidente che essere un modello maschile o essere femminile dipende dall’avere o meno gli attrinuti (purtroppo intesi solo in senso fisico). Un sacco di cose davvero evidenti, evidenti a tutti; l’aspetto curioso è che la gente che le trova così evidenti non ha mai conosciuto nessuna alternativa ai propri preconcetti per poter fare un confronto, e quando si fa notare che c’è chi invece l’ha fatto e non ha visto tutta questa “evidenza”, la risposta è … boh. Credo nessuna, se non qualcosa tipo “Ma insomma, è evidente!”. È bello quando le cose sono così evidenti che si può evitare di portare argomenti a favore.
Ora, dopo quanto abbiamo detto è evidente il vizio di irrazionalità alla base di queste argomentazioni, eppure esse vengono spesso mascherate con sembianze pseudo-intellettualoidi, citazioni a sproposito di manuali di psicologia (di solito ottocenteschi), e in generale una bella maschera di perbenismo e tolleranza. Falsità, falsità evidenti, bugie a se stessi e agli altri. Non c’è niente di razionale, tutto ciò si origina da un qualcosa di irrazionale e di animalesco, una paura primordiale: l’omofobia. Mascherare paura ed ignoranza, però, non le renderà mai migliori. Qusto va spiegato ai “moderati”che tanto spesso cadono vittime dei pregiudizi propri e della disinformazione degli altri. Una miscela pericolosa: la paura irrazionale viene giustificata dalle menzogne, e al contempo funge da scudo contro la verità. Eppure, devo dire, nonostante questa forma di omofobia sia così subdola e crudele, spesso fatico a biasimare chi ne è affetto, perché è evidente che dietro di essa c’è un vero è proprio “blocco psicologico-culturale” che impedisce di impostare sull’argomento una discussione seria e basata sui fatti. Non posso dire di esserne stupito. Non dimentichiamoci che viviamo nel paese in cui la più importante associazione di genitori, quella che decide cosa vedono i vostri figli in TV, è costituita da estremisti cattolici e opusdeisti che dichiarano senza problemi che l’omosessualità è una malattia da cui si guarisce. Queste persone decidono quali cartoni vanno in onda, come devono comportarsi i boy scout, entrano nelle scuole a tenere conferenze, gestiscono case dello studente e associazioni universitarie, ricevono l’attenzione di personalità della politica e plauso dei governi. Io, come al solito, non posso fare molto al confronto. Ovviamente, però, mi mantengo coerente con la mia “missione”; dire le cose come stanno e mettere a nudo la vera natura di alcuni pensieri e atteggiamenti; si tratta di passi indispensabili per la loro rimozione. E io, nel mio piccolo, qualche tentativo lo faccio.
Ossequi. |
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