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Il biologo impertinente

To learn what is true in order to do what is right
November 25

la Critica



"Il nostro tempo è proprio il tempo della critica, cui tutto deve sottostare. Vi si vogliono comunemente sottrarre la religione per la santità sua, e la legislazione per la sua maestà: ma così esse lasciano adito a giusti sospetti, e non possono pretendere quella non simulata stima che la ragione concede solo a ciò che ha saputo resistere al suo libero e pubblico esame."

Immanuel Kant; Critica della Ragion Pura (1781)
October 31

Deviazioni dalla retta via

 

(Grassetti miei)

«Mi sto dando pena per te, Winston […] perché tu lo meriti. Sai benissimo qual è il tuo problema, lo sai da anni, anche se hai cercato di opporti a questa verità. Sei mentalmente confuso. La memoria ti fa difetto, non riesci a ricordare eventi reali, mentre ti convinci di ricordare fatti che non sono mai accaduti. Per fortuna si tratta di un male curabile. Tu non ti sei mai curato perché non hai mai voluto farlo. Era necessario un piccolo sforzo della volontà per il quale non eri ancora pronto. Anche adesso, ne sono convinto, resti attaccato alla tua malattia, ritenendo che si tratti di una virtù.»  […]

 Tu sei qui perché non sei stato capace di essere umile, di disciplinare te stesso. Non hai voluto compiere quell'atto di sottomissione che è il prezzo della sanità mentale. Hai preferito essere un pazzo, fare parte per te stesso. Solo una mente disciplinata può davvero discernere la realtà, Winston. […]. È questo ciò che devi imparare da capo, e per ottenere un simile scopo è necessario un atto di autoannientamento, uno sforzo della volontà. Per diventare sano di mente devi umiliare te stesso. »

 […] «Vuoi che ti dica perché ti abbiamo portato qui? Per curarti! Per farti riacquistare la ragione! Ma lo vuoi capire, Winston, che nessuno di quelli che cadono in mano nostra esce di qui senza essere stato guarito? A noi non interessano minimamente quei crimini stupidi che hai commesso. Al Partito i fatti manifesti non interessano. L'unica cosa che ci sta a cuore è il pensiero. Noi non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo. Hai capito che cosa intendo dire con queste parole?»

[… ]So che cosa stai pensando. Dal momento che è nostra intenzione distruggerti completamente, in modo che nulla di quanto tu dica o faccia abbia la benché minima importanza, per quale motivo ci prendiamo la briga di interrogarti, prima? Stai pensando questo, non è vero?» […] «Tu sei un'imperfezione nel sistema, Winston, sei una macchia che va cancellata. Non ho forse appena finito di dire che noi siamo diversi dai persecutori del passato? Non ci accontentiamo dell'obbedienza negativa, e meno che mai di una sottomissione avvilente. Quando infine ti arrenderai a noi, ciò dovrà avvenire di tua spontanea volontà. Noi non distruggiamo l'eretico per il fatto che ci resiste. Anzi, finché ci resiste non lo distruggiamo. Noi lo convertiamo, penetriamo nei suoi recessi mentali più nascosti, lo modelliamo da cima a fondo. Estinguiamo in lui tutto il male e tutte le illusioni, lo portiamo dalla nostra parte, anima e corpo, in conseguenza di una scelta sincera, non di mera apparenza. Prima di ucciderlo, ne facciamo uno di noi. […] Il comandamento dei dispotismi di una volta era: "Tu non devi!". Il comandamento dei totalitari era: "Tu devi!". Il nostro è: "Tu sei!". […]

«Non pensare di riuscire a salvarti, Winston, per quanto incondizionata possa essere la tua resa. Nessuno che abbia deviato una volta dalla retta via viene risparmiato. Anche se dovessimo decidere di farti vivere fino alla fine naturale dei tuoi giorni, non riusciresti lo stesso a sfuggirci. Quello che ti accade qui è per sempre, è meglio che tu lo intenda bene sin d'ora. Noi ti schiacceremo in maniera irreversibile. Ti accadranno cose dalle quali, campassi mille anni, non ti riprenderai mai più. Non sarai mai più capace di nutrire sentimenti normali, di sentire dentro di te amore, amicizia, gioia di vivere, allegria, curiosità, coraggio, onestà. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a svuotarti, poi ti riempiremo di noi.[…]

 

Tu conosci lo slogan del Partito: "La libertà è schiavitù". Hai mai pensato che si può rovesciarlo? La schiavitù è libertà. Fino a quando è solo e libero, l'essere umano è sempre condannato alla sconfitta. Deve essere così, perché ogni essere umano è condannato a morire, il che costituisce la maggiore di tutte le possibili sconfitte. Ma se egli riesce a fare una completa, totale sottomissione e rinunzia, se riesce a evadere dalla sua stessa identità, se si può completamente immedesimare nel Partito, in modo da fare che egli sia il Partito, solo allora riesce a essere onnipotente e immortale. La seconda cosa che tu devi capire è che il potere significa il potere sugli uomini. Sul corpo... ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia, quella che tu chiami realtà esterna, non e importante.

« Il potere reale, quello per cui noi combattiamo notte e giorno, non è il potere sulle cose ma il potere sugli uomini. […]Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston? 

[…]Facendolo soffrire. L'obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell'infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l'esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull'amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull'odio. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti oltre la paura, il furore, il trionfo, e l'automortifìcazione. Tutto il resto verrà distrutto, completamente distrutto. Già stiamo abbattendo i residui del pensiero che erano sopravvissuti da prima della Rivoluzione. Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna. Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno né mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline. L'istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria. Noi aboliremo lo stesso piacere sessuale. I nostri neurologi stanno facendo ricerche in proposito. Non esisterà più il concetto di lealtà, a meno che non si tratti di lealtà verso il Partito. Non ci sarà più amore eccetto l'amore per il Gran Fratello. Non ci sarà più il riso, eccetto il riso di trionfo su un nemico sconfitto. Non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza. Non ci sarà più alcuna distinzione tra la bellezza e la bruttezza. Non vi sarà più alcun interesse, più alcun piacere a condurre l'esistenza. Le soddisfazioni che derivano dallo spirito di emulazione non esisteranno più. Ma ci sarà sempre, intendimi bene, Winston, l'ubriacatura del potere, che crescerà e si perfezionerà costantemente e costantemente diverrà più raffinata e sottile. Sempre, a ogni momento, ci sarà il brivido della vittoria, la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un nemico disarmato. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano... per sempre.»

[…] « E ricordati che ciò sarà per sempre. Il volto umano si troverà sempre lì, per essere calpestato. L'eretico, che è il nemico della società, si troverà sempre lì, in modo da poter essere sempre sconfitto e mortificato di nuovo. Tutto quel che tu hai dovuto sopportare da quando sei nelle nostre mani, tutto ciò continuerà per sempre, e anche peggio. Le spiate, gli appostamenti, i tradimenti, gli arresti, le torture, le esecuzioni, le sparizioni non avranno mai fine. Sarà un mondo di terrore e di trionfo. Più il Partito è potente e meno esso sarà tollerante, più debole sarà l'opposizione e più spietato e intenso sarà il dispotismo. Goldstein e le sue eresie vivranno per sempre. Ogni giorno, ogni momento esse saranno sconfitte, screditate, messe in ridicolo, svillaneggiate... eppure continueranno per sempre a sopravvivere. Questo dramma che io ho recitato con te per sette anni sarà recitato ancora innumerevoli volte, di generazione in generazione, e sempre in una forma più raffinata che la precedente. Avremo sempre gli eretici a nostra diposizione che invocano pietà, che urlano per il dolore, rotti, battuti, miserabili... e infine profondamente pentiti, salvati dai pericoli che erano in loro medesimi, strisceranno ai nostri piedi, di loro propria iniziativa. Questo è il mondo che stiamo preparando, Winston. Un mondo di vittoria su vittoria, di trionfi su trionfi su trionfi: una spinta, e una spinta, e una spinta all'infinito, sul nerbo del potere. Comincio a pensare che tu stai per intuire come sarà il mondo futuro. Ma infine tu farai qualcosa di più che intuirlo e comprenderlo. Tu lo accetterai, tu ne auspicherai l'avvento, tu ne diventerai parte. »

 

George Orwell, “1984”.

October 20

La lotta per i diritti


Parla Pedro Zerolo, elemento di spicco del movimento LGBT spagnolo e consigliere di Zapatero sui diritti civili.


"Abbiamo fatto un gran lavoro nella società, abbiamo fatto di tutto per convincere le persone della necessità di assicurare pienezza di diritti ai gay, come alle donne, ai transessuali o agli immigrati. Abbiamo sempre lottato non solo per i nostri diritti ma per i diritti di tutti, siamo intervenuti contro la guerra, ci siamo schierati dalla parte degli immigrati, e questo ha allargato la nostra base di consenso a settori della società molto più ampi dell'ambiente gay". E' questo il racconto che Pedro Zerolo, ispiratore della legge sul matrimonio gay in Spagna e leader della comunità omosessuale scelto dal presidente Zapatero come principale consigliere sui diritti civili, ha fatto in un'itervista all'Unità di come si è sviluppata la battaglia per i diritti delle persone lgbt in Spagna.

"Per avere una legge sul matrimonio in Spagna c'è voluto l'intervento di una persona influente e molto coraggiosa come Zapatero. Sì, c'è voluto coraggio, da parte sua e da parte nostra -continua Zerolo -. Le resistenze sono state molte soprattutto da parte degli uomini di tutti gli schieramenti. Ma la legge sul matrimonio non è una legge nata da un'azione isolata: si tratta di un provvedimento che fa parte di una politica di insieme molto precisa, volta ad assicurare piena parità tra uomini e donne nel Paese e tra eterosessuali, omosessuali, transessuali e bisessuali". "La destra si è sempre opposta fieramente ad ogni iniziativa di legge sul matrimonio gay - continua il consigliere di Zapatero - Quanto alla Chiesa cattolica, qui in Spagna la Chiesa ha organizzato grandi manifestazioni per impedire l'approvazione della legge sul matrimonio, ma la legge è stata poi puntualmente approvata e applicata".

"Anche al nostro interno, poi, siamo sempre stati molto compatti - spiega Zerolo -. So che in Italia le lesbiche e i gay hanno associazioni separate e credo che questo sia un errore gravissimo. Così come credo che sia un errore non puntare sempre e comunque al massimo dei diritti, alla piena uguaglianza: avere un atteggiamento 'pragmatico' è completamente sbagliato, perché nel lavoro politico si avrà sempre a che fare con parti resistenti al cambiamento che approfitteranno della mancanza di determinazione di chi rivendica i propri diritti per provare a non concederne nessuno".


Fonte: www.gay.it


Mia opinione: tutto giusto, ma non tutto applicabile in Italia, per una serie di motivi; ad esempio il fatto che in Italia non c'è un referente politico valido per i diritti degli omosessuali, e c'è la palla al piede vaticana che rallenta tutto.

Ma il problema più importante è che in Italia non sono solo le associazioni gay ad essere separate. Sono già le singole persone omosessuali ad esserlo! Sono le persone omosessuali a farti i predicozzi moralisti più noiosi sul Gay Pride, sono le persone omosessuali che non si offendono a sentir i soliti coglioni parlarti di come "si guarisce", sono le persone omosessuali che non sanno nemmeno decidere, tutti insieme, che per una sera in un anno si può spegnere quella cazzo di TV. Espandere la base di consenso fuori dall'ambiente gay è impossibile, perché non c'è al suo interno.

Ha ragione dunque Zerolo: essere UNITI è fondamentale; qui bisogna raggiungere quella coesione sostanziale che manca, e senza la quale non otterremo mai niente. Se facessimo davvero lobby, se ogni omosessuale ritenesse importante votare per chi gli garantisce un diritto, boicottare programmi TV in cui si propaganda l'omofobia e in generale, fare azione concertata per difendere interessi comuni, allora presto ci vedremmo servito ciò che ci spetta su un piatto di argento, e con le scuse ufficiali dei governi. Perché il consenso per un partito può calare, il consenso per la Chiesa può calare... ma il numero di omosessuali non cala mai! Bisogna solo dargli il valore che merita con la coesione e l'unità di intenti.

Ovviamente se non si è disposti a questo, se si vuole tollerare in silenzio e con pazienza, aspettando che l'illuminazione divina fulmini i nostri politicati sulla via di Damasco portandoli a concederci magnanimamente i nostri diritti, ci si deve accontentare di emigrare, oppure di restare, aspettare, subire. A noi la scelta.


Ossequi

October 18

Strano mondo

Segue uno degli unici tre racconti compiuti che ho scritto nel mio periodo "narrativo". Recuperato sul blog perché non avevo voglia di scrivere qualcosa di nuovo e perché sono ancora oggi abbastanza soddisfatto del risultato.

Strano mondo

Valentina e Daniele erano una coppia piuttosto stravagante.

Lei era una giovane proveniente da una famiglia borghese molto benestante. Il padre era un ricco notaio, un tipo grasso e barbuto che amava la legge. Non nel senso che gli piaceva studiarla, no. La amava proprio, come una seconda moglie: per lui le regole, le norme, i cavilli, erano il fondamento di tutto; e seguirli non doveva nemmeno essere un obbligo o una costrizione, ma puro diletto, un piacere personale. Passava le ore a sfogliare appassionatamente i suoi libri di giurisprudenza, ed era solito proferire con tono solenne: "Senza le regole, il mondo finisce!"
La madre, una donna austera nell'aspetto quasi quanto nel modo di pensare, era invece uno stimato avvocato. Come tale, si era fatta anch'ella l'opinione che la legge fosse importante, sì, ma ne aveva una concezione assai più elastica. Articoli, commi, codici e codicilli... non erano certo una realtà immutabile, aveva imparato in anni di professione: erano soggetti alle interpretazioni e agli umori dei magistrati, potevano piegarsi alle esigenze dell'oratore più bravo e nascondere inaspettati e imprevedibili segreti. Per lei gli studi giuridici non erano una dilettuosa scienza logica, o un gioco matematico; bensì un'arte da padroneggiare con maestria, uno strumento. "Non importa avere ragione" usava dire "Importa farsela dare."
E Valentina?
Cesciuta fra i libri di giurisprudenza, allevata nel rigore del rispetto delle norme, si era tuttavia sempre profondamente disinteressata delle regole. Non le amava incondizionatamente, come il padre, né le riteneva affascinanti strumenti da utilizzare, come la madre. Non le interssavano, punto.
Valentina preferiva immaginare possibilità nuove, non piegarsi mai ad uno schema prestabilito, e neanche sforzarsi di infrangerlo; lei voleva ignorarlo e basta. Così, troppo pigra per infrangere le regole, ma dalla mente troppo libera per accettarle pedissequamente, aveva raggiunto i suoi ventiquattro anni rispettando norme che non comprendeva, temendo la punizione per le infrazioni che non commetteva, rassegnandosi agli schemi che non sentiva propri. E allora, secondo il volere dei genitori, era iscritta all'Università alla facoltà di Giurisprudenza.
E poi c'era Daniele, che era una lumaca.
Quando Valentina lo aveva incontrato la prima volta era un giorno di pioggia: lei indossava un abito azzurro piuttosto scollato ("Esagerato. Non puoi indossare qualcosa di più normale?" aveva detto il padre "Adescherai dei bei ragazzi" aveva commentato la madre) e portava una borsetta marrone. E fu allora che lo vide.
Daniele, che in seguito la ragazza avrebbe scoperto essere il nome del gasteropode, era accanto a lei, probabilmente anch'egli in attesa di attraversare la strada. Doveva trattarsi per entrambi di un'operazione non facile; per Daniele per il semplice motivo che le lumache ci mettono del tempo a muoversi; e per Valentina perché era una ragazza pigra, e, avendo i tacchi a spillo, quel giorno camminava con andatura particolarmente lenta. Non appena scorse il mollusco, Valentina si accorse che la stava fissando, con quegli occhietti vispi sulla punta dei tentacoli.
La cosa la sconcertò un po'. Una volta, quando si era trovata sola in casa e suo padre non poteva vederla, era andata a pescare un libro sulle lumache, di un tale Professor Poggibonsi, che sua madre aveva comprato per documentarsi su un caso che aveva per le mani. "Le lumache sono creature ermafrodite" diceva il libro, "Vale a dire che possono essere contemporaneamente maschi e femmine. E' opinione diffusa e da me condivisa che questi molluschi polmonati siano esseri pervertiti ed orribili, usi alle pratiche sessuali più oscene ed immorali." e seguiva una morbosa descrizione delle procedure di accoppiamento delle lumache. Da quando aveva letto quel libro, Valentina aveva guardato sempre con sospetto e ribrezzo a quei gasteropodi, e tuttavia ne era in un qualche strano modo affascinata. Va detto che comunque, col tempo, anche lei era stata costretta ad abituarsi alla presenza degli invadenti polmonati, che avevano grandi potenzialità riproduttive e ormai si facevano vedere tranquillamente per strada, alla luce del sole.
Solo che quella lumaca che si trovava ora accanto a lei era diversa; innanzitutto perché era di dimensioni davvero ragguardevoli, e inoltre aveva uno sguardo particolarmente vivace e simpatico, seppur un po' troppo invadente per i suoi gusti.
Nonostante i tacchi a spillo, Valentina si rivelò comunque leggermente più veloce di Daniele, per cui quella volta fu lei la prima ad attraversare la strada, lasciandosi dietro la lumaca. Per qualche curiosa coincidenza, tuttavia, quell'incontro era destinato a ripetersi più volte. Per due settimane Valentina incontrò il lumacone lungo il percorso per tornare a casa dai corsi, e ogni volta lui la fissava insistentemente. In quel periodo la ragazza si prodigò di chiedere in giro chi fosse quel giovane erbivoro, scoprendolo così iscritto all'università e intento a frequentare un corso di laurea specialistica in molluscologia, prossimo a laurearsi a pieni voti.
Al termine di quel periodo, in un altro di quei giorni piovosi di ottobre, Valentina si decise a fare qualcosa per sbloccare quella fastidiosa situazione. All'ennesimo incontro col mollusco, sotto lo sguardo penetrante di questi, sbottò all'improvviso:
- Insomma! -
La lumaca sobbalzò; o meglio, ritrasse bruscamente i tentacoli oculari, sorpresa.
- La vuole smettere di fissarmi?! Ma non ha niente di meglio da fare lei? -
Il gasteropode sollevò leggermente la porzione terminale del piede e disse, estraendo qualche centimetro di radula:
- ... -
Valentina qui cercò di trattenersi, ma non ci riuscì. Qualche attimo dopo scoppiò a ridere sguaiatamente alla battuta di spirito della lumaca.
- Che simpatico! - disse poi - Come ti chiami? -
- ... - rispose la lumaca
- Daniele, eh? Gran bel nome. -
E fu così che fecero conoscenza.
Quella fu solo la prima delle numerose chiacchierate sulla strada di casa. All'inizio i due parlavano di argomenti abbastanza superficiali: il corso di studi, le bizzarrie dei docenti, i programmi televisivi, lo sport; ma non passò molto tempo perché Daniele decidesse di rivelare qualcosa di più su di sé. Raccontò a Valentina molte cose: le disse che i suoi erano delle Helix Pomatia di origine greca; che uno dei suoi genitori (non sapeva se fosse il padre o la madre) era un contadino, ma non aveva grande successo lavorativo perché finiva sempre col mangiarsi lui tutto il raccolto; e che l'altro invece era un/a casalingo/a. Nonostante le condizioni umili, i suoi facevano ogni sforzo per pagargli gli studi, ma lui doveva comunque contribuire lavorando duramente. Aveva provato a fare il bidello o l'operatore ecologico, ma non gli era andata bene perché la scia di muco che si lasciava dietro dopo aver pulito lo costringeva a lavare tutto di nuovo ogni volta. Ora lavorava al bancone di un pub, ma sentiva che il licenziamento era vicino, perché faceva aspettare i clienti troppo a lungo.
A poco a poco, anche Valentina raccontò qualcosa di sé al gasteropode: di suo padre e della sua ossessione per le regole, di sua madre e del suo cinismo tutto particolare... e, un giorno, anche di quelle cose orribili che aveva letto su libro di Poggibonsi.
Quando lo fece, Daniele non si mostrò offeso o turbato, come ella temeva; tutt'altro: scoppiò a ridere di gusto.
- ... - esclamò, e poi aggiunse: - ... -
Anche Valentina rise, pensando a quante idiozie scrivevano questi professoroni, e la faccenda Poggibonsi si chiuse lì. Comunque lei si guardò bene dal raccontare di quella amicizia che era nata ai suoi genitori. Già immaginava che cosa avrebbe detto suo padre: "Le lumache sono disgustose, hanno una vita sregolata e non si prendono mai le proprie responsabilità!"
Tuttavia la ragazza adorava quella lumaca; amava il modo in cui si ritraeva nel guscio per la timidezza, e quello sguardo sempre spensierato ed ottimista nei suoi occhi.
Non passò molto che il rapporto fra i due si approfondì. Dapprima con molta discrezione, Valentina e Daniele cominciarono a vedersi e ad uscire insieme. Presto nacque fra di loro un'incredibile vicinanza di sentimenti, che li portò a vivere con sempre maggiore disinibizione il loro rapporto, anche al livello fisico. Certo, la gente bisbigliava quando li vedeva, e giravano le voci più strambe sui due ormai "innamorati", ma fin quando i genitori di Valentina non fossero venuti a conoscenza della cosa, tutto sarebbe andato bene.
Paradossalmente, però, fu proprio Daniele, un giorno, a chiedere a Valentina di rivelare loro tutto.
- Ma loro non capirebbero! - protestò lei - Sai come la pensa mio padre sulle lumache. -
- ... - rispose lui.
- No, tu non capisci, mio padre non cambierebbe mai idea su di te. Non è il tipo. -
- ... - insistè la lumaca.
Ma Valentina non sapeva dir di no a quel faccino, e alla fine cedette. Il giorno dopo l'ultima discussione con Daniele, annunciò ai genitori di essersi fidanzata, e comunicò loro la sua intenzione di presentargli il suo ragazzo. E i due ne furono invero piuttosto contenti: "Fai bene, devi sistemarti." disse la madre; "Non vedo l'ora di conoscerlo!" aggiunse il vecchio notaio, prima che entrambi cominciassero a tempestare la ragazza con decine di domande: la madre questionò per lo più sulla situazione economica del giovane, il padre sulla sua moralità.
Nel rispondere, ella insistè molto sui buoni risultati scolastici del ragazzo, sull'onestà dei suoi genitori, sulla mitezza del carattere. Glissò invece sulle domande che riguardavano l'aspetto fisico e la situazione economica di Daniele.
"Preferirei che lo vedeste di persona", "Preferirei che fosse lui a raccontarvelo" rispondeva Valentina a quelle domande, lasciando così i due a fantasticare su come potesse essere fatto il misterioso ragazzo. Non passò molto, quindi, perché i tre decidessero, di comune accordo, di invitare Daniele a casa.
Che dire? Quando lo conobbero le reazioni furono quanto meno brusche. Nonostante l'impeccabile educazione di Daniele, il padre, dopo averlo visto, fulminò Valentina con lo sguardo, e andò a rinchiudersi nel suo studio bofochiando qualcosa come "bava" e "ermafrodita". La madre, invece, pur se palesemente imbarazzata, si sforzò di mantenere una conversazione col mollusco; cercando di far arrivare il più presto possibile il discorso alla questione economica. Fu però suo malgrado costretta a prendere atto che Daniele, oltre ad essere una lumaca (il che in effetti non era poi per lei cosa tanto rilevante) non era nemmeno particolarmente facoltoso.
In seguito la donna mantenne sempre con Daniele dei rapporti molto distaccati, mentre il babbo notaio non volle rivederlo più, e giustificò la propria scelta sostenendo che "L'unione fra una donna e una lumaca va contro ogni norma".
Valentina si aspettava una reazione simile, dato che in effetti una relazione di quel tipo era decisamente contro le regole, e forse proprio per questo le piaceva. Infatti decise che non avrebbe tenuto in gran conto le opinioni dei due giuristi, e avrebbe continuato a vedere Daniele in ogni caso.
Così, dopo alcuni mesi, ormai i due fidanzati camminavano tranquillamente per strada, del tutto incuranti di quello che si diceva di loro. Tanto era praticamente l'unico modo per non sentire le continue obiezioni della gente.
Una volta, ad esempio, Valentina aveva detto del suo ragazzo ad un prete, e quello le aveva risposto che una simile unione era contro le leggi del signore e peccaminosa, e che se non vi avesse posto termine lei e Daniele sarebbero stati entrambi dannati per l'eternità. Valentina non tornò a trovare quel prete, ma seppe in seguito che aveva subito una serie di indagini per molestie sessuali ed era stato trasferito. Poco male: non fu né il primo né l'ultimo a esporre a Valentina il proprio biasimo... non che a loro due importasse particolarmente, in fondo. Proseguivano la loro vita in relativa tranquillità, affrontando ogni giorno i piccoli problemi derivanti dalla loro condizione. E accadeva spesso che, mentre passeggiavano, qualcuno mormorasse qualcosa sul tono di:
- Disgustoso. Io quelle lumache le chiuderei tutte da qualche parte. -
oppure:
- Non dovrebbero andare in giro liberamente. -
- Mi fanno schifo! Ma non possono andare a nascondersi per fare queste cose? Non ho niente contro di loro, ma almeno non si facciano vedere in pubblico! - aveva detto una volta, vedendoli, un ragazzo che stava mano nella mano col suo fidanzato.
- Dicevano lo stesso di noi... - obiettò questi.
- Ma che c'entra? Io non faccio la... la bava! -
- Dovreste sentire come fanno a copulare. - diceva agli amici un ragazzino occhialuto, che aveva l'aria di saperne assai poco del copulare - Si stimolano sessualmente pungendosi violentemente a vicenda con dei dardi calcarei. Orribile! -
Gli episodi spiacevoli non erano infrequenti, purtroppo. Ad esempio, i due avevano trovato difficoltà insormontabili nell'impresa di comprare una giacca della misura di Daniele, portando quasi all'esasperazione i commercianti a cui avevano domandato. Possibile che nessuno fosse in grado di venire incontro ad un'esigenza tanto banale?
Ed era stato difficile anche quando erano andati al ristorante, e quello scostumatissimo cameriere, nel vederli, aveva esclamato:
- Ma è assurdo! E' una lumaca, non posso servire una lumaca! -
Fortunatamente, il proprietario era subito intervenuto dicendone quattro a quel villano intollerante, e facendo servire immediatamente delle escargot per Valentina e un'insalata senza sale per Daniele. Non senza tuttavia incontrare qualche problema nella fase delle ordinazioni, perché il proprietario e i camerieri, per qualche oscuro motivo, facevano tutti finta di non capire cosa volesse dire Daniele.
Ah, quante gliene facevano passare! Pensò Valentina. Perché non volevano capire che si trattava di una cosa assolutamente normale?
La gente era così bizzarra... ma non le importava. Lei sarebbe andata avanti comunque, fino al giorno in cui tutti avrebbero capito e accettato la realtà di loro due. E magari... magari chissà: un giorno si sarebbero potuti sposare! Magari in chiesa, magari proprio di fronte a quel prete di dubbia moralità!
Osservò incantata il suo ragazzo che estraeva la radula e "grattava" via grossi frammenti di foglie d'insalata.
- Certo che è uno strano mondo, vero? - gli disse sorridendo.
Daniele ritrasse leggermente i tentacoli e raccolse un'altra foglia di lattuga, lanciandole quello stesso sguardo simpatico che un tempo l'aveva fatta innamorare.
- Strano davvero. - Convenne poi.


Fine. 
October 14

Omofobia, testo bocciato alla Camera


ROMA
 - Si ferma alla Camera il cammino della proposta di legge sull'omofobia. L'assemblea di Montecitorio ha approvato, con i voti di Pdl e Lega, la questione pregiudiziale avanzata dall'Udc. Il testo, presentato da Paola Concia del Pd, è stato così affossato con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astensioni. Democratici e Idv hanno votato contro. 

LA RETROMARCIA - In sostanza, non si procederà più all'esame del provvedimento che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato». La maggioranza, insieme all'Udc, aveva chiesto un rinvio in Commissione. Tuttavia, una volta in Aula, il Pdl ha cambiato idea e ha votato per il proseguimento dell'esame e l’immediata votazione della pregiudiziale di costituzionalità. «C’era un accordo - spiega Beatrice Lorenzin del Pdl - per rinviare il testo in Commissione, rimediare ai profili di incostituzionalità e poi riportare rapidamente il ddl all'esame dell'aula entro novembre. Poi, poco prima della votazione, un esponente del Pd si è avvicinato ai banchi della presidenza e ha spiegato che o si esplicitava il ritorno in Aula a novembre o loro avrebbero votato contro. A quel punto, violato il patto, anche noi abbiamo votato contro».

CASO BINETTI - L'esito in aula provoca un aspro scontro tra maggioranza e opposizione. E suscita malumori all'interno del Pd. La deputata Paola Binetti ha infatti votato con il centrodestra la pregiudiziale di costituzionalità. Durissimo il commento di Dario Franceschini: «È un problema, un signor problema». «È una cosa molto grave - ha ribadito in serata Franceschini, ospite della trasmissione di La7 Exit - perché su questi temi non ci può essere libertà di coscienza dentro un partito». Votare a favore di «un'aggravante legata a chi commette un reato contro la persona per motivi di discriminazione sessuale è una prova di fedeltà ai valori del partito democratico». Ora, ha aggiunto, «ci saranno organi di garanzia del partito che decideranno» su Binetti».

LA DIFESA - La Binetti risponde alle critiche: «Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità potevano essere individuate come un reato... le mie e quelle di tante altre persone. Il testo era ambiguo, io ho votato per rinviarlo in Commissione e migliorarlo ma la richiesta di rinvio è stata bocciata. C’era un'ambiguità che giustificava le mie riserve». Secondo Pierluigi Bersani, il fatto che la Binetti si sia allineata alla maggioranza dimostra che nel Pd «qualche problema c'è», ma ad affossare la legge è stata «la maggioranza». «Non vorrei che passasse in seconda linea il fatto di fondo», aggiunge il candidato alla segreteria del Pd, ovvero «che altri hanno fermato la legge. La maggioranza ha votato contro». Durissimo il commento della relatrice del testo, Paola Concia del Pd: «Mi vergogno di far parte di questo Parlamento. Il Pdl ha detto bugie, mentre il mio gruppo senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione». «Questo testo ormai è morto, ma il Pd ne presenterà uno nuovo e chiederà che si lavori subito in Commissione su di esso, per discuterlo in aula a novembre» annuncia Marina Sereni, vice capo gruppo del Pd alla Camera. La Sereni spiega perché il Pd non ha appoggiato la richiesta di rinviare la legge in Commissione, che forse avrebbe preservato il testo dal successivo scivolone sulle pregiudiziali. «Noi eravamo disponibili a un rinvio, purché accompagnato dall'impegno a calendarizzarlo di nuovo a novembre. Senza questo impegno si sarebbe trattato di un rinvio 'sine die'. Non avevamo chiesto la luna».

PDL - Nel Pdl, 9 deputati - soprattutto "finiani" - hanno votato contro la pregiudiziale di incostituzionalità: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Giuseppe Calderisi, Benedetto Della Vedova, Chiara Moroni, Flavia Perina, Mario Pepe, Roberto Tortoli e Adolfo Urso. Nel Pdl si sono registrate anche dieci astensioni tra cui quelle dei ministri Elio Vito e Gianfranco Rotondi e della presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno. «Il Pd non ha mantenuto i patti - afferma Beatrice Lorenzin -. Avevamo raggiunto un accordo per cui, per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma, si rinviava all'esame della commissione. Arrivando in tempi brevissimi a riportare il testo in aula. Violato il patto, anche noi abbiamo votato contro». 

CARFAGNA - Sulla vicenda interviene anche il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna: «Mi farò garante, come ministro competente, di riparare all'errore commesso dal Partito democratico, proponendo al Consiglio dei ministri un disegno di legge che preveda aggravanti per tutti i fattori discriminanti previsti dal Trattato di Lisbona, compresi quelli dell'età, della disabilità, dell'omosessualità e della transessualità». «Il Pd - aggiunge la Carfagna - ha sbagliato a non sostenere il rinvio della legge in Commissione, che ci avrebbe consentito di risolvere alcuni piccoli problemi di costituzionalità emersi in Commissione Affari Costituzionali e, quindi, di far tornare il testo in Aula entro novembre per la sua definitiva approvazione. Con questo comportamento il Pd ha finito per affossare una la legge di civiltà alla quale abbiamo lavorato insieme per oltre un anno, deludendo non soltanto me, ma anche tutti quegli italiani che la aspettavano da tempo».

UDC - Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, spiega le ragioni che hanno spinto il suo partito a sollevare la questione pregiudiziale: «Il Parlamento per seguire furori ideologici non può legiferare male, leggi confuse che non eliminano le discriminazioni ma anzi le accentuano. Penso a categorie come quella degli anziani o quella dei non autosufficienti. Sarebbero esse sì discriminate se avessimo approvato una legge di questo tipo».

IDV - L'Italia dei Valori si era detta fin da subito contraria al richiamo in commissione: «C'è stato un anno di aggiustamenti su questo testo che è stato, tra l'altro, redatto a più voci, compresa quella della maggioranza. Questa richiesta ci sembra dilatoria: le lobby omofobe sono in lavoro permanente» aveva detto il vice presidente della commissione Giustizia, Federico Palomba.

GRILLINI - Un duro commento arriva anche da Franco Grillini, presidente di Gaynet: la legge sull'omofobia è stata respinta «grazie all'Udc, braccio armato del Vaticano, con una pregiudiziale di incostituzionalità infarcita di argomentazioni degne della peggiore estrema destra europea». «Già in mattinata - afferma l'ex deputato - il Vaticano si era premunito, attraverso il quotidiano dei vescoviL'Avvenire, di chiedere la bocciatura del provvedimento con le stesse argomentazioni usate da mons. Martino all'Onu per chiedere anche lì la bocciatura della mozione europea sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità. Il Vaticano ordina e il Parlamento ubbidisce; non a caso è ancor una volta l'Udc a eseguire gli ordini per impedire che qualsivoglia norma a difesa del mondo lgbt possa vedere al luce in Italia». «La bocciatura della legge Concia contro l'omofobia - aggiunge Grillini - è di fatto un incentivo agli omofobi a continuare nell'orrenda serie di atti di violenza e aggressione verso la comunità lgbt. Nei fatti, nell'Italia di oggi gli omosessuali sono come gli ebrei nella Germania di Hitler». «Da ultimo consigliamo al Pd di espellere finalmente la signora Binetti, visto che non vota mai in conformità alle decisioni di quel partito» conclude



Sorpresa? Ma anche no. In effetti ero stato il primo a predire che tutta la faccenda della lotta alla violenza omofoba si sarebbe conclusa con un nulla di fatto e con tante belle parole. 

"Eh, sì, la violenza! La violenza è cattiva, va combattuta!"

Certo, la combattiamo raccontando che i gay sono deviati, malati di mente, inferiori ed immorali, e poi precisando: "però non li dovete picchiare troppo forte". 

Non hanno capito nulla, ma è evidente che fanno finta di non capire. 

Non si può combattere la violenza se non combatti l'idea violenta, se lo stato non prende posizione contro le idee che hanno generato la violenza... le idee come quelle della Binetti. Personaggi come lei sono niente di meno che complici del celebre "Svastichella" e dei suoi simili, e sono colpevoli quanto lui, anzi DI PIU'. Fin quando questo concetto non sarà ampiamente compreso e culturalmente assimilato nella nostra società, la violenza resterà. Anzi ce ne sarà sempre di più, visto che è legittimata dallo stato; "legittima" l'idea, "legittima" l'azione. 


Lo ammetto, ho un moto di divertimento in questo momento. Penso che c'è chi se la prende col Gay Pride perché si permette di sparare a salve delle frecciatine irriverenti verso alti prelati ingioiellati e poveri ministri della repubblica indifesi... e nel frattempo, nel'indifferenza generale (quando non con l'approvazione), quegli stessi manifestanti "irriverenti" si beccano tutti i giorni nel petto mitragliate alzo zero con proiettili all'uranio impoverito.  

Un amaro sorriso pirandelliano è la mia reazione più spontanea a questo pensiero.


Ossequi.

 

Alberto Ferrari

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Amo i polpi. Sono un genio. Sono simpatico. Sono anche carino. Insomma, Sono.

"Cosí soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero sí metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni. (...)muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non piú in me, ma in ogni cosa fuori."
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WHENEVER LIFE GETS YOU
DOWN, MRS. BROWN, AND
THINGS SEEM HARD OR TOUGH,
AND PEOPLE ARE STUPID,
OBNOXIOUS OR DAFT AND YOU
FEEL THAT YOU'VE HAD QUITE
ENOUGH...

Just remember that you're standing on a planet that's evolving,
And revolving at 900 miles an hour,
That's orbiting at 19 miles a second, so it's reckoned
A sun that is the source of all our power.

The sun and you and me and all the stars that we can see,
Are moving at a million miles a day
In an outer spiral arm, at 40,000 miles an hour
Of the Galaxy we call the Milky Way.

Our Galaxy itself contains 100 billion stars
It's 100,000 light years side to side
It bulges in the middle, 16,000 light years thick
But out by us it's just 3,000 light years wide

We're 30,000 light years from galactic central point,
We go round every 200 million years
And our Galaxy is only one of millions and billions
In this amazing and expanding Universe
As fast as it can go, at the speed of light you know,
12 million miles a minute, and that's the fastest speed there is.

So remember when you're feeling very small and insecure
How amazingly unlikely it is your birth
And pray that there's intelligent life somewhere up in space,
Because there's bugger all down here on Earth.


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Jole Pacewrote:
credo sia la canzone preferita di milioni di persone, fortunatamente x Battiato ^_*
Nov. 2
:-)
Nov. 2
Troppo tardi, ora la mia è "Cyrano"
Nov. 2
vabbè facciamo metà.................poi non dire che non sto guarendo dall'egocentrismo. ;-)
Nov. 2
Hai ragione. Cambio canzone preferita.
Nov. 2

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Ho snellito parecchio l'elenco. Ora contiene solo i libri che mi sento di consigliare più caldamente e che ritengo più stimolanti per il pensiero. Mancano quasi tutti i romanzi e i libri che hanno una valenza più strettamente poetica (ovvero quelli che non ho capito).
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beh... dieci motivi per amarmi
L'idea per questa lista è copiata sputata dal blog del mio fratellino, Angra Mainyu, ma conto che sia più imbarazzante
Siti che ritengo possano essere interessanti per chiunque trova interessante il mio blog.